martedì 21 maggio 2013

L’ineleggibilità e i sette nani


Bè la prima osservazione che mi passerebbe per la mente è che se davvero in questo momento economico per l’Italia la questione importante sia l’ineleggibilità  oppure ora anche la rappresentanza giuridica dei partiti.  In fondo il parlamento su questa questione si è pronunciato credo cinque volte, in questi vent’anni, e a torto o a ragione quello stesso parlamento la questione del conflitto d’interessi non l’ha mai affrontata seriamente: il governo Prodi, per esempio, probabilmente cascò soprattutto perché Mastella si mise di trasverso a questa questione proprio nel tentativo di ostacolare  la presentazione del relativo disegno di legge. Ed ora! Ora che all’ennesima elezione B. e non il Pdl, ha preso circa 10 milioni di voti qualcuno ripropone quel tentativo di fucilazione che elezioni e magistratura non sono ancora riusciti a compiere. Così dopo il quindicesimo ribasso consecutivo della produzione industriale, qualcuno si attacca a quel vecchio tentativo di fucilazione con cui un atto  del 1957 carica l’arma. Certo la scelta strategica del m5s è lo sfascio politico e quindi elezioni ravvicinate: supponendo che il malpancismo possa continuare ad essere la rete da utilizzare in questa pesca. Meno chiari invece i motivi che inducono parte del Pd ad utilizzarla. Per loro sarebbe una pesca veramente povera, soprattutto dopo anni di tentativi in cui la magistratura ha ripetutamente provato a tirarla su quella rete, a cui però quella stessa politica  ha provveduto di volta in volta ad allargare le maglie. Dov’è stata l’opposizione in questi venti anni! Ed ora! Con 10 milioni di voti alle spalle e con la riconquista della prima posizione politica in Italia, la proposta politica di qualcuno è quella di continuare a caricare quell’arma! Come se quello fosse il metodo che in tutto questo tempo ha dato i migliori risultati. Va bè.

D’altra parte il Pd ha lungamente pensato di aver vinto le elezioni, e quel mandato tutto interno che le primarie gli avevano conferito, non è poi riuscito a spenderlo in termini di alleanze o condivisioni di programma, forse proprio perché quel mandato interno: era troppo interno! Troppo dentro strategie politiche che solo quella nomenklatura poteva accettare e riproporle all’esterno con quell’immagine grottesca del governo di minoranza: che cercava sudditi e non alleati.  Così all’ineleggibilità proposta dal m5s, chiaramente  rivolta a B. il Pd risponde con la rappresentanza giuridica, chiaramente rivolta al m5s, dando adito alle chiacchiere di inciucio con cui hanno continuato ad assordarci, e a quel vecchio vizio di cui certa genetica evidentemente non permette di liberarsi, riproponendosi ogni volta con quella vecchia idea per cui non sono le elezioni lo strumento principale con cui sconfiggere l’avversario  politico: ma le logiche tutte interne alla nomenklatura.

I voti hanno un peso? Ahimè si, soprattutto nel momento in cui da intenzione diventano realtà oggettiva nel segreto di quell’urna dentro cui vergogna e passione si mescolano, e si mescoleranno sempre con maggior forza forse proprio per opporsi a quelle forze centripete con cui la casta nel proporsi con tanta autoreferenzialità cerca solo di garantirsi un futuro.

Cosa c’entrano i sette nani? Bè quelli nella politica italiana c’entrano sempre: ovunque! Perlomeno finché Biancaneve avrà bisogno del suo Harem.

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