giovedì 17 luglio 2014

Un pezzo di cielo


La porta socchiusa pennella dentro la stanza una lama confusa e probabilmente stanca, che con quella sua luce non riesce a toccare nulla; già; divaga e forse persino incapace di illuminare per davvero se non l’assurdo che fuori di lì avvolge invece con indifferenza.  Con la solita indifferenza. Quella che un lavoro consumato tra le atrocità elabora dalle abitudini.  Quelle che ti servono per evitare un cecchino, o una bomba che il caos o forse il destino ha portato fin lì, a qualche passo dal tuo corpo, fin dentro la mente, sotto il tuo pezzo di cielo. All’inizio era tutto più semplice. Era tutto più chiaro. Persino vomitare la colazione tra le membra che l’aria bollente di un’esplosione lasciava schizzare ovunque, e anche addosso. Sì. Era tutto più semplice. Perché il mio pezzo di cielo era ben delineato e quelli erano solo i fatti che il mio lavoro voleva documentare. Sono stato ovunque solo per poter documentare. E poi raccontare. Come un medico che non si lascia abbagliare dal candore del suo camice così come non si lascia stordire dalle macchie che inevitabilmente lo imbratteranno. Come un’anima malata, che sa di soffrire, e soffre, ma non per il peccato che qualcuno le vuole instillare col sigillo della verità. Sì. Delineato. Verità. Era tutto più semplice. Era tutto più chiaro. Poi arriva il momento in cui l’abitudine si perde in quelle cronache, dimentica di quelle verità e persino di quei fatti per scoprirsi un’altra, un’altra cosa, un’altra realtà, dentro un nuovo ordine morale che non contempla recinti pieni di frasi fatte e di pensieri svenduti al miglior offerente o alle platee dalla bocca buona. E lì scopri che quei pezzi di carne schizzati ovunque erano persone prima di fatti, sofferenza prima di cronaca. Sì, e lì scopri. Che non esistono verità ma solo fatti, che non esistono ragioni ma solo abitudini. Così quando vomiti non lo fai più per lo schifo. Ma per lo Schifo! Già. Quello Schifo che membra insanguinate non possono rincorrere se non dopo un lungo viaggio di cui questa società ha pagato il biglietto. Ecco infatti. Gli stessi fatti in posti diversi, con persone diverse, con ragioni diverse. Chissà. Le stesse abitudini!  Che sputano verità  che non conoscono galleggiando su fatti che menti partigiane insinuano sul confine  che l’ipocrisia nasconde alla realtà. Ecco. Poi un giorno mi alzai. Attraversai quella lama di luce con la mente sgombra da tutte quelle verità che avevano delineato il mio pezzo di cielo e..

venerdì 4 luglio 2014

Débâcle mondiale e la fenice infelice


Il paese dei mila e mila allenatori da tempo non riesce a esprimere una squadra all’altezza di tanta supponenza. Evabbé è solo calcio! È vero è solo calcio, ma quando le risorse economiche e psichiche sono profuse con tanta generosità da ogni parte, ogni tanto bisognerebbe avere l’accortezza di misurarne  l’efficienza con cui vengono utilizzate: o sprecate! Certo bassa l’una altissima l’altra, e dunque è sempre solo una questione di prospettiva: dipende da che parte si guarda! Da che parte si sta. Dall’abito che s’indossa. In fondo tutto è relativo disse una meteora curvando lo spazio e stropicciando il tempo: dando al seggiolone su cui si sta appollaiati una credibilità persino imbarazzante da sostenere. Bè!  Allora tutti su quel seggiolone a proporre la propria visuale, e magari qualcuno potrebbe persino salirci con una bacchetta magica in mano o magari  stretta sotto un’ascella: per potercisi arrampicare.

Burden of proof ha certamente catapultato i Soft Machine su quello sgabello, ma mentre sta suonando mi lascia pensare che anche i Weather Report con Night Passage o Procession una volta lì su hanno potuto dire la loro per diritto. Certo ognuno ha i propri gruppi o il proprio genere, ma certo quelle erano grandi squadre. Non avrebbero fallito per due volte consecutive perché la passione era il catalizzatore che le teneva unite.

La metafora calcistica trovo sia molto pertinente alla nostra situazione di paese, gli allenatori cambiano ma alle spalle ne hanno altrettanti disposti a sentenziare verità inoppugnabili che però non sono catalizzate da qualcosa che tutti riescano a condividere: vedi quella passione, ma spinte soltanto dalle proprie idee.. oh legittime finché vi pare ma affinché il gioco funzioni bisogna che almeno la squadra le condivida! Altrimenti si rimane imprigionati in quel ruolo di tifosi che molto urla e poco dirige. Ed allora tutto ciò che non ci piace rischia di diventare persino incostituzionale: come se quella Corte fosse dispensatrice di verità assolute: si era persino espressa contro l’incostituzionalità del taglio agli stipendi dei magistrati, perché in questo modo li avrebbe messi in una condizione di diritto diversa da quella degli altri cittadini. Dunque! Dov’è la squadra! E la passione?

Così al semestre europeo ci siamo presentati ciascuno col proprio seggiolone. Certo per Borghezio deve essere stato difficile salirci sopra, vuoi per questioni meccaniche vuoi per il fatto che al posto della bacchetta magica brandiva una lancia; con una punta scintillante di verità; che certo tenere in mano o sotto un’ascella gli avrebbe ostacolato quella salita peraltro già imbarazzante di suo, ed allora qualcuno che abbia forse pensato di ficcargliela da qualche altra parte? Ma solo per agevolarlo certo. La bacchetta magica pentastellata invece sembra perdesse porporina dalla punta, ed insieme a quel luccichio sembra perdesse anche le coordinate che il GPS incorporato non riusciva così a trasmettere pur di guidare gli onorevoli ai loro posti: ma quali posti? Già! Due voci fuori dal coro della dittatura renziana dicono, a fare a gara a chi ha il seggiolone più alto, ed a parlare in nome di milioni di voti presi certo che però tifano; urlano schemi e tattiche di gioco; tra le ceneri di una partita finita che potrebbe risorgere se solo la smettessero di giocare a chi ce l’ha più lungo e lasciassero alla fenice il tempo di spiegare le ali. Quel tempo che almeno la squadra francese sembra aver trovato sul campo e che forse troverà anche in parlamento  visto il loro amor di patria. Ecco! Amor di patria! Ecco cosa forse ci manca davvero. E non perché non cantiamo l’inno. È un catalizzatore che è ancora un mistero impenetrabile, che nemmeno oltre confine ci permette di condividere: ma solo di puntualizzare.
Ecco perché mentre la fenice degli altri dispiega le ali, la nostra malinconica e impacciata rimane a immaginare quel volo.

lunedì 16 giugno 2014

Liquido alternato




 
Ebbé!
Come il fluido del nucleo terrestre con quel suo muoversi genera magnetismo utile che manifesta il suo fascino nelle aurore boreali, così la democrazia liquida del web con quel suo divago andirivieni magnetizza le menti degli accoliti, manifestando il suo fascino proprio nel lasciare pensare a quella liquidità come a qualcosa di ineluttabile, ed altrettanto inutile. Ed allora il liquido si contiene nel vetro di quel contenitore che il blog pentastellato evoca, come e forse più di quei giornali partigiani su cui partiti hanno sempre proposto le loro verità: contrabbandandole come politica o persino come cronaca.
Ed allora le alleanze prima si annunciano e poi si fanno votare e così anche le strategie politiche: ma in fondo certo votare dà quella sensazione di partecipazione che la modulazione psicologica dell’annuncio può solo amplificare. È quello che B per esempio ha fatto per 20 anni. Ma anche Veltroni se per questo e persino Prodi! Ed allora cosa c’è di diverso nel movimento liquido? Che forse si sono accorti che i veri esorcisti della politica italiana non sono loro? Ed anzi proprio un paio di quei tentativi di purificazione sono sfuggiti di mano; o forse di mente; pasticciando con formule magiche e rituali  della rete che nulla hanno a che fare con la democrazia reale.
Certo sentire Di Battista o Di Maio nelle piazze spiegare alle persone chi è davvero Farage per giustificare una linea strategica quantomeno confusa, o sentirli crepitare contro la truffa del secolo: che avrebbe oscurato qualche milione di voti evidentemente! J Ed ancora cambiare la linea strategica che in fondo ha spinto “ l’ebetino “ così in alto e che ci ha ridato, quella si, il buon B agli onori delle cronache politiche. Ma ora quella posizione di ago della bilancia comincia ad interessare: anche se le sembianze e forse persino la funzione non sono certo quelle dell’indicatore incorruttibile di una bussola. Così ora nelle piazze quelle stesse persone dovranno tornarci per spiegare che lo strascico di consensi che l’ebetino si porta dietro, forse vale qualcosa, e che pertanto l’ebetino essendo legittimato ora deve ascoltarli; o forse può ascoltarli, a cominciare da quella proposta di legge elettorale proporzionale, per esempio, che la rete ha avvallato (sempre dopo il blog) e che pertanto il loro 20% di consensi rende reale, perseguibile, e persino inderogabile: quel 60% di idee diciamo, che invece la ritiene una stupidaggine dorotea che tornerebbe ad elevare nonché formalizzare la pratica dell’inciucio a prassi politica, sarebbe solo il sintomo di una classe politica corrotta e reazionaria: i morti per intenderci! J Eccerto! Il proporzionale finché ne parlava Tabacci o Casini era inciucio, ora invece è democrazia liquida.
Sembra che Grillo e Casaleggio conoscano bene la politica dei forni, quella dell’opportunismo ma anche delle opportunità. Ed ora spaziare da Farage a Renzi potrà certamente metterli nelle condizioni di farci capire in quale direzione fluisce quel magnetismo divago e inconcludente, capace di muovere le masse col fascino potenzialmente letale di un’aurora boreale. J
 
 

lunedì 26 maggio 2014

Il grillo nel vespaio II: after market


Entra il titanio e poi l’alluminio, il file, tutto dentro la stampante 3D e poi esce la turbina. Ecco! Il semplicismo del web che semplifica tutto fino alla banalizzazione lasciando pensare o peggio sperare che la tecnologia possa risolvere tutto. Le pale di una turbina o di un compressore sono tra gli oggetti più complicati da progettare e da costruire: ed in pochissimi al mondo lo fanno; spiegarlo a Grillo.

Il valore aggiunto di ciò che si fa va ben oltre la tecnologia: senza voler aggiungere anche concetti di etica. E dunque le stupidaggini che la democrazia liquida ci ha proposto (che poi tanto liquida non è) dovrebbero ora tenere in considerazione che la democrazia del popolo non si esprime solo nella ricerca del consenso: da qualunque parte stia. Ed allora spiegare a Grillo che non ha senso destabilizzare la propria giunta a Parma forse per questioni elettorali, o forse solo in cerca di quella purezza sterile e vuota di etica. Se Pizzarotti si fosse dimesso che forse il web avrebbe eletto un altro sindaco? E quale sarebbe stata la continuità che quella giunta avrebbe potuto avere, per dare seguito al proprio tentativo di amministrazione? Inoltre spiegare a quel cretino di sindaco pentastellato che in una scuola giustificava il fatto che i bimbi si devono pagare il dolce a mensa e quelli che non possono pazienza! .. perché la gente lo vuole! Ma quale ggente! Dov’è qui la visione politica?

Spiegare a Grillo che con un 20 o 25% si deve poter influire senza per questo rincorrere il 100% perché questa è la democrazia.

Spiegare a Grillo che in tema di immigrazione bisognerebbe dire cose quantomeno più chiare e non giocare alle tre carte.

Spiegare a Grillo che anche in tema di euro vale quanto sopra. Non si esce dall’euro o dall’Europa e poi però gli eurobond sono un’opzione.

Spiegare a Grillo che non si stracciano i trattati che istituzioni in rappresentanza di nazioni hanno concordato: e soprattutto non lo si fa davanti alla faccia di nessuno: culona che sia!

Spiegare a Grillo che i tribunali popolari, per quanto benevolmente evocati, sono un’esperienza fatta più volte nella storia: e non ha mai portato bene!

Certo ora lui prende un malox perché non si sa mai e Casaleggio finalmente va in analisi per capire perché si è messo un cappellino, ma rimane quel 20% che sarebbe meglio imparare ad utilizzare per quello che è e non per quello che visioni apocalittiche avrebbero dovuto rendere.

Un anno fa! Un’occasione sprecata per cambiare l’Italia! Ed ora! Certo l’ebetino ha i numeri per provarci, ma come detto nella puntata precedente J dovrà farlo con B e con quei partiti pluri ammaccati, che il sarcasmo pentastellato ha restituito alla storia del paese ed agli onori di quell’esserci: che sterile purezza di pensiero hanno forse definitivamente negato alle stelle.

giovedì 22 maggio 2014

Il grillo caduto nel vespaio?


Lo share dice che la trasmissione è stata un successo ed anzi porterà mila e mila voti in più al movimento 5 stelle: e magari direttamente a Grillo o a Casaleggio! .. possibili ministri.

Certo la maschera che Grillo ha utilizzato era quella appropriata al pubblico di Vespa, e certo i cosiddetti moderati che lo seguono non avrebbero perdonato parolacce e improperi. Dunque! Bè certo per un comunicatore capace qual è Grillo, non era difficile interpretare la sceneggiatura appropriata. Non intendo in cattiva fede! Indossare la maschera che serve per comunicare con qualcuno da cui vuoi farti ascoltare, è semplicemente un esercizio empatico: non necessariamente un inganno dunque.

Detto questo, le considerazioni che mi si appalesano penso non siano così scontate.  Allora! Saper parlare a pubblici diversi denota un ragionamento che va oltre il cielodurismo leghista per esempio. Certo loro sono rimasti agli elmi celtici e a quegli slogan facilmente comprensibili da un pubblico involuto e incazzato. Grillo invece ha a che fare con un pubblico spesso evoluto, piluccato in modo trasversale da tutta quella politica che invece ha fatto di tutto per farsi drenare quei consensi. Ed ora è difficile dare torto a certa incazzatura che non vede di buon occhio il vecchio che si traveste da nuovo, e persino il vecchio che orgogliosamente rimane vecchio: pur di non gestire i sintomi dell’inevitabile fallimento. Questo secondo me è un primo pilastro di quello share mielato.

Ed in questo share  Grillo ha dimostrato le capacità comunicative di Renzi e di B. Volgere lo sguardo delle parole a chi ti può o chi ti vuole ascoltare: attenzione! Non lo sguardo delle idee: perché trasversalità d’accordo! Ma un organico di idee che possano andare bene ai no tav e ai moderati ex berlusconiani lascerebbe pensare a quell’armata Brancaleone che B ha tenuto in piedi per tanti anni: pur di esistere. Ma proprio B ci ha dimostrato: per quanto fosse ancora necessario; che le parole costruiscono la proposta di marketing politico: che non è la proposta politica; ed infatti si sono sfasciati come le repubbliche ex sovietiche; o quelle slave; .. o; insomma tenere dentro da Storace a Bossi doveva essere dura! Ma forse nemmeno tanto vista la qualità intellettuale delle figure. Dunque la democrazia delle parole di Grillo lievita da Vespa: e proprio da Vespa; il dolce della propaganda elettorale capace di ammansire i moderati. Dunque in termini di strategia politica dov’è il nuovo di Grillo?

Detto questo, al sorrisone mielato di Vespa che schizzava ammiccamenti al plastico grillino, forse proprio Grillo non si è accorto del doppio gioco, o forse doppio senso, interessato a quel plastico certo, ma solo perché tutti i collusi, i corrotti, gli sfaccendati, dell’ex pdl in quel plastico non ci stanno!

Intendo.  Fi non è certo data per vincente, (direi il centro destra in genere) e per tanto perché non avvantaggiare Grillo, che nel caso di un avvicinamento al PD lo costringerebbe ad una nuova alleanza: di programma la chiamerebbero; col centro destra forse riunito, forse no, ma che importanza avrebbe: a quella coalizione il PD sarebbe costretto, a meno che non vediate possibile un’alleanza PD M5S con Beppe e Casaleggio magari ministri: uno agli esteri l’altro all’economia per esempio ;-)

Allora quel gongolare mielato nel schizzarlo sul plastico Vespa lo rivolgeva a quell’idea splendida e travolgente, e soprattutto nuova, che non potendo inciuciare Grillo, lo ammansiva con lo share, che certo potrebbe trasformarsi in voti, che non serviranno (a meno che non arrivi la cosiddetta percentuale bulgara) a creare una forza di governo: ma a riproporci questa comoda alleanza che per ora è con quei poveri infedeli e sleali dell’ NCD, e dopo potrebbe essere quasi certamente con FI.

Ecco! Così questa volta a resuscitare il morto non sarà Renzi: come più volte accusato dallo stesso Grillo, ma proprio lui, il mattatore dello share, il comunicatore dell’impossibile, (..qualcuno spieghi come uscire dall’euro e poi magare fare anche gli euro bond.. o qualunque altra cosa dell’economia pentastellata! :) il messia della decrescita: perché a quel punto la crescita tornerà ad essere quella di B.

Certo, a Dio piacendo! J

Ed allora ammesso che non sia demagogico: o incostituzionale direbbe qualcuno (sono tempi in cui l’incostituzionalità di qualcosa centra sempre: a cominciare da quella stessa Corte forse) da che parte starebbe il voto utile?

mercoledì 21 maggio 2014

Era niente


Era niente!

Come il vento caldo sulla pelle

quando scorre.

Bruciando segni vomitati dal tempo

Che galleggiano ignari di ciò che sono: ma non del loro destino.

Era niente!

Come il vento freddo sulla pelle

quando li scolpisce.

Solchi di lamenti

Che pizie assorte hanno dimenticato di tradurre.

Lasciando l’anima alla vertigine di quel niente

Che non è nulla!

E forse tutto.

giovedì 6 febbraio 2014

Colosseo offresi alle agenzie di rating!


L’attivismo a cui la Corte dei Conti è stata costretta dalla malapolitica italiana, si sta rivelando  con la spinta propulsiva di chi, dopo un lungo periodo di stasi, ha scoperto le magie con cui certa chimica ha  maldestramente riabituato all’utilizzo dell’organo: quello cerebrale!?

Certo, meglio tardi che mai farfuglia un vecchio detto, ed allora ben venga questa improvvisa ondata energetica da cui al momento si sono salvate solo due regioni italiane: la Toscana ed il Veneto, e che invece di degradare pigramente sulle spiagge interne del malaffare rilancia su quelle più esotiche del rating.

Il mondo liberale e quello più europeista è insorto gridando allo scandalo, peraltro sempre molto provinciale, con cui si tende ogni volta a rimarcare quell’Italietta incapace di guardarsi attorno e di esportare solo scandali e giullari. Ma a ben vedere non sembra che il resto del mondo abbia molto da imparare da noi! Ed allora perché non cercare una volta tanto di recuperare quel senso di Patria per esempio: ma non quello che si nasconde dietro una bandiera, piuttosto quello che quel splendido esemplare di donna, Hannah Arendt, definiva come lo “ Spazio Pubblico. “ Il suo pensiero è intrigante come e più della sua personalità. Perché se  vero che quello è lo spazio per giudicare e per rendersi conto di ciò che avviene, mentre avviene, allora ci si rende anche conto che quello spazio non è garantito. Ed allora valori di identità storica, e poi di comunità, fanno di quello spazio una Patria.

Allora perché gridare sempre allo scherno quando un tentativo, magari solo indirettamente, potrebbe, e forse dovrebbe, invece coalizzare attorno a quell’idea di Patria. Certo francesi e tedeschi e inglesi e.. già! Mi sa che siano tutti più bravi in questa ricerca.

Allora! Corte dei Conti Vs agenzie di rating! Bè a dirla tutta ci sono dei precedenti. Due Stati: quello Americano e quello Australiano ci hanno preceduti, ma certo gente più seria potrebbe dire qualcuno, loro non sono i discendenti di Pulcinella. Inoltre quei fenomeni dei norvegesi, se ben ricordo .. o forse finlandesi, chiesero a garanzia il Partenone per potere dare prestiti alla Grecia. Ma si sa quelle nordiche sono le democrazie più democratiche: del mondo! Già!

Dalla provocazione, dentro cui la nostra Corte dei Conti ci ha infilati, mi verrebbero in mente due riflessioni.

La prima è che le agenzie di rating non hanno dimostrato infallibilità ed equidistanza Socratica. Ed infatti la Cina sta lavorando ad una propria agenzia e l’Europa farebbe bene a fare lo stesso. Ma qui si spalancano le porte a concetti di politica internazionale: appunto! Perché stilare classifiche rigide basate su dati asettici, ma spesso sterili, lascia come risultato un posto in classifica che nella memoria rimane leggibile: ma non altrettanto intellegibile. Accidenti non me ne voglia il Botswana che ci precede quasi ovunque!

L’altra riflessione è che il valore di una comunità non può essere espresso allo stesso modo del valore di una azienda. Ed allora se troppo spesso le leggi consentono a speculatori ed a pidocchi di inserirsi nei procedimenti fallimentari delle aziende per acquisirle a valori irrisori, lo stesso una società veramente civile, non dovrebbe consentirlo nei confronti di una comunità: e secondo me nemmeno nei confronti di un’azienda, perché il liberismo sfrenato non serve la comunità ma solo alcuni singoli privilegiati, o più pidocchi degli altri, all’interno della comunità. Così Germania è andata a fare shopping in Grecia ed i vichinghi ne volevano il Partenone: forse che .. non sanno più dove appoggiare i loro elmi? No! Questa non è la comunità! E la Arendt aveva ragione!

Dunque la provocazione della Corte dei Conti potrebbe essere rivista in questi termini, e non semplicemente nel pensare che attribuire un valore al Colosseo piuttosto che alla Pietà di Michelangelo, sia un esercizio grottesco perché tanto nessuno se li comprerebbe. Detto questo aggiungo anche ben svegliati dal letargo, e speriamo non sia solo una questione.. di chimica!

Allora agli amici liberisti e non, rilancio con un pensiero della splendida creatura: “ La mancanza di idee è più pericolosa di ogni istinto malvagio.” Dove pensiero, aggiungo io, non significa conoscenza ma la capacità di distinguere il bene dal male, il bello dal brutto. Ed a questo solo la nostra singolarità ci può guidare, e non certo il concetto della prassi: Marxista! Solo così quello “ Spazio Pubblico “ può diventare davvero una Comunità, senza sfumare in concetti totalitari come nella cara vecchia Europa di questi ultimi due o tre anni se ne sono visti.

venerdì 3 gennaio 2014

In mezzora un fascino lungo una vita


Bè per quella mondiale non si erano preparati per tempo. Era evidente da quell’ingresso! Spavaldo e un po’ troppo aggressivo per qualunque giudice forse. Ma non per questo forse. Una ragazza stranamente giovane per quel ruolo. Certo Gaia sul ring era sempre stata piuttosto brava entrava come una prima donna, ma poi quel giudice sembrò destabilizzare l’attenzione di Andrea che in qualunque altra occasione sarebbe rimasta granitica su Gaia, come sempre del resto, come ogni volta che la conduceva sul ring. Del resto. Gaia s’inarcò e con un gesto che pareva studiato allo specchio lo condusse al centro del ring. Proprio davanti a quel giudice maledettamente attraente che fece nulla per nascondere il suo disappunto per quell’entrata irruenta. Gli occhi di Andrea si rivolsero a Gaia come per riprenderla, ma poi quel sorriso stemperò tutto e lei sembrò capirlo velocemente. Un attimo. Solo un attimo per incrociare sguardi che si capivano ancor prima di essere studiati. Si. Come davanti ad uno specchio! Come davanti alle richieste pressanti di un regista che ogni volta le chiede di fare questo o quello. O come davanti ad un fotografo che immagina inquadrature che dovranno rendere una naturalezza immersa in luci Caravaggesche. Si. Gaia era una modella perfetta. E Andrea sapeva condurla la dove nessun altro probabilmente sarebbe riuscito. Ma quel giudice gli apparve inaspettato! Gambe sottili su tacchi ubriacanti si muovevano lì sul ring con quell’eleganza da cui Andrea non riuscì a fuggire. E per quell’attimo la danza con cui Gaia compiva i suoi passi si confuse con quella con cui quelle gambe rubarono la scena del ring. Con un lamento accordato sulle note che normalmente Gaia avrebbe capito la richiamò. E finalmente si mise in posa. Eterea. Perfettamente inquadrata al centro di quel ring in cui però la scena le era stata rubata. Si. Quelle due femmine si guardarono e per un attimo. Un velocissimo e impercettibile attimo, Gaia scodinzolò. Mentre lo sguardo di Andrea si schiuse con un sorriso appena tracciato che avviluppò entrambe. Per poi fermarsi compiaciuto su quel quadrupede grigio che tanto gli aveva dato. Un fascino lungo una vita.

In mezzora il profumo del tempo


Ai mercati generali gli era sempre piaciuto. Un po’ tutto! Quei colori, e persino quel profumo di rugiada  che sembrava rimasto uguale a se stesso. Per tutto quel tempo. Da quando suo padre ogni tanto lo portava lì. La mattina all’alba. Era passato tanto tempo, ma quell’abitudine l’aveva conservata. Ogni tanto si alzava presto e andava lì. La gente indaffarata per lui non era un problema, lui non era lì per lavorare, ma solo per conservare quei profumi e quei rumori nella sua mente. Suo padre lavorava lì, ma era passato così tanto tempo che quel posto se lo avesse mollato per un attimo non lo avrebbe più riconosciuto. Si era passato tanto tempo, e forse nemmeno suo padre lo avrebbe riconosciuto. Un incidente lo aveva portato via seppellendolo sotto un cassone di frutta. Ora invece i cassoni non ci sono più. Figli di un altro tempo, come suo padre, come quei ricordi che non voleva perdere. Andava tutto così in fretta nella sua vita! Ma quegli odori voleva conservarli e così ogni tanto passava da lì. La frutta e tutte quelle verdure viaggiavano su cuscini d’aria man mano che venivano scaricati dai mezzi di trasporto. Niente più carrelli accidenti! E quel traffico disordinato che si confondeva col vociare degli addetti nemmeno. Ma il profumo della rugiada! Accidenti. Quello della terra che rimaneva attaccata a quegli ortaggi! Ecco! Quello era ancora uguale. Almeno fin lì. Fino a quando non veniva tutto lavato e mescolato per ottenere quelle miscele vitaminiche che avevano trasformato i mercati generali della frutta e della verdura in una specie di supermercato vitaminico. E basta! I colori e gli odori nella fase di accettazione sembravano figli di un altro tempo, poi tutto si mescolava in un amalgama asettico col profumo dei ricordi, che baluginando da un’altra era depositava lì attorno il fascino di sensazioni vissute. Andrea andava lì solo per annusarli, per non dimenticare quelle sensazioni che da piccolo invece gli cascavano un po’ addosso. La mattina presto! Già. Ed ora invece proprio con quelle sensazioni cerca di riviverle, forse per non perdere di vista quel passato che ora lo sta sopravanzando. Velocemente. Impietoso di quel tempo. Impietoso di quel vissuto. In questo futuro non sembra esserci posto per la rugiada e nemmeno per quei profumi. Ora la luna è quel profumo. Quello di un altro tempo.

giovedì 2 gennaio 2014

In mezzora viaggio domenicale


Il paesaggio scorreva dai grandi finestrini come quadri di Klimt. Non era sempre comprensibile per il modo in cui si proponeva. O più probabilmente la sua testa era altrove. Guardava distratta. E quelle immagini arrivavano improvvise. Fredde e probabilmente inutili e forse per questo la sua testa si rifiutava di elaborarle. Chissà perché ci si era infilata lì! Ormai se lo chiedeva da un po’. Ci si era infilata! Forse per passare una domenica diversa dalle altre. O forse per dimenticare una domenica uguale alle altre! O forse! Chissà! Non le era ben chiaro. Quelle persone erano troppo diverse da lei. Erano tenute lì dentro quel budello dalla passione per un qualcosa a cui lei invece non aveva mai dato importanza. Ed ora! Perché dargliene! Si. Se lo stava chiedendo. Ed intanto quei paesaggi diversamente splendidi non le lasciavano intravedere l’anima della campagna toscana. Che invece aveva sempre amato. Ci si era imbucata! Si in quel budello! Accidenti! Non era una domenica diversa! Stava diventando semplicemente insopportabile. E poi. Già! Ma la giornata in fondo era appena iniziata. Condotta senza ripensamenti verso uno stadio che per quello che le importava avrebbe potuto contenere anche dei gladiatori. Lì dentro l’eccitazione per la partita che sarebbe seguita stava evaporando un vociare ormai insopportabile. Si. La sua testa era altrove! I suoi pensieri erano altrove. La dove quella passione domenicale per lei non avrebbe mai colpito! Lo aveva fatto per lui pensò tra sé. Per quel desiderio mai espresso che ora quel pullman avrebbe dovuto soddisfare? Accidenti no! Quel pullman le stava imprigionando la domenica dentro le urla incomprensibili di persone che invece si annullavano. Si. Dentro quei canti. Dentro quel tifo. Dentro quella circostanza surreale forse perché troppo lontana dalla sua situazione. Lo stadio finalmente! E quella gabbia si sarebbe allargata almeno per un po’. Almeno per quell’attimo che avrebbe reso quella domenica diversa. Ma probabilmente inutile. Scese dalla pedana dell’autobus, respirò tutta l’aria che poteva. Sorrise ai compagni di viaggio attorno a lei che già con la testa dentro lo stadio si accalcarono all’ingresso. Sorrise. Si. Lei c’era! E il mondo continuava a girare.

In mezzora l’equazione perduta


Ultimamente succedeva sempre più spesso.  Tornava a casa e si infilava nel bagno. Un saluto veloce e poi spariva. Giulia non sapeva spiegarselo. Possibile che ogni volta che tornava a casa la mamma dovesse andare in bagno con tanta fretta! Eppoi ogni volta il suo compito doveva aspettare. Si. Aspettava che quelle equazioni si risolvessero da sole. Forse. Magari sarebbe successo! In fondo con quelle matematiche riusciva anche  da sola, e farsi controllare il compito era solo un modo per avvicinare qualcuno. E magari sentirsi dire qualcosa. Qualunque cosa! Già! Andrea era quasi sempre via. Costruiva cose. In posti lontani. E qualche volta lei c’era persino andata. Poi però quello che riusciva a costruire in quei posti a casa non riusciva altrettanto bene. Quella volta quando Giulia glielo disse lui le sorrise, e non riuscì a trovare le parole per andare oltre. Quel sorriso appena tracciato probabilmente delineò le sue labbra con l’amarezza che quel presente non riusciva a diluire. E dove poi! Dove avrebbe dovuto diluirla. Perché aggiungere ricordi ad un presente che non funziona quasi sempre è un esercizio doloroso. Malinconia e piacere troppo spesso si mescolano in un cocktail incapace di lasciarsi assaporare per brindare. A cosa poi! A qualcosa che forse non esiste più! Giulia era brava in  matematica. Ma forse non era capace di preparare cocktail! Pensò! Più di una volta le passò per la mente che potesse dipendere da lei. Si. Ma poi. Quelle equazioni non era in grado di risolverle da sola. Forse ci provò! Si. Ma non funzionò! Capì solo che suo padre continuò a fare quello che aveva sempre fatto. Mentre sua madre cominciò a respirare con sempre più affanno. Dovette rinunciare ai suoi giri per il mondo! Il teatro! Quelle scenografie che le venivano così bene! E poi invece. A casa! Era tutto così piatto. Quando cominciò a pensare che forse dipendeva da lei, dal semplice fatto che era nata! Bè lo aveva già capito! Ma in fondo cosa poteva farci lei? Non erano le sue equazioni quelle! Ed il risultato di quelle che invece sua madre cercava di risolvere in bagno si perdeva sempre. Tra soluzioni impossibili. Tra sostanze indefinibili. Che la lasciavano allucinata. E forse sognante. Dentro scenografie in cui un posto lei forse non lo avrebbe mai trovato.

lunedì 30 dicembre 2013

Il pippone di fine anno: B&G come Aristotele ed Hegel


Due e forse tre discorsi in contemporanea!

Dai! Quest’anno non ci faremo mancare nulla! Il bello è che forse due di questi tentativi saranno tentati appunto! Per oscurare quello istituzionale.

Vabbé!

Vista l’occasione due comici sono senz’altro meglio di uno, ed insieme magari riusciranno a curare quel popolare mal di pancia che le sbornie ventennali a cui certa politica (quella che ora tenta di riciclarsi come nuova) ci ha abituati, ora ci impone tra mefitici meteorismi e slogan vocalizzati dentro bolle d’aria che emergono come rutti.

La costituzione che ci siamo dati (e che qualcuno dimostrò che volendo è possibile modificare: anche l’ultimo giorno di legislatura, ma proprio volendo, come capitò con quel titolo quinto che a distanza di anni si può dire abbia contribuito in grande misura a distruggere i bilanci dello stato) piaccia o non piaccia ci rende un’architettura istituzionale a cui la formalità della politica è tenuta: soprattutto quando su quella costituzione giura: o ha giurato. Certo la formalità politica: ovvero quella liturgia di adempimenti che dovrebbero incoronare la democrazia, si ridicolizzano proprio in quel volerle diluire dentro quel magma indefinito di questioni meteoriche che l’opportunismo della costante propaganda elettorale fagocita.

Già! Allora ascoltiamoci tre discorsi! In fondo chissenefrega della liturgia! Già.

John Stuart Mill (il papà della democrazia?!) più o meno a metà ottocento in un saggio sulla libertà scrisse: “ .. è lecito fare ciò che si vuole, se l’azione non procura danni a qualcun altro. Per quello che riguarda la collettività: il valore di uno Stato è il valore di chi lo compone. Tenetelo a mente. “  Certo Mill è da molti considerato il padre del pensiero liberale, secondo me anche più di Locke, ma certo è incredibile che a distanza di più di un secolo e mezzo questa frase sia ancora attuale e forse incompresa: viste le tante interpretazioni che le derive populiste hanno proposto e stanno tutt’ora proponendo. Certo Locke per primo parlò di libertà e diritti che l’individuo si ritrova alla nascita: per il solo fatto di esistere! Ma Mill per primo disse che uno Stato che non difende le minoranze non può essere una democrazia. Certo! Per questi signori lo stato era lo Stato! La nostra politichetta invece sembra capace di proporlo solo come un contenitore di rutti.

Eppoi! Continua Mill

“ .. Confesso che non mi piace l’ideale di vita sostenuto da coloro che pensano che lo stato normale degli uomini sia quello di una lotta per andare sempre oltre e che l’urtarsi e lo spingersi degli uni con gli altri, che forma il tipo esistente della vita sociale, sia la sorte meglio desiderabile per l’uomo, e non piuttosto uno dei sintomi maggiormente tristi di una fase del progresso produttivo. “  Accidenti! Quel genio precoce di Mill già allora parlava di vita sociale e di progresso produttivo. E di Stato!  Già! E nel farlo non spostò nemmeno gli stilemi (quelli della critica delle ragioni) con cui Kant formulò il suo imperativo categorico, riassumibile tutto sommato in un concetto molto semplice: quello di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te! E certo! Il loro pensiero per quanto difficile da leggere, soprattutto Kant, però alla fine non era interpretabile: dava dei punti fermi. Poi però è arrivato Hegel che con la sua smania di trovare un posto codificato a tutte le cose: o meglio a tutto ciò che è razionale (perché solo ciò che è razionale è reale, e viceversa) ha dato il via all’epoca delle interpretazioni, (il suo pensiero dogmatico era quello che meglio si prestava a spiegare il dogmatismo del Cristianesimo, ed allo stesso tempo quello che rendeva praticamente impossibile conciliare quelle riflessioni razionali con quelle fideistiche della Rivelazione: un bel record!) si! Ma era capitato anche ad Aristotele, ed in parte a Platone. Sta a vedere che laddove la ragione con la sua razionalità diventa parte preponderante del pensiero, lascia però così tante sfumature di grigio che poi quella razionalità evidentemente ci sguazza!  

Ed allora quella lezione che ci propone un pensiero interpretabile con l’opportunismo funzionale ai propri obiettivi ci viene da lontano. E per di più da nomi illustri! Sta a vedere che Aristotele e persino Hegel sono i papà del populismo!
Vabbè!
Dentro questo concetti certa politica certamente ci ha sguazzato, e ci sta sguazzando, però dai! Berlusconi e Grillo come Aristotele ed Hegel! No dai! Anche se secondo me quasi certamente almeno uno dei due più di un pensiero ce lo ha fatto! E già! E  visto che il loro ego è così capace di ricalcare fedelmente i tratti dell’analisi Adleriana sulla volontà di potenza, nel farlo spero ci risparmi quelle illustri contaminazioni genetiche e si proponga a luci unificate: magari nella migliore tradizione di Gotham city.

venerdì 29 novembre 2013

Una nuova grafica! .. In evoluzione..


Ecco! Il  tempio shintoista di Fushimi Inari Taisha. Una porta che apre un percorso per lo spirito. Quattro kilometri delimitati da centinaia di torii rossi e da volpi di pietra. La volpe è il messaggero di Inari. Il dio del raccolto del riso. La piccola Chiyo lo percorre di corsa stringendo nella mano le monete per la sua preghiera. E poi. In fondo alla sua corsa. Le dona al dio. Per quella preghiera! Per la sua vita. Erano gli anni ’20. Anni in cui disagio e dolore a volte custodivano una crisalide, che poi si trasformava in geisha. Si! Si trasformava. La trasformazione dello spirito in qualcosa che solo il corpo gli può lasciar comprendere: il dolore e il piacere. L’orrore e la bellezza. Il solito dualismo Junghiano da cui l’imbranatismo di Paperinik non avrebbe certamente potuto sottrarsi. Una sensazione! Si. Chissà! Forse un deja wu! Di un’altra vita! Di quell’altra personalità! Di quell’altro io che scalpita per essere Io, e che forse non vuole essere me! Ecco allora! Che quella porta si apre. E quel percorso si apre. Tra i rossi dell’anima! Con le parole della ragione. E così la piccola Chiyo diventa Sayuri. Mentre all’imbranato papero non rimane che tirare fuori il suo temibile mantello.

Un ringraziamento ad Akira79 per la bella grafica, ed agli amici disposti a varcare quella porta: magari per scrivere il proprio torii.

sabato 7 settembre 2013

Il volo

Tinnnn.

Tinnnn.

Tinnnn.

Tanti pensieri
Che volano in cielo.
Per poi
Ricaderti addosso
Solo per dirti
che in fondo
Esisti.

Tinnnn

Tinnnn

Tinnnn.

giovedì 15 agosto 2013

E poi
La guardai.
Con lo sguardo dei ricordi.
E poi
Quello sguardo
Si perse.
Nel labirinto dell'anima.

giovedì 25 luglio 2013

Andante

E poi!
La nube si ruppe.
E un pianto di farfalle cadde.
Con i colori del destino.

martedì 28 maggio 2013

Splashhhh!!!!


Un tonfo certo. Per il sistema! Come lo chiama qualcuno, più in particolare per la casta che certo si nasconde dietro i nomi dei politici più o meno noti, ma poi si disperde con arroganza tra quella pletora di burocrati che si perpetua indipendentemente dal colore che la stagione propone come più alla moda. I toni si smorzano, in fondo sono solo amministrative, le politiche sono un’altra cosa, in fondo abbiamo vinto, in fondo non abbiamo perso, l’impegno di questo o di quello non era al massimo.. insomma le solite analisi. Ma poi splash .. il tonfo c’è stato e l’hanno sentito tutti.

Le politiche con quella disaffezione malpancista incanalata intelligentemente in un terzo dell’elettorato, avevano in parte nascosto la sindrome decadentista proprio alzando i toni dell’offerta politica. Ma poi! Già, ma poi! Questo clima decadente è il risultato dell’offerta politica che c’è sempre stata, da secoli, forse dalla Roma imperiale! Già! Sta a vedere che per noi italiani rischia di essere una malattia genetica. Queste elezioni hanno riconfermato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che nomi e programmi non sono la leva principale con cui muovere gran parte dell’elettorato: l’elettorato d’opinione sembra rimasto a casa e qualora non l’avesse fatto si sarebbe disperso in rivoli forse non così impetuosi. Già! Ragionare non paga tanto e istigare alla ragione forse paga ancora meno: così ideologia e struttura fanno sempre la voce grossa. L’hanno sempre fatta! E così la casta, quella più subdola, quella nascosta dietro grigi burocrati, ha sempre vinto. Certo quel tentativo di incanalare il malpancismo il desiderio di delineare un nuovo inizio, l’anno zero, ce l’aveva!  Ma poi! Quell’uno vale uno si è perso dietro finte decisioni assembleari e demagogie inutilmente sterili che elevano l’onorevole al rango di cittadino. Così la delega diventa l’orrore e parlare in nome di qualcuno non è il momento di sintesi ma l’anticamera dell’inciucio. Va bè! La politica, anche quella eticamente inattaccabile, cos’altro può essere se non mediazione? Se non lo fosse non sarebbe politica ma nella migliore delle ipotesi una monarchia: magari illuminata! Certo Grillo non è il male, ma un passaggio necessario alla politica italiana, un passaggio stretto e forse accidentato da cui però la politica dovrebbe trovare un varco aperto a quell’anno zero.

Ideologia e struttura allora! Ecco cosa frena l’opinione e riporta sempre la politica a quell’idea monarchica del partito che permette a B.  di fare campagne elettorali stravaganti ma vincenti, che permette a qualche sindaco uscente di prendere voti a due cifre, nonostante tutto, che permette alla nomenklatura del Pd di proporsi come l’alter ego di B. pur di perpetuarsi e pur sapendo di non vincere: Renzi avrebbe vinto. Certo non riuscire a perpetuarsi avrebbe aperto porte da cui sarebbero passati gli scheletri che MPS e gli scandali lombardi hanno appena accennato, e dall’altra parte non riuscire a farlo non riaprirebbe solo la questione di B. leader, ma quella della selezione di una classe dirigente capace: non solo di dire si!

Si è persa la speranza allora? La visione di quella linea stampata da qualche parte che delinea uno zero e forse una ripartenza? Bè tanta astensione messaggi ne sta dando! E quel tripartito così ben ripartito non potrà continuare a fare finta di niente.

Splashhhh.

martedì 21 maggio 2013

L’ineleggibilità e i sette nani


Bè la prima osservazione che mi passerebbe per la mente è che se davvero in questo momento economico per l’Italia la questione importante sia l’ineleggibilità  oppure ora anche la rappresentanza giuridica dei partiti.  In fondo il parlamento su questa questione si è pronunciato credo cinque volte, in questi vent’anni, e a torto o a ragione quello stesso parlamento la questione del conflitto d’interessi non l’ha mai affrontata seriamente: il governo Prodi, per esempio, probabilmente cascò soprattutto perché Mastella si mise di trasverso a questa questione proprio nel tentativo di ostacolare  la presentazione del relativo disegno di legge. Ed ora! Ora che all’ennesima elezione B. e non il Pdl, ha preso circa 10 milioni di voti qualcuno ripropone quel tentativo di fucilazione che elezioni e magistratura non sono ancora riusciti a compiere. Così dopo il quindicesimo ribasso consecutivo della produzione industriale, qualcuno si attacca a quel vecchio tentativo di fucilazione con cui un atto  del 1957 carica l’arma. Certo la scelta strategica del m5s è lo sfascio politico e quindi elezioni ravvicinate: supponendo che il malpancismo possa continuare ad essere la rete da utilizzare in questa pesca. Meno chiari invece i motivi che inducono parte del Pd ad utilizzarla. Per loro sarebbe una pesca veramente povera, soprattutto dopo anni di tentativi in cui la magistratura ha ripetutamente provato a tirarla su quella rete, a cui però quella stessa politica  ha provveduto di volta in volta ad allargare le maglie. Dov’è stata l’opposizione in questi venti anni! Ed ora! Con 10 milioni di voti alle spalle e con la riconquista della prima posizione politica in Italia, la proposta politica di qualcuno è quella di continuare a caricare quell’arma! Come se quello fosse il metodo che in tutto questo tempo ha dato i migliori risultati. Va bè.

D’altra parte il Pd ha lungamente pensato di aver vinto le elezioni, e quel mandato tutto interno che le primarie gli avevano conferito, non è poi riuscito a spenderlo in termini di alleanze o condivisioni di programma, forse proprio perché quel mandato interno: era troppo interno! Troppo dentro strategie politiche che solo quella nomenklatura poteva accettare e riproporle all’esterno con quell’immagine grottesca del governo di minoranza: che cercava sudditi e non alleati.  Così all’ineleggibilità proposta dal m5s, chiaramente  rivolta a B. il Pd risponde con la rappresentanza giuridica, chiaramente rivolta al m5s, dando adito alle chiacchiere di inciucio con cui hanno continuato ad assordarci, e a quel vecchio vizio di cui certa genetica evidentemente non permette di liberarsi, riproponendosi ogni volta con quella vecchia idea per cui non sono le elezioni lo strumento principale con cui sconfiggere l’avversario  politico: ma le logiche tutte interne alla nomenklatura.

I voti hanno un peso? Ahimè si, soprattutto nel momento in cui da intenzione diventano realtà oggettiva nel segreto di quell’urna dentro cui vergogna e passione si mescolano, e si mescoleranno sempre con maggior forza forse proprio per opporsi a quelle forze centripete con cui la casta nel proporsi con tanta autoreferenzialità cerca solo di garantirsi un futuro.

Cosa c’entrano i sette nani? Bè quelli nella politica italiana c’entrano sempre: ovunque! Perlomeno finché Biancaneve avrà bisogno del suo Harem.

lunedì 22 aprile 2013

Napolitano (I) imperatore d’Italia e delle due Sicilie


Bè in questi  giorni è successo di tutto e di più, e poi parole come referendum, porcellum, e date come il 2009 tornano alla mente. Cosa si sarebbe potuto fare se i partiti fossero riusciti a fare una legge elettorale, cosa sarebbe successo se.. e già! Ma tanto i dati su cui lavorare sono questi, e su questi probabilmente bisognerebbe riuscire a ragionare freddamente senza lasciarsi forviare da quella passione partigiana che fa sempre gridare all’inciucio: che ormai è diventato sinonimo di mediazione. Poi, come spesso sta succedendo in questi ultimi tempi, l’etica e le regole sono sempre per gli altri, ed il pregresso diventa un’arma da utilizzare alla bisogna. Così per esempio Rodotà che fino al momento prima considerava il M5S un pericolo, o comunque un vulnus, della democrazia,  si attacca al podio  delle parlamentarie per ritrattare e per spiegare ai Grillini che ciò che pensavano di lui: vedi il dinosauro medagliato e plurimegapensionato, era un concetto discutibile e probabilmente ritrattabile! Certo la rete! Il consenso urlato! E così via.. ma tutto sommato quel tipo di consenso sulla rete è possibile trovarlo per chiunque! Ricordo ad esempio i mi piaceJ che riusciva a raccogliere Corona durante le sue peripezie!

Napolitano ha trasformato una repubblica parlamentare in una semipresidenziale o forse presidenziale, visto che il solito autolesionismo con cui il PD è riuscito  a gestire fino ad ora lo ha praticamente spazzato via dalla scena: che conta! Bersani è stato  certamente bravo, riuscendo a mettere Rodotà contro Prodi e D’Alema contro tutti, dando così al PDL la possibilità di rinascere e a Berlusconi quella di poter coltivare il suo vezzo di statista. Perché è innegabile che  questa partita ad oggi l’abbia vinta lui, su tutti i fronti: anche nei confronti del M5S: a cui infatti rischia di imporre la figura di Amato!

Ed allora il vero male in questa situazione è davvero la formalizzazione di un titolo: quello di imperatore, che Napolitano ha conquistato: forse persino suo malgrado, in questi ultimi due anni? Cosa avrebbe dovuto fare lui! Di fronte all’arroganza ed all’inconsistenza del PD che si proponeva al M5S solo per i voti e non con quella pari dignità che forse gli avrebbe permesso di fare un governo. Avrebbe forse dovuto dare l’incarico al M5S sapendo che non sarebbe riuscito a fare un governo? O forse tentare  un incarico al PDL! Non c’era bisogno poi dei 10 saggi per capire che le cose che hanno detto sono da fare: ma forse per formalizzarlo si: perché poi sarebbe tornato comodo in quella possibile trattativa tra le parti: grande coalizione, o governo del presidente, o .. che dir si voglia, che gli avrebbe permesso di dire io rimango, vi tolgo dall’imbarazzo, ma queste cose sono da fare! Forse non si fidava o non credeva molto in Bersani per esempio! .. Ora vedremo!.. sono da fare?

Per il M5S Rodotà presidente e poi autostrade che si aprono al governo col PD non sarebbe stato inciucio! J già! Ma forse è solo la flessibilità delle parole, perché i concetti prima o poi si riescono ad elaborare portando alla luce quell’etica gelatinosa.. ma scusate quei parlamentari e senatori del M5S, non sono sempre gli stessi che hanno dovuto firmare quel patto di non alleanza generalizzato qualora fossero stati eletti. Rodotà presidente e poi PD al governo col M5S,uno scenario degno di un romanzo di Orwell. Certo legittimo che potesse succedere, in fondo avrebbe rappresentato i due terzi degli elettori. Ma il modo in cui si sarebbe costruito non sarebbe stato certo allineato con quanto si era fin lì urlato.

Ed ora Amato! Accidenti! Per davvero! Eh ma allora vorrà dire che ce lo siamo meritato! E se dovesse succedere quelli come Fassina non solo dovranno accettarlo, ma dovranno accettare anche tutto quello che immagino sia già stato concordato con Napolitano: vedi 10 saggi, nonostante quella loro tanto sbandierata maggioranza che hanno sventolato con così tanta arroganza continuando a proporre il vecchio travestito da nuovo, con facce certo non sbugiardate dall’anagrafe ma congelate in quell’espressione che la Cosa tentò di scongelare dal passato. Senza riuscirci!

E dunque come già dissi, grazie a Bersani per averci ridato Berlusconi, ed ora se dovesse succedere grazie anche per averci riportato Amato, che sembra inviso a tutti, ma poi come a volte mostra Vauro: un buco da occupare lo trova sempre!

venerdì 19 aprile 2013

La strada da fare: insieme, ed aggiungerei con un bagaglio leggero.


Allora! Con un bagaglio leggero proprio per poter raccogliere su quella strada quanto più possibile di ciò che serve per percorrerla insieme: quella strada! Diversamente ciascuno continuerà a trascinare faticosamente il proprio bagaglio finché, stanco, si fermerà alle tappe intermedie non per riposare, ma per restarci definitivamente.

Dunque, leggero si ma non per questo inesistente! Ed è proprio questa constatazione che mette su piani diversi i tentativi che Fermare il declino e Renzi hanno alla fine, almeno per ora, lasciato parcheggiati dentro un manifesto, e quelli  di una lista, civica, che proprio nel rifarsi a Monti proponeva un’agenda che avrebbe dovuto essere, ed ha avuto più di un anno di tempo per esserlo, agenda di governo e non manifesto! Delusione! Ecco cosa hanno provato, penso in molti, nello scoprire che dietro quel consesso plutocratico forse non c’era voglia di fare! Ma solo voglia di continuare a mendicare consenso. Quindi è vero che dietro quei fallimenti elettorali ci sono ragioni contingenti e costitutive, ma nel caso di quel listone erano in gran parte costitutive: contenitori che si svuotano perché delegittimati da quel consenso, ed altri nuovi che si sono riempiti, forse per osmosi, con contenuti ancora validi e con facce che quel consenso invece non erano riusciti a strapparlo! Ed ora, la strada! È sempre quella? Perché se fosse così la proposta politica si fermerebbe a somatiche già sperimentate capaci di inseguire il consenso, certamente il potere, ma non i contenuti: l’allusione ai giovani vecchi che sta proponendo il PD come facce nuove è evidente: e lo stesso si potrebbe dire del PDL.

Ma questo è il passato! Si. Questo dovrebbe essere il passato per un movimento che cerca di proporsi come piattaforma per coalizzare o meglio, mi piace pensarlo, catalizzare il pensiero liberale: perché se è così diviso un motivo ci sarà! Non è l’ideologia che lo frega (che però è anche capace di catalizzare) allora forse è l’individualismo che  lo permea. Ed infatti non ci si separa sui tecnicismi delle idee, ma sul modo con cui la personalità le può mettere in pratica. In Fare ad esempio è l’idea che si ha della struttura di partito che divide e non quei 10 punti: di buon senso.

La politica dovrebbe dare una visione di società: alla società. Quindi dovrebbe essere in grado di proporre alla società e non solo di accoglierne le istanze. Tutto ciò che in Italia non ha fatto, probabilmente da sempre e forse da quella Roma imperiale il cui parlamento uccise Cesare ma non lo condannò. Ed allora! Tutto ciò che non è lineare e quindi chiaro permette di galleggiare sul potere: col potere. E quindi la burocrazia serve, le politiche infrastrutturali e creditizie servono per spalmare consenso, e l’impianto fiscale serve per spremere quello di cui uno stato decadente, perché incapace di pensare in termini di sviluppo e competizione, abbisogna per continuare a sopravvivere. A ben guardarla questa politica non offre un panorama diverso. Sentirli parlare molti giovani vecchi d’apparato  non lasciano intravedere possibilità di una visione di lungo periodo: la società che vorrei! Diseguaglianza e lavoro sono temi cari alla sinistra che però ha sempre e solo voluto affrontare in termini di assistenzialismo. Mercato e impresa sono temi cari al centro destra che però ha sempre cercato di affrontare in modo altrettanto assistenzialista: con uno stato invasivo e dirigista.

Ecco! La società che vorrei! Attenta alle diseguaglianze, alla giustizia che sia davvero uguale per tutti, all’ambiente! Perché le generazioni future dovranno continuare a viverci, alle opportunità che tutte le generazioni hanno il diritto di avere senza la paura che qualcun altro gliele abbia svendute per conservarsi privilegi ormai ingestibili:  non solo eticamente. Già! La politica! Capace di distribuire le risorse in modo efficiente e non solo con logiche partigiane. Capace di proporre, e non di occupare passivamente spazi di consenso che così non saranno mai in  grado di rigenerarla. Capace di giocare con le idee, e non di tirarle addosso con l’arroganza che l’opportunismo trasforma in certezze. Ed allora come può Fare diventare piattaforma del  movimento liberale se non si è capaci prima di trovare un momento di sintesi unificante? Finora le idee liberali si sono disperse ovunque e per gran parte si sono sempre aggregate a quelle forze che poi un leader vero erano in grado di esprimerlo: perché alla fine nel segreto dell’urna Dio non vede! E poi lì dentro anche quel giudizio morale con cui certa politica promuove la superiorità di specie non è più in grado di ferire! Ed allora ad uno stato affamato in grado solo di tassare in molti rispondono con un voto capace di rimescolare le carte con una rimonta inattesa. Inattesa! Questa forse era arroganza! Sintesi vuol dire che un contenitore liberale deve essere capace di esprimere il proprio leader: e che lo sia per davvero! E non uno dei 100 che sgomitano! Vuol dire che le decisioni assembleari sono un processo che precede quel momento di sintesi, ma poi quel momento deve essere il risultato di quelle decisioni, il risultato che il leader deve essere in grado di fare capire quanto più possibile agli altri: a tutti gli altri! Proponendosi con le proprie capacità ma anche e forse soprattutto con la propria personalità! La coalizione del PD è Renzi, Bersani, Vendola, .. e tutto il resto è noia! Quella del PDL era Berlusconi e Bossi e che piaccia o no quello era il marchio di fabbrica. Allora il contenitore deve esprimere il proprio leader: perché diversamente il leader propone il proprio contenitore: e la dove succede non c’è molto liberalismo! Personalmente penso non  sia corretto pensare che la democrazia liquida del M5S non esprima leader: ed anzi proprio quella mancanza di struttura che finge democrazia permette a qualcuno di proporsi come leader.

Certo destra e sinistra sono concetti in parte superati, ma  la capacità del M5S di raccogliere in modo trasversale è figlia del momento storico e del malessere diffuso, e non credo proprio da una reale attrattività del programma.  Per un partito come Fare a maggior ragione sarebbe difficile lavorare con quella trasversalità perché quel programma dà chiari segnali su certe politiche assistenziali, e dunque il bacino d’utenza in cui fare valere di più l’appeal è senz’altro quello di centro destra, ed in quest’ottica inseguire Renzi, per esempio, è sbagliato! Perché l’ossimoro sarebbe lo stesso del PDL che  insegue il PD pur di continuare a contare qualcosa e del PD che corteggia il PDL (vedi governo di minoranza) perché quella gerarchia ormai fuori del suo tempo ne ha bisogno per continuare ad esistere.  Certo se Renzi desse luogo ad una formazione sua diventerebbe un interlocutore importante. Ma un leader: ammesso che lo si voglia trovare: e per me è indispensabile, sarebbe meglio trovarselo in casa: con metodi condivisi, meno cervellotici di quanto non siano stati finora e capaci di guardare avanti e non al passato. Complicato eh!

L’opportunità di Fare in questo momento storico è evidente, ma potrà palesarsi davvero come tale solo se gli individualismi, che invece  non hanno avuto difficoltà a manifestarsi, riusciranno ad accettare di stare dentro un contenitore: che non serve solo a recintare ma anche a condividere la forza riformatrice. Un contenitore che non si lasci penetrare da quelle vecchie logiche populiste e propagandiste con cui invece il centro destra ha sempre governato: senza Fare nulla! Una forza riformatrice vera allora, che non si nasconda dietro privilegi solo perché consolidati o dietro quei poteri partigiani che sono serviti solo per intessere una ragnatela di  consensi per poi spartirsene le spoglie. La costituzione non è un monolito immodificabile e non la si può continuare a tirare da ogni parte solo per giustificare posizioni incancrenite dall’immobilismo: vedi art 18 o gli stipendi dei magistrati o qualunque altra cosa per la quale poi, la costituzione, centra sempre.  Riformismo vero allora! Capace di parlare con facce nuove e di proporre alla gente il sogno che certa politica ha sempre indotto nelle menti, lasciando poi però  che si risvegliassero ogni volta dallo stesso incubo.