Il
paesaggio scorreva dai grandi finestrini come quadri di Klimt. Non era sempre
comprensibile per il modo in cui si proponeva. O più probabilmente la sua testa
era altrove. Guardava distratta. E quelle immagini arrivavano improvvise.
Fredde e probabilmente inutili e forse per questo la sua testa si rifiutava di
elaborarle. Chissà perché ci si era infilata lì! Ormai se lo chiedeva da un
po’. Ci si era infilata! Forse per passare una domenica diversa dalle altre. O
forse per dimenticare una domenica uguale alle altre! O forse! Chissà! Non le
era ben chiaro. Quelle persone erano troppo diverse da lei. Erano tenute lì
dentro quel budello dalla passione per un qualcosa a cui lei invece non aveva
mai dato importanza. Ed ora! Perché dargliene! Si. Se lo stava chiedendo. Ed
intanto quei paesaggi diversamente splendidi non le lasciavano intravedere
l’anima della campagna toscana. Che invece aveva sempre amato. Ci si era
imbucata! Si in quel budello! Accidenti! Non era una domenica diversa! Stava
diventando semplicemente insopportabile. E poi. Già! Ma la giornata in fondo
era appena iniziata. Condotta senza ripensamenti verso uno stadio che per
quello che le importava avrebbe potuto contenere anche dei gladiatori. Lì
dentro l’eccitazione per la partita che sarebbe seguita stava evaporando un
vociare ormai insopportabile. Si. La sua testa era altrove! I suoi pensieri
erano altrove. La dove quella passione domenicale per lei non avrebbe mai
colpito! Lo aveva fatto per lui pensò tra sé. Per quel desiderio mai espresso
che ora quel pullman avrebbe dovuto soddisfare? Accidenti no! Quel pullman le
stava imprigionando la domenica dentro le urla incomprensibili di persone che invece
si annullavano. Si. Dentro quei canti. Dentro quel tifo. Dentro quella
circostanza surreale forse perché troppo lontana dalla sua situazione. Lo
stadio finalmente! E quella gabbia si sarebbe allargata almeno per un po’.
Almeno per quell’attimo che avrebbe reso quella domenica diversa. Ma
probabilmente inutile. Scese dalla pedana dell’autobus, respirò tutta l’aria
che poteva. Sorrise ai compagni di viaggio attorno a lei che già con la testa
dentro lo stadio si accalcarono all’ingresso. Sorrise. Si. Lei c’era! E il
mondo continuava a girare.
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