venerdì 4 luglio 2014

Débâcle mondiale e la fenice infelice


Il paese dei mila e mila allenatori da tempo non riesce a esprimere una squadra all’altezza di tanta supponenza. Evabbé è solo calcio! È vero è solo calcio, ma quando le risorse economiche e psichiche sono profuse con tanta generosità da ogni parte, ogni tanto bisognerebbe avere l’accortezza di misurarne  l’efficienza con cui vengono utilizzate: o sprecate! Certo bassa l’una altissima l’altra, e dunque è sempre solo una questione di prospettiva: dipende da che parte si guarda! Da che parte si sta. Dall’abito che s’indossa. In fondo tutto è relativo disse una meteora curvando lo spazio e stropicciando il tempo: dando al seggiolone su cui si sta appollaiati una credibilità persino imbarazzante da sostenere. Bè!  Allora tutti su quel seggiolone a proporre la propria visuale, e magari qualcuno potrebbe persino salirci con una bacchetta magica in mano o magari  stretta sotto un’ascella: per potercisi arrampicare.

Burden of proof ha certamente catapultato i Soft Machine su quello sgabello, ma mentre sta suonando mi lascia pensare che anche i Weather Report con Night Passage o Procession una volta lì su hanno potuto dire la loro per diritto. Certo ognuno ha i propri gruppi o il proprio genere, ma certo quelle erano grandi squadre. Non avrebbero fallito per due volte consecutive perché la passione era il catalizzatore che le teneva unite.

La metafora calcistica trovo sia molto pertinente alla nostra situazione di paese, gli allenatori cambiano ma alle spalle ne hanno altrettanti disposti a sentenziare verità inoppugnabili che però non sono catalizzate da qualcosa che tutti riescano a condividere: vedi quella passione, ma spinte soltanto dalle proprie idee.. oh legittime finché vi pare ma affinché il gioco funzioni bisogna che almeno la squadra le condivida! Altrimenti si rimane imprigionati in quel ruolo di tifosi che molto urla e poco dirige. Ed allora tutto ciò che non ci piace rischia di diventare persino incostituzionale: come se quella Corte fosse dispensatrice di verità assolute: si era persino espressa contro l’incostituzionalità del taglio agli stipendi dei magistrati, perché in questo modo li avrebbe messi in una condizione di diritto diversa da quella degli altri cittadini. Dunque! Dov’è la squadra! E la passione?

Così al semestre europeo ci siamo presentati ciascuno col proprio seggiolone. Certo per Borghezio deve essere stato difficile salirci sopra, vuoi per questioni meccaniche vuoi per il fatto che al posto della bacchetta magica brandiva una lancia; con una punta scintillante di verità; che certo tenere in mano o sotto un’ascella gli avrebbe ostacolato quella salita peraltro già imbarazzante di suo, ed allora qualcuno che abbia forse pensato di ficcargliela da qualche altra parte? Ma solo per agevolarlo certo. La bacchetta magica pentastellata invece sembra perdesse porporina dalla punta, ed insieme a quel luccichio sembra perdesse anche le coordinate che il GPS incorporato non riusciva così a trasmettere pur di guidare gli onorevoli ai loro posti: ma quali posti? Già! Due voci fuori dal coro della dittatura renziana dicono, a fare a gara a chi ha il seggiolone più alto, ed a parlare in nome di milioni di voti presi certo che però tifano; urlano schemi e tattiche di gioco; tra le ceneri di una partita finita che potrebbe risorgere se solo la smettessero di giocare a chi ce l’ha più lungo e lasciassero alla fenice il tempo di spiegare le ali. Quel tempo che almeno la squadra francese sembra aver trovato sul campo e che forse troverà anche in parlamento  visto il loro amor di patria. Ecco! Amor di patria! Ecco cosa forse ci manca davvero. E non perché non cantiamo l’inno. È un catalizzatore che è ancora un mistero impenetrabile, che nemmeno oltre confine ci permette di condividere: ma solo di puntualizzare.
Ecco perché mentre la fenice degli altri dispiega le ali, la nostra malinconica e impacciata rimane a immaginare quel volo.

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