La porta socchiusa pennella dentro la stanza una lama confusa
e probabilmente stanca, che con quella sua luce non riesce a toccare nulla; già;
divaga e forse persino incapace di illuminare per davvero se non l’assurdo che
fuori di lì avvolge invece con indifferenza. Con la solita indifferenza. Quella che un
lavoro consumato tra le atrocità elabora dalle abitudini. Quelle che ti servono per evitare un
cecchino, o una bomba che il caos o forse il destino ha portato fin lì, a
qualche passo dal tuo corpo, fin dentro la mente, sotto il tuo pezzo di cielo. All’inizio
era tutto più semplice. Era tutto più chiaro. Persino vomitare la colazione tra
le membra che l’aria bollente di un’esplosione lasciava schizzare ovunque, e
anche addosso. Sì. Era tutto più semplice. Perché il mio pezzo di cielo era ben
delineato e quelli erano solo i fatti che il mio lavoro voleva documentare.
Sono stato ovunque solo per poter documentare. E poi raccontare. Come un medico
che non si lascia abbagliare dal candore del suo camice così come non si lascia
stordire dalle macchie che inevitabilmente lo imbratteranno. Come un’anima
malata, che sa di soffrire, e soffre, ma non per il peccato che qualcuno le
vuole instillare col sigillo della verità. Sì. Delineato. Verità. Era tutto più
semplice. Era tutto più chiaro. Poi arriva il momento in cui l’abitudine si
perde in quelle cronache, dimentica di quelle verità e persino di quei fatti
per scoprirsi un’altra, un’altra cosa, un’altra realtà, dentro un nuovo ordine
morale che non contempla recinti pieni di frasi fatte e di pensieri svenduti al
miglior offerente o alle platee dalla bocca buona. E lì scopri che quei pezzi
di carne schizzati ovunque erano persone prima di fatti, sofferenza prima di cronaca.
Sì, e lì scopri. Che non esistono verità ma solo fatti, che non esistono
ragioni ma solo abitudini. Così quando vomiti non lo fai più per lo schifo. Ma
per lo Schifo! Già. Quello Schifo che membra insanguinate non possono rincorrere
se non dopo un lungo viaggio di cui questa società ha pagato il biglietto. Ecco
infatti. Gli stessi fatti in posti diversi, con persone diverse, con ragioni
diverse. Chissà. Le stesse abitudini!
Che sputano verità che non
conoscono galleggiando su fatti che menti partigiane insinuano sul confine che l’ipocrisia nasconde alla realtà. Ecco.
Poi un giorno mi alzai. Attraversai quella lama di luce con la mente sgombra da
tutte quelle verità che avevano delineato il mio pezzo di cielo e..
giovedì 17 luglio 2014
venerdì 4 luglio 2014
Débâcle mondiale e la fenice infelice
Il paese dei mila e mila allenatori da tempo
non riesce a esprimere una squadra all’altezza di tanta supponenza. Evabbé è
solo calcio! È vero è solo calcio, ma quando le risorse economiche e psichiche
sono profuse con tanta generosità da ogni parte, ogni tanto bisognerebbe avere
l’accortezza di misurarne l’efficienza con
cui vengono utilizzate: o sprecate! Certo bassa l’una altissima l’altra, e
dunque è sempre solo una questione di prospettiva: dipende da che parte si
guarda! Da che parte si sta. Dall’abito che s’indossa. In fondo tutto è
relativo disse una meteora curvando lo spazio e stropicciando il tempo: dando
al seggiolone su cui si sta appollaiati una credibilità persino imbarazzante da
sostenere. Bè! Allora tutti su quel
seggiolone a proporre la propria visuale, e magari qualcuno potrebbe persino salirci
con una bacchetta magica in mano o magari stretta sotto un’ascella: per potercisi
arrampicare.
Burden of proof ha certamente catapultato i
Soft Machine su quello sgabello, ma mentre sta suonando mi lascia pensare che anche
i Weather Report con Night Passage o Procession una volta lì su hanno potuto
dire la loro per diritto. Certo ognuno ha i propri gruppi o il proprio genere,
ma certo quelle erano grandi squadre. Non avrebbero fallito per due volte
consecutive perché la passione era il catalizzatore che le teneva unite.
La metafora calcistica trovo sia molto
pertinente alla nostra situazione di paese, gli allenatori cambiano ma alle
spalle ne hanno altrettanti disposti a sentenziare verità inoppugnabili che
però non sono catalizzate da qualcosa che tutti riescano a condividere: vedi
quella passione, ma spinte soltanto dalle proprie idee.. oh legittime finché vi
pare ma affinché il gioco funzioni bisogna che almeno la squadra le condivida! Altrimenti
si rimane imprigionati in quel ruolo di tifosi che molto urla e poco dirige. Ed
allora tutto ciò che non ci piace rischia di diventare persino
incostituzionale: come se quella Corte fosse dispensatrice di verità assolute:
si era persino espressa contro l’incostituzionalità del taglio agli stipendi
dei magistrati, perché in questo modo li avrebbe messi in una condizione di
diritto diversa da quella degli altri cittadini. Dunque! Dov’è la squadra! E la
passione?
Così al semestre europeo ci siamo presentati
ciascuno col proprio seggiolone. Certo per Borghezio deve essere stato
difficile salirci sopra, vuoi per questioni meccaniche vuoi per il fatto che al
posto della bacchetta magica brandiva una lancia; con una punta scintillante di
verità; che certo tenere in mano o sotto un’ascella gli avrebbe ostacolato
quella salita peraltro già imbarazzante di suo, ed allora qualcuno che abbia
forse pensato di ficcargliela da qualche altra parte? Ma solo per agevolarlo
certo. La bacchetta magica pentastellata invece sembra perdesse porporina dalla
punta, ed insieme a quel luccichio sembra perdesse anche le coordinate che il GPS
incorporato non riusciva così a trasmettere pur di guidare gli onorevoli ai
loro posti: ma quali posti? Già! Due voci fuori dal coro della dittatura renziana
dicono, a fare a gara a chi ha il seggiolone più alto, ed a parlare in nome di
milioni di voti presi certo che però tifano; urlano schemi e tattiche di gioco;
tra le ceneri di una partita finita che potrebbe risorgere se solo la
smettessero di giocare a chi ce l’ha più lungo e lasciassero alla fenice il
tempo di spiegare le ali. Quel tempo che almeno la squadra francese sembra aver
trovato sul campo e che forse troverà anche in parlamento visto il loro amor di patria. Ecco! Amor di
patria! Ecco cosa forse ci manca davvero. E non perché non cantiamo l’inno. È un
catalizzatore che è ancora un mistero impenetrabile, che nemmeno oltre confine
ci permette di condividere: ma solo di puntualizzare.
Ecco perché mentre la
fenice degli altri dispiega le ali, la nostra malinconica e impacciata rimane a
immaginare quel volo.
lunedì 16 giugno 2014
Liquido alternato
Ebbé!
Come il fluido del nucleo terrestre con quel
suo muoversi genera magnetismo utile che manifesta il suo fascino nelle aurore
boreali, così la democrazia liquida del web con quel suo divago andirivieni
magnetizza le menti degli accoliti, manifestando il suo fascino proprio nel
lasciare pensare a quella liquidità come a qualcosa di ineluttabile, ed
altrettanto inutile. Ed allora il liquido si contiene nel vetro di quel
contenitore che il blog pentastellato evoca, come e forse più di quei giornali
partigiani su cui partiti hanno sempre proposto le loro verità: contrabbandandole
come politica o persino come cronaca.
Ed allora le alleanze prima si annunciano e poi
si fanno votare e così anche le strategie politiche: ma in fondo certo votare
dà quella sensazione di partecipazione che la modulazione psicologica dell’annuncio
può solo amplificare. È quello che B per esempio ha fatto per 20 anni. Ma anche
Veltroni se per questo e persino Prodi! Ed allora cosa c’è di diverso nel
movimento liquido? Che forse si sono accorti che i veri esorcisti della
politica italiana non sono loro? Ed anzi proprio un paio di quei tentativi di
purificazione sono sfuggiti di mano; o forse di mente; pasticciando con formule
magiche e rituali della rete che nulla
hanno a che fare con la democrazia reale.
Certo sentire Di Battista o Di Maio nelle
piazze spiegare alle persone chi è davvero Farage per giustificare una linea
strategica quantomeno confusa, o sentirli crepitare contro la truffa del
secolo: che avrebbe oscurato qualche milione di voti evidentemente! J Ed ancora cambiare la linea
strategica che in fondo ha spinto “ l’ebetino “ così in alto e che ci ha ridato,
quella si, il buon B agli onori delle cronache politiche. Ma ora quella
posizione di ago della bilancia comincia ad interessare: anche se le sembianze
e forse persino la funzione non sono certo quelle dell’indicatore incorruttibile
di una bussola. Così ora nelle piazze quelle stesse persone dovranno tornarci
per spiegare che lo strascico di consensi che l’ebetino si porta dietro, forse
vale qualcosa, e che pertanto l’ebetino essendo legittimato ora deve
ascoltarli; o forse può ascoltarli, a cominciare da quella proposta di legge
elettorale proporzionale, per esempio, che la rete ha avvallato (sempre dopo il
blog) e che pertanto il loro 20% di consensi rende reale, perseguibile, e persino
inderogabile: quel 60% di idee diciamo, che invece la ritiene una stupidaggine
dorotea che tornerebbe ad elevare nonché formalizzare la pratica dell’inciucio
a prassi politica, sarebbe solo il sintomo di una classe politica corrotta e
reazionaria: i morti per intenderci! J Eccerto! Il proporzionale
finché ne parlava Tabacci o Casini era inciucio, ora invece è democrazia
liquida.
Sembra che Grillo e Casaleggio conoscano bene
la politica dei forni, quella dell’opportunismo ma anche delle opportunità. Ed ora
spaziare da Farage a Renzi potrà certamente metterli nelle condizioni di farci
capire in quale direzione fluisce quel magnetismo divago e inconcludente,
capace di muovere le masse col fascino potenzialmente letale di un’aurora
boreale. J
lunedì 26 maggio 2014
Il grillo nel vespaio II: after market
Entra il titanio e poi l’alluminio, il file,
tutto dentro la stampante 3D e poi esce la turbina. Ecco! Il semplicismo del
web che semplifica tutto fino alla banalizzazione lasciando pensare o peggio
sperare che la tecnologia possa risolvere tutto. Le pale di una turbina o di un
compressore sono tra gli oggetti più complicati da progettare e da costruire:
ed in pochissimi al mondo lo fanno; spiegarlo a Grillo.
Il valore aggiunto di ciò che si fa va ben
oltre la tecnologia: senza voler aggiungere anche concetti di etica. E dunque
le stupidaggini che la democrazia liquida ci ha proposto (che poi tanto liquida
non è) dovrebbero ora tenere in considerazione che la democrazia del popolo non
si esprime solo nella ricerca del consenso: da qualunque parte stia. Ed allora
spiegare a Grillo che non ha senso destabilizzare la propria giunta a Parma
forse per questioni elettorali, o forse solo in cerca di quella purezza sterile
e vuota di etica. Se Pizzarotti si fosse dimesso che forse il web avrebbe
eletto un altro sindaco? E quale sarebbe stata la continuità che quella giunta
avrebbe potuto avere, per dare seguito al proprio tentativo di amministrazione?
Inoltre spiegare a quel cretino di sindaco pentastellato che in una scuola giustificava
il fatto che i bimbi si devono pagare il dolce a mensa e quelli che non possono
pazienza! .. perché la gente lo vuole! Ma quale ggente! Dov’è qui la visione
politica?
Spiegare a Grillo che con un 20 o 25% si deve
poter influire senza per questo rincorrere il 100% perché questa è la
democrazia.
Spiegare a Grillo che in tema di immigrazione
bisognerebbe dire cose quantomeno più chiare e non giocare alle tre carte.
Spiegare a Grillo che anche in tema di euro
vale quanto sopra. Non si esce dall’euro o dall’Europa e poi però gli eurobond
sono un’opzione.
Spiegare a Grillo che non si stracciano i
trattati che istituzioni in rappresentanza di nazioni hanno concordato: e
soprattutto non lo si fa davanti alla faccia di nessuno: culona che sia!
Spiegare a Grillo che i tribunali popolari, per
quanto benevolmente evocati, sono un’esperienza fatta più volte nella storia: e
non ha mai portato bene!
Certo ora lui prende un malox perché non si sa
mai e Casaleggio finalmente va in analisi per capire perché si è messo un
cappellino, ma rimane quel 20% che sarebbe meglio imparare ad utilizzare per
quello che è e non per quello che visioni apocalittiche avrebbero dovuto
rendere.
Un anno fa! Un’occasione sprecata per cambiare
l’Italia! Ed ora! Certo l’ebetino ha i numeri per provarci, ma come detto nella
puntata precedente J dovrà farlo con B e con quei partiti
pluri ammaccati, che il sarcasmo pentastellato ha restituito alla storia del
paese ed agli onori di quell’esserci: che sterile purezza di pensiero hanno
forse definitivamente negato alle stelle.
giovedì 22 maggio 2014
Il grillo caduto nel vespaio?
Lo share dice che la trasmissione è stata un successo ed anzi
porterà mila e mila voti in più al movimento 5 stelle: e magari direttamente a
Grillo o a Casaleggio! .. possibili ministri.
Certo la maschera che Grillo ha utilizzato era quella
appropriata al pubblico di Vespa, e certo i cosiddetti moderati che lo seguono
non avrebbero perdonato parolacce e improperi. Dunque! Bè certo per un
comunicatore capace qual è Grillo, non era difficile interpretare la sceneggiatura
appropriata. Non intendo in cattiva fede! Indossare la maschera che serve per
comunicare con qualcuno da cui vuoi farti ascoltare, è semplicemente un
esercizio empatico: non necessariamente un inganno dunque.
Detto questo, le considerazioni che mi si appalesano penso
non siano così scontate. Allora! Saper parlare
a pubblici diversi denota un ragionamento che va oltre il cielodurismo leghista
per esempio. Certo loro sono rimasti agli elmi celtici e a quegli slogan
facilmente comprensibili da un pubblico involuto e incazzato. Grillo invece ha
a che fare con un pubblico spesso evoluto, piluccato in modo trasversale da
tutta quella politica che invece ha fatto di tutto per farsi drenare quei consensi.
Ed ora è difficile dare torto a certa incazzatura che non vede di buon occhio
il vecchio che si traveste da nuovo, e persino il vecchio che orgogliosamente
rimane vecchio: pur di non gestire i sintomi dell’inevitabile fallimento.
Questo secondo me è un primo pilastro di quello share mielato.
Ed in questo share Grillo
ha dimostrato le capacità comunicative di Renzi e di B. Volgere lo sguardo
delle parole a chi ti può o chi ti vuole ascoltare: attenzione! Non lo sguardo
delle idee: perché trasversalità d’accordo! Ma un organico di idee che possano
andare bene ai no tav e ai moderati ex berlusconiani lascerebbe pensare a quell’armata
Brancaleone che B ha tenuto in piedi per tanti anni: pur di esistere. Ma proprio
B ci ha dimostrato: per quanto fosse ancora necessario; che le parole
costruiscono la proposta di marketing politico: che non è la proposta politica;
ed infatti si sono sfasciati come le repubbliche ex sovietiche; o quelle slave;
.. o; insomma tenere dentro da Storace a Bossi doveva essere dura! Ma forse
nemmeno tanto vista la qualità intellettuale delle figure. Dunque la democrazia
delle parole di Grillo lievita da Vespa: e proprio da Vespa; il dolce della
propaganda elettorale capace di ammansire i moderati. Dunque in termini di
strategia politica dov’è il nuovo di Grillo?
Detto questo, al sorrisone mielato di Vespa che schizzava
ammiccamenti al plastico grillino, forse proprio Grillo non si è accorto del
doppio gioco, o forse doppio senso, interessato a quel plastico certo, ma solo
perché tutti i collusi, i corrotti, gli sfaccendati, dell’ex pdl in quel
plastico non ci stanno!
Intendo. Fi non è
certo data per vincente, (direi il centro destra in genere) e per tanto perché
non avvantaggiare Grillo, che nel caso di un avvicinamento al PD lo
costringerebbe ad una nuova alleanza: di programma la chiamerebbero; col centro
destra forse riunito, forse no, ma che importanza avrebbe: a quella coalizione
il PD sarebbe costretto, a meno che non vediate possibile un’alleanza PD M5S con
Beppe e Casaleggio magari ministri: uno agli esteri l’altro all’economia per
esempio ;-)
Allora quel gongolare mielato nel schizzarlo sul plastico
Vespa lo rivolgeva a quell’idea splendida e travolgente, e soprattutto nuova,
che non potendo inciuciare Grillo, lo ammansiva con lo share, che certo
potrebbe trasformarsi in voti, che non serviranno (a meno che non arrivi la
cosiddetta percentuale bulgara) a creare una forza di governo: ma a riproporci
questa comoda alleanza che per ora è con quei poveri infedeli e sleali dell’
NCD, e dopo potrebbe essere quasi certamente con FI.
Ecco! Così questa volta a resuscitare il morto non sarà
Renzi: come più volte accusato dallo stesso Grillo, ma proprio lui, il
mattatore dello share, il comunicatore dell’impossibile, (..qualcuno spieghi
come uscire dall’euro e poi magare fare anche gli euro bond.. o qualunque altra
cosa dell’economia pentastellata! :) il messia della decrescita: perché a quel
punto la crescita tornerà ad essere quella di B.
Certo, a Dio piacendo! J
Ed allora ammesso che non sia demagogico: o incostituzionale
direbbe qualcuno (sono tempi in cui l’incostituzionalità di qualcosa centra
sempre: a cominciare da quella stessa Corte forse) da che parte starebbe il
voto utile?
mercoledì 21 maggio 2014
Era niente
Era niente!
Come il
vento caldo sulla pelle
quando
scorre.
Bruciando segni
vomitati dal tempo
Che galleggiano
ignari di ciò che sono: ma non del loro destino.
Era niente!
Come il
vento freddo sulla pelle
quando li scolpisce.
Solchi di
lamenti
Che pizie
assorte hanno dimenticato di tradurre.
Lasciando l’anima
alla vertigine di quel niente
Che non è
nulla!
E forse
tutto.
giovedì 6 febbraio 2014
Colosseo offresi alle agenzie di rating!
L’attivismo a cui la Corte dei Conti è stata costretta dalla
malapolitica italiana, si sta rivelando con
la spinta propulsiva di chi, dopo un lungo periodo di stasi, ha scoperto le
magie con cui certa chimica ha maldestramente
riabituato all’utilizzo dell’organo: quello cerebrale!?
Certo, meglio tardi che mai farfuglia un vecchio detto, ed allora
ben venga questa improvvisa ondata energetica da cui al momento si sono salvate
solo due regioni italiane: la Toscana ed il Veneto, e che invece di degradare
pigramente sulle spiagge interne del malaffare rilancia su quelle più esotiche
del rating.
Il mondo liberale e quello più europeista è insorto gridando
allo scandalo, peraltro sempre molto provinciale, con cui si tende ogni volta a
rimarcare quell’Italietta incapace di guardarsi attorno e di esportare solo
scandali e giullari. Ma a ben vedere non sembra che il resto del mondo abbia
molto da imparare da noi! Ed allora perché non cercare una volta tanto di
recuperare quel senso di Patria per esempio: ma non quello che si nasconde
dietro una bandiera, piuttosto quello che quel splendido esemplare di donna,
Hannah Arendt, definiva come lo “ Spazio Pubblico. “ Il suo pensiero è
intrigante come e più della sua personalità. Perché se vero che quello è lo spazio per giudicare e
per rendersi conto di ciò che avviene, mentre avviene, allora ci si rende anche
conto che quello spazio non è garantito. Ed allora valori di identità storica, e
poi di comunità, fanno di quello spazio una Patria.
Allora perché gridare sempre allo scherno quando un
tentativo, magari solo indirettamente, potrebbe, e forse dovrebbe, invece coalizzare
attorno a quell’idea di Patria. Certo francesi e tedeschi e inglesi e.. già! Mi
sa che siano tutti più bravi in questa ricerca.
Allora! Corte dei Conti Vs agenzie di rating! Bè a dirla
tutta ci sono dei precedenti. Due Stati: quello Americano e quello Australiano
ci hanno preceduti, ma certo gente più seria potrebbe dire qualcuno, loro non
sono i discendenti di Pulcinella. Inoltre quei fenomeni dei norvegesi, se ben
ricordo .. o forse finlandesi, chiesero a garanzia il Partenone per potere dare
prestiti alla Grecia. Ma si sa quelle nordiche sono le democrazie più
democratiche: del mondo! Già!
Dalla provocazione, dentro cui la nostra Corte dei Conti ci
ha infilati, mi verrebbero in mente due riflessioni.
La prima è che le agenzie di rating non hanno dimostrato
infallibilità ed equidistanza Socratica. Ed infatti la Cina sta lavorando ad
una propria agenzia e l’Europa farebbe bene a fare lo stesso. Ma qui si spalancano
le porte a concetti di politica internazionale: appunto! Perché stilare
classifiche rigide basate su dati asettici, ma spesso sterili, lascia come
risultato un posto in classifica che nella memoria rimane leggibile: ma non
altrettanto intellegibile. Accidenti non me ne voglia il Botswana che ci
precede quasi ovunque!
L’altra riflessione è che il valore di una comunità non può
essere espresso allo stesso modo del valore di una azienda. Ed allora se troppo
spesso le leggi consentono a speculatori ed a pidocchi di inserirsi nei procedimenti
fallimentari delle aziende per acquisirle a valori irrisori, lo stesso una
società veramente civile, non dovrebbe consentirlo nei confronti di una
comunità: e secondo me nemmeno nei confronti di un’azienda, perché il liberismo
sfrenato non serve la comunità ma solo alcuni singoli privilegiati, o più
pidocchi degli altri, all’interno della comunità. Così Germania è andata a fare
shopping in Grecia ed i vichinghi ne volevano il Partenone: forse che .. non
sanno più dove appoggiare i loro elmi? No! Questa non è la comunità! E la
Arendt aveva ragione!
Dunque la provocazione della Corte dei Conti potrebbe essere
rivista in questi termini, e non semplicemente nel pensare che attribuire un
valore al Colosseo piuttosto che alla Pietà di Michelangelo, sia un esercizio
grottesco perché tanto nessuno se li comprerebbe. Detto questo aggiungo anche
ben svegliati dal letargo, e speriamo non sia solo una questione.. di chimica!
Allora agli amici liberisti e non, rilancio con un pensiero
della splendida creatura: “ La mancanza di idee è più pericolosa di ogni
istinto malvagio.” Dove pensiero, aggiungo io, non significa conoscenza ma la
capacità di distinguere il bene dal male, il bello dal brutto. Ed a questo solo
la nostra singolarità ci può guidare, e non certo il concetto della prassi:
Marxista! Solo così quello “ Spazio Pubblico “ può diventare davvero una
Comunità, senza sfumare in concetti totalitari come nella cara vecchia Europa
di questi ultimi due o tre anni se ne sono visti.
venerdì 3 gennaio 2014
In mezzora un fascino lungo una vita
Bè
per quella mondiale non si erano preparati per tempo. Era evidente da
quell’ingresso! Spavaldo e un po’ troppo aggressivo per qualunque giudice
forse. Ma non per questo forse. Una ragazza stranamente giovane per quel ruolo.
Certo Gaia sul ring era sempre stata piuttosto brava entrava come una prima
donna, ma poi quel giudice sembrò destabilizzare l’attenzione di Andrea che in
qualunque altra occasione sarebbe rimasta granitica su Gaia, come sempre del
resto, come ogni volta che la conduceva sul ring. Del resto. Gaia s’inarcò e
con un gesto che pareva studiato allo specchio lo condusse al centro del ring.
Proprio davanti a quel giudice maledettamente attraente che fece nulla per
nascondere il suo disappunto per quell’entrata irruenta. Gli occhi di Andrea si
rivolsero a Gaia come per riprenderla, ma poi quel sorriso stemperò tutto e lei
sembrò capirlo velocemente. Un attimo. Solo un attimo per incrociare sguardi
che si capivano ancor prima di essere studiati. Si. Come davanti ad uno
specchio! Come davanti alle richieste pressanti di un regista che ogni volta le
chiede di fare questo o quello. O come davanti ad un fotografo che immagina
inquadrature che dovranno rendere una naturalezza immersa in luci
Caravaggesche. Si. Gaia era una modella perfetta. E Andrea sapeva condurla la
dove nessun altro probabilmente sarebbe riuscito. Ma quel giudice gli apparve
inaspettato! Gambe sottili su tacchi ubriacanti si muovevano lì sul ring con
quell’eleganza da cui Andrea non riuscì a fuggire. E per quell’attimo la danza con
cui Gaia compiva i suoi passi si confuse con quella con cui quelle gambe
rubarono la scena del ring. Con un lamento accordato sulle note che normalmente
Gaia avrebbe capito la richiamò. E finalmente si mise in posa. Eterea.
Perfettamente inquadrata al centro di quel ring in cui però la scena le era
stata rubata. Si. Quelle due femmine si guardarono e per un attimo. Un
velocissimo e impercettibile attimo, Gaia scodinzolò. Mentre lo sguardo di
Andrea si schiuse con un sorriso appena tracciato che avviluppò entrambe. Per
poi fermarsi compiaciuto su quel quadrupede grigio che tanto gli aveva dato. Un
fascino lungo una vita.
In mezzora il profumo del tempo
Ai
mercati generali gli era sempre piaciuto. Un po’ tutto! Quei colori, e persino
quel profumo di rugiada che sembrava
rimasto uguale a se stesso. Per tutto quel tempo. Da quando suo padre ogni
tanto lo portava lì. La mattina all’alba. Era passato tanto tempo, ma
quell’abitudine l’aveva conservata. Ogni tanto si alzava presto e andava lì. La
gente indaffarata per lui non era un problema, lui non era lì per lavorare, ma
solo per conservare quei profumi e quei rumori nella sua mente. Suo padre
lavorava lì, ma era passato così tanto tempo che quel posto se lo avesse
mollato per un attimo non lo avrebbe più riconosciuto. Si era passato tanto
tempo, e forse nemmeno suo padre lo avrebbe riconosciuto. Un incidente lo aveva
portato via seppellendolo sotto un cassone di frutta. Ora invece i cassoni non
ci sono più. Figli di un altro tempo, come suo padre, come quei ricordi che non
voleva perdere. Andava tutto così in fretta nella sua vita! Ma quegli odori
voleva conservarli e così ogni tanto passava da lì. La frutta e tutte quelle
verdure viaggiavano su cuscini d’aria man mano che venivano scaricati dai mezzi
di trasporto. Niente più carrelli accidenti! E quel traffico disordinato che si
confondeva col vociare degli addetti nemmeno. Ma il profumo della rugiada!
Accidenti. Quello della terra che rimaneva attaccata a quegli ortaggi! Ecco!
Quello era ancora uguale. Almeno fin lì. Fino a quando non veniva tutto lavato
e mescolato per ottenere quelle miscele vitaminiche che avevano trasformato i
mercati generali della frutta e della verdura in una specie di supermercato
vitaminico. E basta! I colori e gli odori nella fase di accettazione sembravano
figli di un altro tempo, poi tutto si mescolava in un amalgama asettico col
profumo dei ricordi, che baluginando da un’altra era depositava lì attorno il
fascino di sensazioni vissute. Andrea andava lì solo per annusarli, per non
dimenticare quelle sensazioni che da piccolo invece gli cascavano un po’
addosso. La mattina presto! Già. Ed ora invece proprio con quelle sensazioni
cerca di riviverle, forse per non perdere di vista quel passato che ora lo sta
sopravanzando. Velocemente. Impietoso di quel tempo. Impietoso di quel vissuto.
In questo futuro non sembra esserci posto per la rugiada e nemmeno per quei
profumi. Ora la luna è quel profumo. Quello di un altro tempo.
giovedì 2 gennaio 2014
In mezzora viaggio domenicale
Il
paesaggio scorreva dai grandi finestrini come quadri di Klimt. Non era sempre
comprensibile per il modo in cui si proponeva. O più probabilmente la sua testa
era altrove. Guardava distratta. E quelle immagini arrivavano improvvise.
Fredde e probabilmente inutili e forse per questo la sua testa si rifiutava di
elaborarle. Chissà perché ci si era infilata lì! Ormai se lo chiedeva da un
po’. Ci si era infilata! Forse per passare una domenica diversa dalle altre. O
forse per dimenticare una domenica uguale alle altre! O forse! Chissà! Non le
era ben chiaro. Quelle persone erano troppo diverse da lei. Erano tenute lì
dentro quel budello dalla passione per un qualcosa a cui lei invece non aveva
mai dato importanza. Ed ora! Perché dargliene! Si. Se lo stava chiedendo. Ed
intanto quei paesaggi diversamente splendidi non le lasciavano intravedere
l’anima della campagna toscana. Che invece aveva sempre amato. Ci si era
imbucata! Si in quel budello! Accidenti! Non era una domenica diversa! Stava
diventando semplicemente insopportabile. E poi. Già! Ma la giornata in fondo
era appena iniziata. Condotta senza ripensamenti verso uno stadio che per
quello che le importava avrebbe potuto contenere anche dei gladiatori. Lì
dentro l’eccitazione per la partita che sarebbe seguita stava evaporando un
vociare ormai insopportabile. Si. La sua testa era altrove! I suoi pensieri
erano altrove. La dove quella passione domenicale per lei non avrebbe mai
colpito! Lo aveva fatto per lui pensò tra sé. Per quel desiderio mai espresso
che ora quel pullman avrebbe dovuto soddisfare? Accidenti no! Quel pullman le
stava imprigionando la domenica dentro le urla incomprensibili di persone che invece
si annullavano. Si. Dentro quei canti. Dentro quel tifo. Dentro quella
circostanza surreale forse perché troppo lontana dalla sua situazione. Lo
stadio finalmente! E quella gabbia si sarebbe allargata almeno per un po’.
Almeno per quell’attimo che avrebbe reso quella domenica diversa. Ma
probabilmente inutile. Scese dalla pedana dell’autobus, respirò tutta l’aria
che poteva. Sorrise ai compagni di viaggio attorno a lei che già con la testa
dentro lo stadio si accalcarono all’ingresso. Sorrise. Si. Lei c’era! E il
mondo continuava a girare.
In mezzora l’equazione perduta
Ultimamente
succedeva sempre più spesso. Tornava a
casa e si infilava nel bagno. Un saluto veloce e poi spariva. Giulia non sapeva
spiegarselo. Possibile che ogni volta che tornava a casa la mamma dovesse
andare in bagno con tanta fretta! Eppoi ogni volta il suo compito doveva
aspettare. Si. Aspettava che quelle equazioni si risolvessero da sole. Forse.
Magari sarebbe successo! In fondo con quelle matematiche riusciva anche da sola, e farsi controllare il compito era
solo un modo per avvicinare qualcuno. E magari sentirsi dire qualcosa.
Qualunque cosa! Già! Andrea era quasi sempre via. Costruiva cose. In posti
lontani. E qualche volta lei c’era persino andata. Poi però quello che riusciva
a costruire in quei posti a casa non riusciva altrettanto bene. Quella volta
quando Giulia glielo disse lui le sorrise, e non riuscì a trovare le parole per
andare oltre. Quel sorriso appena tracciato probabilmente delineò le sue labbra
con l’amarezza che quel presente non riusciva a diluire. E dove poi! Dove
avrebbe dovuto diluirla. Perché aggiungere ricordi ad un presente che non
funziona quasi sempre è un esercizio doloroso. Malinconia e piacere troppo
spesso si mescolano in un cocktail incapace di lasciarsi assaporare per
brindare. A cosa poi! A qualcosa che forse non esiste più! Giulia era brava
in matematica. Ma forse non era capace
di preparare cocktail! Pensò! Più di una volta le passò per la mente che
potesse dipendere da lei. Si. Ma poi. Quelle equazioni non era in grado di
risolverle da sola. Forse ci provò! Si. Ma non funzionò! Capì solo che suo
padre continuò a fare quello che aveva sempre fatto. Mentre sua madre cominciò
a respirare con sempre più affanno. Dovette rinunciare ai suoi giri per il
mondo! Il teatro! Quelle scenografie che le venivano così bene! E poi invece. A
casa! Era tutto così piatto. Quando cominciò a pensare che forse dipendeva da
lei, dal semplice fatto che era nata! Bè lo aveva già capito! Ma in fondo cosa
poteva farci lei? Non erano le sue equazioni quelle! Ed il risultato di quelle
che invece sua madre cercava di risolvere in bagno si perdeva sempre. Tra
soluzioni impossibili. Tra sostanze indefinibili. Che la lasciavano allucinata.
E forse sognante. Dentro scenografie in cui un posto lei forse non lo avrebbe
mai trovato.
lunedì 30 dicembre 2013
Il pippone di fine anno: B&G come Aristotele ed Hegel
Due e forse tre discorsi in
contemporanea!
Dai! Quest’anno non ci faremo
mancare nulla! Il bello è che forse due di questi tentativi saranno tentati
appunto! Per oscurare quello istituzionale.
Vabbé!
Vista l’occasione due comici sono
senz’altro meglio di uno, ed insieme magari riusciranno a curare quel popolare
mal di pancia che le sbornie ventennali a cui certa politica (quella che ora
tenta di riciclarsi come nuova) ci ha abituati, ora ci impone tra mefitici
meteorismi e slogan vocalizzati dentro bolle d’aria che emergono come rutti.
La costituzione che ci siamo dati
(e che qualcuno dimostrò che volendo è possibile modificare: anche l’ultimo
giorno di legislatura, ma proprio volendo, come capitò con quel titolo quinto
che a distanza di anni si può dire abbia contribuito in grande misura a
distruggere i bilanci dello stato) piaccia o non piaccia ci rende un’architettura
istituzionale a cui la formalità della politica è tenuta: soprattutto quando su
quella costituzione giura: o ha giurato. Certo la formalità politica: ovvero
quella liturgia di adempimenti che dovrebbero incoronare la democrazia, si ridicolizzano
proprio in quel volerle diluire dentro quel magma indefinito di questioni meteoriche
che l’opportunismo della costante propaganda elettorale fagocita.
Già! Allora ascoltiamoci tre
discorsi! In fondo chissenefrega della liturgia! Già.
John Stuart Mill (il papà della
democrazia?!) più o meno a metà ottocento in un saggio sulla libertà scrisse: “
.. è lecito fare ciò che si vuole, se l’azione non procura danni a qualcun
altro. Per quello che riguarda la collettività: il valore di uno Stato è il valore di chi
lo compone. Tenetelo a mente. “
Certo Mill è da molti considerato il padre del pensiero liberale, secondo
me anche più di Locke, ma certo è incredibile che a distanza di più di un
secolo e mezzo questa frase sia ancora attuale e forse incompresa: viste le
tante interpretazioni che le derive populiste hanno proposto e stanno tutt’ora
proponendo. Certo Locke per primo parlò di libertà e diritti che l’individuo si
ritrova alla nascita: per il solo fatto di esistere! Ma Mill per primo disse
che uno Stato che non difende le minoranze non può essere una democrazia. Certo!
Per questi signori lo stato era lo Stato! La nostra politichetta invece sembra capace
di proporlo solo come un contenitore di rutti.
Eppoi! Continua Mill
“ .. Confesso che non mi piace l’ideale
di vita sostenuto da coloro che pensano che lo stato normale degli uomini sia
quello di una lotta per andare sempre oltre e che l’urtarsi e lo spingersi degli
uni con gli altri, che forma il tipo esistente della vita sociale, sia la sorte
meglio desiderabile per l’uomo, e non piuttosto uno dei sintomi maggiormente
tristi di una fase del progresso produttivo. “ Accidenti! Quel genio precoce di Mill già
allora parlava di vita sociale e di progresso produttivo. E di Stato! Già! E nel farlo non spostò nemmeno gli
stilemi (quelli della critica delle ragioni) con cui Kant formulò il suo
imperativo categorico, riassumibile tutto sommato in un concetto molto semplice:
quello di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te! E certo!
Il loro pensiero per quanto difficile da leggere, soprattutto Kant, però alla
fine non era interpretabile: dava dei punti fermi. Poi però è arrivato Hegel
che con la sua smania di trovare un posto codificato a tutte le cose: o meglio a
tutto ciò che è razionale (perché solo ciò che è razionale è reale, e viceversa)
ha dato il via all’epoca delle interpretazioni, (il suo pensiero dogmatico
era quello che meglio si prestava a spiegare il dogmatismo del Cristianesimo,
ed allo stesso tempo quello che rendeva praticamente impossibile conciliare
quelle riflessioni razionali con quelle fideistiche della Rivelazione: un bel
record!) si! Ma era capitato anche ad Aristotele, ed in parte a Platone. Sta a
vedere che laddove la ragione con la sua razionalità diventa parte
preponderante del pensiero, lascia però così tante sfumature di grigio che poi
quella razionalità evidentemente ci sguazza!
Ed allora quella lezione che ci
propone un pensiero interpretabile con l’opportunismo funzionale ai propri
obiettivi ci viene da lontano. E per di più da nomi illustri! Sta a vedere che Aristotele
e persino Hegel sono i papà del populismo!
Vabbè!
Dentro questo concetti certa
politica certamente ci ha sguazzato, e ci sta sguazzando, però dai! Berlusconi
e Grillo come Aristotele ed Hegel! No dai! Anche se secondo me quasi certamente
almeno uno dei due più di un pensiero ce lo ha fatto! E già! E visto che il loro ego è così capace di
ricalcare fedelmente i tratti dell’analisi Adleriana sulla volontà di potenza, nel
farlo spero ci risparmi quelle illustri contaminazioni genetiche e si proponga a luci
unificate: magari nella migliore tradizione di Gotham city.
venerdì 29 novembre 2013
Una nuova grafica! .. In evoluzione..
Ecco!
Il tempio shintoista di Fushimi Inari
Taisha. Una porta che apre un percorso per lo spirito. Quattro kilometri delimitati
da centinaia di torii rossi e da volpi di pietra. La volpe è il messaggero di
Inari. Il dio del raccolto del riso. La piccola Chiyo lo percorre di corsa
stringendo nella mano le monete per la sua preghiera. E poi. In fondo alla sua
corsa. Le dona al dio. Per quella preghiera! Per la sua vita. Erano gli anni
’20. Anni in cui disagio e dolore a volte custodivano una crisalide, che poi si
trasformava in geisha. Si! Si trasformava. La trasformazione dello spirito in
qualcosa che solo il corpo gli può lasciar comprendere: il dolore e il piacere.
L’orrore e la bellezza. Il solito dualismo Junghiano da cui l’imbranatismo di
Paperinik non avrebbe certamente potuto sottrarsi. Una sensazione! Si. Chissà! Forse
un deja wu! Di un’altra vita! Di quell’altra personalità! Di quell’altro io che
scalpita per essere Io, e che forse non vuole essere me! Ecco allora! Che
quella porta si apre. E quel percorso si apre. Tra i rossi dell’anima! Con le
parole della ragione. E così la piccola Chiyo diventa Sayuri. Mentre
all’imbranato papero non rimane che tirare fuori il suo temibile mantello.
Un
ringraziamento ad Akira79 per la bella grafica, ed agli amici disposti a
varcare quella porta: magari per scrivere il proprio torii.
sabato 7 settembre 2013
Il volo
Tinnnn.
Tinnnn.
Tinnnn.
Tanti pensieri
Che volano in cielo.
Per poi
Ricaderti addosso
Solo per dirti
che in fondo
Esisti.
Tinnnn
Tinnnn
Tinnnn.
Tinnnn.
Tinnnn.
Tanti pensieri
Che volano in cielo.
Per poi
Ricaderti addosso
Solo per dirti
che in fondo
Esisti.
Tinnnn
Tinnnn
Tinnnn.
giovedì 15 agosto 2013
giovedì 25 luglio 2013
martedì 28 maggio 2013
Splashhhh!!!!
Un tonfo certo. Per il sistema! Come lo chiama qualcuno, più
in particolare per la casta che certo si nasconde dietro i nomi dei politici
più o meno noti, ma poi si disperde con arroganza tra quella pletora di burocrati
che si perpetua indipendentemente dal colore che la stagione propone come più
alla moda. I toni si smorzano, in fondo sono solo amministrative, le politiche
sono un’altra cosa, in fondo abbiamo vinto, in fondo non abbiamo perso, l’impegno
di questo o di quello non era al massimo.. insomma le solite analisi. Ma poi
splash .. il tonfo c’è stato e l’hanno sentito tutti.
Le politiche con quella disaffezione malpancista incanalata
intelligentemente in un terzo dell’elettorato, avevano in parte nascosto la
sindrome decadentista proprio alzando i toni dell’offerta politica. Ma poi! Già,
ma poi! Questo clima decadente è il risultato dell’offerta politica che c’è
sempre stata, da secoli, forse dalla Roma imperiale! Già! Sta a vedere che per
noi italiani rischia di essere una malattia genetica. Queste elezioni hanno
riconfermato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che nomi e programmi non sono
la leva principale con cui muovere gran parte dell’elettorato: l’elettorato d’opinione
sembra rimasto a casa e qualora non l’avesse fatto si sarebbe disperso in
rivoli forse non così impetuosi. Già! Ragionare non paga tanto e istigare alla
ragione forse paga ancora meno: così ideologia e struttura fanno sempre la voce
grossa. L’hanno sempre fatta! E così la casta, quella più subdola, quella
nascosta dietro grigi burocrati, ha sempre vinto. Certo quel tentativo di
incanalare il malpancismo il desiderio di delineare un nuovo inizio, l’anno
zero, ce l’aveva! Ma poi! Quell’uno vale
uno si è perso dietro finte decisioni assembleari e demagogie inutilmente sterili
che elevano l’onorevole al rango di cittadino. Così la delega diventa l’orrore
e parlare in nome di qualcuno non è il momento di sintesi ma l’anticamera dell’inciucio.
Va bè! La politica, anche quella eticamente inattaccabile, cos’altro può essere
se non mediazione? Se non lo fosse non sarebbe politica ma nella migliore delle
ipotesi una monarchia: magari illuminata! Certo Grillo non è il male, ma un
passaggio necessario alla politica italiana, un passaggio stretto e forse
accidentato da cui però la politica dovrebbe trovare un varco aperto a quell’anno
zero.
Ideologia e struttura allora! Ecco cosa frena l’opinione e
riporta sempre la politica a quell’idea monarchica del partito che permette a
B. di fare campagne elettorali
stravaganti ma vincenti, che permette a qualche sindaco uscente di prendere
voti a due cifre, nonostante tutto, che permette alla nomenklatura del Pd di
proporsi come l’alter ego di B. pur di perpetuarsi e pur sapendo di non
vincere: Renzi avrebbe vinto. Certo non riuscire a perpetuarsi avrebbe aperto
porte da cui sarebbero passati gli scheletri che MPS e gli scandali lombardi
hanno appena accennato, e dall’altra parte non riuscire a farlo non riaprirebbe
solo la questione di B. leader, ma quella della selezione di una classe
dirigente capace: non solo di dire si!
Si è persa la speranza allora? La visione di quella linea
stampata da qualche parte che delinea uno zero e forse una ripartenza? Bè tanta
astensione messaggi ne sta dando! E quel tripartito così ben ripartito non
potrà continuare a fare finta di niente.
Splashhhh.
martedì 21 maggio 2013
L’ineleggibilità e i sette nani
Bè la prima osservazione che mi passerebbe per la mente è che
se davvero in questo momento economico per l’Italia la questione importante sia
l’ineleggibilità oppure ora anche la
rappresentanza giuridica dei partiti. In
fondo il parlamento su questa questione si è pronunciato credo cinque volte, in
questi vent’anni, e a torto o a ragione quello stesso parlamento la questione
del conflitto d’interessi non l’ha mai affrontata seriamente: il governo Prodi,
per esempio, probabilmente cascò soprattutto perché Mastella si mise di
trasverso a questa questione proprio nel tentativo di ostacolare la presentazione del relativo disegno di
legge. Ed ora! Ora che all’ennesima elezione B. e non il Pdl, ha preso circa 10
milioni di voti qualcuno ripropone quel tentativo di fucilazione che elezioni e
magistratura non sono ancora riusciti a compiere. Così dopo il quindicesimo
ribasso consecutivo della produzione industriale, qualcuno si attacca a quel
vecchio tentativo di fucilazione con cui un atto del 1957 carica l’arma. Certo la scelta
strategica del m5s è lo sfascio politico e quindi elezioni ravvicinate:
supponendo che il malpancismo possa continuare ad essere la rete da utilizzare
in questa pesca. Meno chiari invece i motivi che inducono parte del Pd ad
utilizzarla. Per loro sarebbe una pesca veramente povera, soprattutto dopo anni
di tentativi in cui la magistratura ha ripetutamente provato a tirarla su
quella rete, a cui però quella stessa politica ha provveduto di volta in volta ad allargare
le maglie. Dov’è stata l’opposizione in questi venti anni! Ed ora! Con 10
milioni di voti alle spalle e con la riconquista della prima posizione politica
in Italia, la proposta politica di qualcuno è quella di continuare a caricare
quell’arma! Come se quello fosse il metodo che in tutto questo tempo ha dato i
migliori risultati. Va bè.
D’altra parte il Pd ha lungamente pensato di aver vinto le
elezioni, e quel mandato tutto interno che le primarie gli avevano conferito, non
è poi riuscito a spenderlo in termini di alleanze o condivisioni di programma, forse
proprio perché quel mandato interno: era troppo interno! Troppo dentro
strategie politiche che solo quella nomenklatura poteva accettare e riproporle all’esterno
con quell’immagine grottesca del governo di minoranza: che cercava sudditi e
non alleati. Così all’ineleggibilità
proposta dal m5s, chiaramente rivolta a
B. il Pd risponde con la rappresentanza giuridica, chiaramente rivolta al m5s, dando
adito alle chiacchiere di inciucio con cui hanno continuato ad assordarci, e a
quel vecchio vizio di cui certa genetica evidentemente non permette di
liberarsi, riproponendosi ogni volta con quella vecchia idea per cui non sono le
elezioni lo strumento principale con cui sconfiggere l’avversario politico: ma le logiche tutte interne alla
nomenklatura.
I voti hanno un peso? Ahimè si, soprattutto nel momento in
cui da intenzione diventano realtà oggettiva nel segreto di quell’urna dentro cui
vergogna e passione si mescolano, e si mescoleranno sempre con maggior forza forse
proprio per opporsi a quelle forze centripete con cui la casta nel proporsi con
tanta autoreferenzialità cerca solo di garantirsi un futuro.
Cosa c’entrano i sette nani? Bè quelli nella politica
italiana c’entrano sempre: ovunque! Perlomeno finché Biancaneve avrà bisogno del
suo Harem.
lunedì 22 aprile 2013
Napolitano (I) imperatore d’Italia e delle due Sicilie
Bè in questi giorni è successo di tutto e di più, e poi
parole come referendum, porcellum, e date come il 2009 tornano alla mente. Cosa
si sarebbe potuto fare se i partiti fossero riusciti a fare una legge
elettorale, cosa sarebbe successo se.. e già! Ma tanto i dati su cui lavorare
sono questi, e su questi probabilmente bisognerebbe riuscire a ragionare
freddamente senza lasciarsi forviare da quella passione partigiana che fa
sempre gridare all’inciucio: che ormai è diventato sinonimo di mediazione. Poi,
come spesso sta succedendo in questi ultimi tempi, l’etica e le regole sono
sempre per gli altri, ed il pregresso diventa un’arma da utilizzare alla
bisogna. Così per esempio Rodotà che fino al momento prima considerava il M5S un
pericolo, o comunque un vulnus, della democrazia, si attacca al podio delle parlamentarie per ritrattare e per
spiegare ai Grillini che ciò che pensavano di lui: vedi il dinosauro medagliato
e plurimegapensionato, era un concetto discutibile e probabilmente
ritrattabile! Certo la rete! Il consenso urlato! E così via.. ma tutto sommato
quel tipo di consenso sulla rete è possibile trovarlo per chiunque! Ricordo ad
esempio i mi piaceJ che riusciva a
raccogliere Corona durante le sue peripezie!
Napolitano ha trasformato
una repubblica parlamentare in una semipresidenziale o forse presidenziale,
visto che il solito autolesionismo con cui il PD è riuscito a gestire fino ad ora lo ha praticamente
spazzato via dalla scena: che conta! Bersani è stato certamente bravo, riuscendo a mettere Rodotà
contro Prodi e D’Alema contro tutti, dando così al PDL la possibilità di
rinascere e a Berlusconi quella di poter coltivare il suo vezzo di statista. Perché
è innegabile che questa partita ad oggi
l’abbia vinta lui, su tutti i fronti: anche nei confronti del M5S: a cui
infatti rischia di imporre la figura di Amato!
Ed allora il vero male in
questa situazione è davvero la formalizzazione di un titolo: quello di
imperatore, che Napolitano ha conquistato: forse persino suo malgrado, in
questi ultimi due anni? Cosa avrebbe dovuto fare lui! Di fronte all’arroganza
ed all’inconsistenza del PD che si proponeva al M5S solo per i voti e non con quella
pari dignità che forse gli avrebbe permesso di fare un governo. Avrebbe forse
dovuto dare l’incarico al M5S sapendo che non sarebbe riuscito a fare un
governo? O forse tentare un incarico al PDL!
Non c’era bisogno poi dei 10 saggi per capire che le cose che hanno detto sono
da fare: ma forse per formalizzarlo si: perché poi sarebbe tornato comodo in
quella possibile trattativa tra le parti: grande coalizione, o governo del
presidente, o .. che dir si voglia, che gli avrebbe permesso di dire io
rimango, vi tolgo dall’imbarazzo, ma queste cose sono da fare! Forse non si
fidava o non credeva molto in Bersani per esempio! .. Ora vedremo!.. sono da
fare?
Per il M5S Rodotà
presidente e poi autostrade che si aprono al governo col PD non sarebbe stato
inciucio! J già! Ma forse è solo la flessibilità delle parole, perché i
concetti prima o poi si riescono ad elaborare portando alla luce quell’etica
gelatinosa.. ma scusate quei parlamentari e senatori del M5S, non sono sempre
gli stessi che hanno dovuto firmare quel patto di non alleanza generalizzato qualora
fossero stati eletti. Rodotà presidente e poi PD al governo col M5S,uno
scenario degno di un romanzo di Orwell. Certo legittimo che potesse succedere,
in fondo avrebbe rappresentato i due terzi degli elettori. Ma il modo in cui si
sarebbe costruito non sarebbe stato certo allineato con quanto si era fin lì
urlato.
Ed ora Amato! Accidenti! Per
davvero! Eh ma allora vorrà dire che ce lo siamo meritato! E se dovesse succedere
quelli come Fassina non solo dovranno accettarlo, ma dovranno accettare anche
tutto quello che immagino sia già stato concordato con Napolitano: vedi 10
saggi, nonostante quella loro tanto sbandierata maggioranza che hanno
sventolato con così tanta arroganza continuando a proporre il vecchio
travestito da nuovo, con facce certo non sbugiardate dall’anagrafe ma congelate
in quell’espressione che la Cosa tentò di scongelare dal passato. Senza riuscirci!
E dunque come già dissi,
grazie a Bersani per averci ridato Berlusconi, ed ora se dovesse succedere
grazie anche per averci riportato Amato, che sembra inviso a tutti, ma poi come
a volte mostra Vauro: un buco da occupare lo trova sempre!
venerdì 19 aprile 2013
La strada da fare: insieme, ed aggiungerei con un bagaglio leggero.
Allora! Con un bagaglio leggero
proprio per poter raccogliere su quella strada quanto più possibile di ciò che
serve per percorrerla insieme: quella strada! Diversamente ciascuno continuerà
a trascinare faticosamente il proprio bagaglio finché, stanco, si fermerà alle
tappe intermedie non per riposare, ma per restarci definitivamente.
Dunque, leggero si ma non per
questo inesistente! Ed è proprio questa constatazione che mette su piani
diversi i tentativi che Fermare il declino e Renzi hanno alla fine, almeno per
ora, lasciato parcheggiati dentro un manifesto, e quelli di una lista, civica, che proprio nel rifarsi
a Monti proponeva un’agenda che avrebbe dovuto essere, ed ha avuto più di un
anno di tempo per esserlo, agenda di governo e non manifesto! Delusione! Ecco
cosa hanno provato, penso in molti, nello scoprire che dietro quel consesso
plutocratico forse non c’era voglia di fare! Ma solo voglia di continuare a
mendicare consenso. Quindi è vero che dietro quei fallimenti elettorali ci sono
ragioni contingenti e costitutive, ma nel caso di quel listone erano in gran
parte costitutive: contenitori che si svuotano perché delegittimati da quel
consenso, ed altri nuovi che si sono riempiti, forse per osmosi, con contenuti
ancora validi e con facce che quel consenso invece non erano riusciti a
strapparlo! Ed ora, la strada! È sempre quella? Perché se fosse così la
proposta politica si fermerebbe a somatiche già sperimentate capaci di inseguire
il consenso, certamente il potere, ma non i contenuti: l’allusione ai giovani
vecchi che sta proponendo il PD come facce nuove è evidente: e lo stesso si
potrebbe dire del PDL.
Ma questo è il passato! Si.
Questo dovrebbe essere il passato per un movimento che cerca di proporsi come
piattaforma per coalizzare o meglio, mi piace pensarlo, catalizzare il pensiero
liberale: perché se è così diviso un motivo ci sarà! Non è l’ideologia che lo
frega (che però è anche capace di catalizzare) allora forse è l’individualismo
che lo permea. Ed infatti non ci si
separa sui tecnicismi delle idee, ma sul modo con cui la personalità le può
mettere in pratica. In Fare ad esempio è l’idea che si ha della struttura di
partito che divide e non quei 10 punti: di buon senso.
La politica dovrebbe dare una
visione di società: alla società. Quindi dovrebbe essere in grado di proporre
alla società e non solo di accoglierne le istanze. Tutto ciò che in Italia non
ha fatto, probabilmente da sempre e forse da quella Roma imperiale il cui
parlamento uccise Cesare ma non lo condannò. Ed allora! Tutto ciò che non è
lineare e quindi chiaro permette di galleggiare sul potere: col potere. E
quindi la burocrazia serve, le politiche infrastrutturali e creditizie servono
per spalmare consenso, e l’impianto fiscale serve per spremere quello di cui uno
stato decadente, perché incapace di pensare in termini di sviluppo e
competizione, abbisogna per continuare a sopravvivere. A ben guardarla questa
politica non offre un panorama diverso. Sentirli parlare molti giovani vecchi
d’apparato non lasciano intravedere
possibilità di una visione di lungo periodo: la società che vorrei! Diseguaglianza
e lavoro sono temi cari alla sinistra che però ha sempre e solo voluto
affrontare in termini di assistenzialismo. Mercato e impresa sono temi cari al
centro destra che però ha sempre cercato di affrontare in modo altrettanto
assistenzialista: con uno stato invasivo e dirigista.
Ecco! La società che vorrei! Attenta
alle diseguaglianze, alla giustizia che sia davvero uguale per tutti, all’ambiente!
Perché le generazioni future dovranno continuare a viverci, alle opportunità
che tutte le generazioni hanno il diritto di avere senza la paura che qualcun altro
gliele abbia svendute per conservarsi privilegi ormai ingestibili: non solo eticamente. Già! La politica! Capace
di distribuire le risorse in modo efficiente e non solo con logiche partigiane.
Capace di proporre, e non di occupare passivamente spazi di consenso che così
non saranno mai in grado di rigenerarla.
Capace di giocare con le idee, e non di tirarle addosso con l’arroganza che l’opportunismo
trasforma in certezze. Ed allora come può Fare diventare piattaforma del movimento liberale se non si è capaci prima di
trovare un momento di sintesi unificante? Finora le idee liberali si sono disperse
ovunque e per gran parte si sono sempre aggregate a quelle forze che poi un
leader vero erano in grado di esprimerlo: perché alla fine nel segreto dell’urna
Dio non vede! E poi lì dentro anche quel giudizio morale con cui certa politica
promuove la superiorità di specie non è più in grado di ferire! Ed allora ad
uno stato affamato in grado solo di tassare in molti rispondono con un voto
capace di rimescolare le carte con una rimonta inattesa. Inattesa! Questa forse
era arroganza! Sintesi vuol dire che un contenitore liberale deve essere capace
di esprimere il proprio leader: e che lo sia per davvero! E non uno dei 100 che
sgomitano! Vuol dire che le decisioni assembleari sono un processo che precede
quel momento di sintesi, ma poi quel momento deve essere il risultato di quelle
decisioni, il risultato che il leader deve essere in grado di fare capire
quanto più possibile agli altri: a tutti gli altri! Proponendosi con le proprie
capacità ma anche e forse soprattutto con la propria personalità! La coalizione
del PD è Renzi, Bersani, Vendola, .. e tutto il resto è noia! Quella del PDL
era Berlusconi e Bossi e che piaccia o no quello era il marchio di fabbrica. Allora
il contenitore deve esprimere il proprio leader: perché diversamente il leader
propone il proprio contenitore: e la dove succede non c’è molto liberalismo! Personalmente
penso non sia corretto pensare che la
democrazia liquida del M5S non esprima leader: ed anzi proprio quella mancanza
di struttura che finge democrazia permette a qualcuno di proporsi come leader.
Certo destra e sinistra sono
concetti in parte superati, ma la
capacità del M5S di raccogliere in modo trasversale è figlia del momento storico
e del malessere diffuso, e non credo proprio da una reale attrattività del
programma. Per un partito come Fare a
maggior ragione sarebbe difficile lavorare con quella trasversalità perché quel
programma dà chiari segnali su certe politiche assistenziali, e dunque il
bacino d’utenza in cui fare valere di più l’appeal è senz’altro quello di
centro destra, ed in quest’ottica inseguire Renzi, per esempio, è sbagliato!
Perché l’ossimoro sarebbe lo stesso del PDL che
insegue il PD pur di continuare a contare qualcosa e del PD che
corteggia il PDL (vedi governo di minoranza) perché quella gerarchia ormai
fuori del suo tempo ne ha bisogno per continuare ad esistere. Certo se Renzi desse luogo ad una formazione
sua diventerebbe un interlocutore importante. Ma un leader: ammesso che lo si
voglia trovare: e per me è indispensabile, sarebbe meglio trovarselo in casa:
con metodi condivisi, meno cervellotici di quanto non siano stati finora e capaci
di guardare avanti e non al passato. Complicato eh!
L’opportunità di Fare in questo
momento storico è evidente, ma potrà palesarsi davvero come tale solo se gli
individualismi, che invece non hanno
avuto difficoltà a manifestarsi, riusciranno ad accettare di stare dentro un
contenitore: che non serve solo a recintare ma anche a condividere la forza
riformatrice. Un contenitore che non si lasci penetrare da quelle vecchie
logiche populiste e propagandiste con cui invece il centro destra ha sempre
governato: senza Fare nulla! Una forza riformatrice vera allora, che non si
nasconda dietro privilegi solo perché consolidati o dietro quei poteri
partigiani che sono serviti solo per intessere una ragnatela di consensi per poi spartirsene le spoglie. La
costituzione non è un monolito immodificabile e non la si può continuare a
tirare da ogni parte solo per giustificare posizioni incancrenite
dall’immobilismo: vedi art 18 o gli stipendi dei magistrati o qualunque altra
cosa per la quale poi, la costituzione, centra sempre. Riformismo vero allora! Capace di parlare con
facce nuove e di proporre alla gente il sogno che certa politica ha sempre
indotto nelle menti, lasciando poi però che
si risvegliassero ogni volta dallo stesso incubo.
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