giovedì 17 luglio 2014

Un pezzo di cielo


La porta socchiusa pennella dentro la stanza una lama confusa e probabilmente stanca, che con quella sua luce non riesce a toccare nulla; già; divaga e forse persino incapace di illuminare per davvero se non l’assurdo che fuori di lì avvolge invece con indifferenza.  Con la solita indifferenza. Quella che un lavoro consumato tra le atrocità elabora dalle abitudini.  Quelle che ti servono per evitare un cecchino, o una bomba che il caos o forse il destino ha portato fin lì, a qualche passo dal tuo corpo, fin dentro la mente, sotto il tuo pezzo di cielo. All’inizio era tutto più semplice. Era tutto più chiaro. Persino vomitare la colazione tra le membra che l’aria bollente di un’esplosione lasciava schizzare ovunque, e anche addosso. Sì. Era tutto più semplice. Perché il mio pezzo di cielo era ben delineato e quelli erano solo i fatti che il mio lavoro voleva documentare. Sono stato ovunque solo per poter documentare. E poi raccontare. Come un medico che non si lascia abbagliare dal candore del suo camice così come non si lascia stordire dalle macchie che inevitabilmente lo imbratteranno. Come un’anima malata, che sa di soffrire, e soffre, ma non per il peccato che qualcuno le vuole instillare col sigillo della verità. Sì. Delineato. Verità. Era tutto più semplice. Era tutto più chiaro. Poi arriva il momento in cui l’abitudine si perde in quelle cronache, dimentica di quelle verità e persino di quei fatti per scoprirsi un’altra, un’altra cosa, un’altra realtà, dentro un nuovo ordine morale che non contempla recinti pieni di frasi fatte e di pensieri svenduti al miglior offerente o alle platee dalla bocca buona. E lì scopri che quei pezzi di carne schizzati ovunque erano persone prima di fatti, sofferenza prima di cronaca. Sì, e lì scopri. Che non esistono verità ma solo fatti, che non esistono ragioni ma solo abitudini. Così quando vomiti non lo fai più per lo schifo. Ma per lo Schifo! Già. Quello Schifo che membra insanguinate non possono rincorrere se non dopo un lungo viaggio di cui questa società ha pagato il biglietto. Ecco infatti. Gli stessi fatti in posti diversi, con persone diverse, con ragioni diverse. Chissà. Le stesse abitudini!  Che sputano verità  che non conoscono galleggiando su fatti che menti partigiane insinuano sul confine  che l’ipocrisia nasconde alla realtà. Ecco. Poi un giorno mi alzai. Attraversai quella lama di luce con la mente sgombra da tutte quelle verità che avevano delineato il mio pezzo di cielo e..

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