Un tonfo certo. Per il sistema! Come lo chiama qualcuno, più
in particolare per la casta che certo si nasconde dietro i nomi dei politici
più o meno noti, ma poi si disperde con arroganza tra quella pletora di burocrati
che si perpetua indipendentemente dal colore che la stagione propone come più
alla moda. I toni si smorzano, in fondo sono solo amministrative, le politiche
sono un’altra cosa, in fondo abbiamo vinto, in fondo non abbiamo perso, l’impegno
di questo o di quello non era al massimo.. insomma le solite analisi. Ma poi
splash .. il tonfo c’è stato e l’hanno sentito tutti.
Le politiche con quella disaffezione malpancista incanalata
intelligentemente in un terzo dell’elettorato, avevano in parte nascosto la
sindrome decadentista proprio alzando i toni dell’offerta politica. Ma poi! Già,
ma poi! Questo clima decadente è il risultato dell’offerta politica che c’è
sempre stata, da secoli, forse dalla Roma imperiale! Già! Sta a vedere che per
noi italiani rischia di essere una malattia genetica. Queste elezioni hanno
riconfermato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che nomi e programmi non sono
la leva principale con cui muovere gran parte dell’elettorato: l’elettorato d’opinione
sembra rimasto a casa e qualora non l’avesse fatto si sarebbe disperso in
rivoli forse non così impetuosi. Già! Ragionare non paga tanto e istigare alla
ragione forse paga ancora meno: così ideologia e struttura fanno sempre la voce
grossa. L’hanno sempre fatta! E così la casta, quella più subdola, quella
nascosta dietro grigi burocrati, ha sempre vinto. Certo quel tentativo di
incanalare il malpancismo il desiderio di delineare un nuovo inizio, l’anno
zero, ce l’aveva! Ma poi! Quell’uno vale
uno si è perso dietro finte decisioni assembleari e demagogie inutilmente sterili
che elevano l’onorevole al rango di cittadino. Così la delega diventa l’orrore
e parlare in nome di qualcuno non è il momento di sintesi ma l’anticamera dell’inciucio.
Va bè! La politica, anche quella eticamente inattaccabile, cos’altro può essere
se non mediazione? Se non lo fosse non sarebbe politica ma nella migliore delle
ipotesi una monarchia: magari illuminata! Certo Grillo non è il male, ma un
passaggio necessario alla politica italiana, un passaggio stretto e forse
accidentato da cui però la politica dovrebbe trovare un varco aperto a quell’anno
zero.
Ideologia e struttura allora! Ecco cosa frena l’opinione e
riporta sempre la politica a quell’idea monarchica del partito che permette a
B. di fare campagne elettorali
stravaganti ma vincenti, che permette a qualche sindaco uscente di prendere
voti a due cifre, nonostante tutto, che permette alla nomenklatura del Pd di
proporsi come l’alter ego di B. pur di perpetuarsi e pur sapendo di non
vincere: Renzi avrebbe vinto. Certo non riuscire a perpetuarsi avrebbe aperto
porte da cui sarebbero passati gli scheletri che MPS e gli scandali lombardi
hanno appena accennato, e dall’altra parte non riuscire a farlo non riaprirebbe
solo la questione di B. leader, ma quella della selezione di una classe
dirigente capace: non solo di dire si!
Si è persa la speranza allora? La visione di quella linea
stampata da qualche parte che delinea uno zero e forse una ripartenza? Bè tanta
astensione messaggi ne sta dando! E quel tripartito così ben ripartito non
potrà continuare a fare finta di niente.
Splashhhh.
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