venerdì 19 aprile 2013

La strada da fare: insieme, ed aggiungerei con un bagaglio leggero.


Allora! Con un bagaglio leggero proprio per poter raccogliere su quella strada quanto più possibile di ciò che serve per percorrerla insieme: quella strada! Diversamente ciascuno continuerà a trascinare faticosamente il proprio bagaglio finché, stanco, si fermerà alle tappe intermedie non per riposare, ma per restarci definitivamente.

Dunque, leggero si ma non per questo inesistente! Ed è proprio questa constatazione che mette su piani diversi i tentativi che Fermare il declino e Renzi hanno alla fine, almeno per ora, lasciato parcheggiati dentro un manifesto, e quelli  di una lista, civica, che proprio nel rifarsi a Monti proponeva un’agenda che avrebbe dovuto essere, ed ha avuto più di un anno di tempo per esserlo, agenda di governo e non manifesto! Delusione! Ecco cosa hanno provato, penso in molti, nello scoprire che dietro quel consesso plutocratico forse non c’era voglia di fare! Ma solo voglia di continuare a mendicare consenso. Quindi è vero che dietro quei fallimenti elettorali ci sono ragioni contingenti e costitutive, ma nel caso di quel listone erano in gran parte costitutive: contenitori che si svuotano perché delegittimati da quel consenso, ed altri nuovi che si sono riempiti, forse per osmosi, con contenuti ancora validi e con facce che quel consenso invece non erano riusciti a strapparlo! Ed ora, la strada! È sempre quella? Perché se fosse così la proposta politica si fermerebbe a somatiche già sperimentate capaci di inseguire il consenso, certamente il potere, ma non i contenuti: l’allusione ai giovani vecchi che sta proponendo il PD come facce nuove è evidente: e lo stesso si potrebbe dire del PDL.

Ma questo è il passato! Si. Questo dovrebbe essere il passato per un movimento che cerca di proporsi come piattaforma per coalizzare o meglio, mi piace pensarlo, catalizzare il pensiero liberale: perché se è così diviso un motivo ci sarà! Non è l’ideologia che lo frega (che però è anche capace di catalizzare) allora forse è l’individualismo che  lo permea. Ed infatti non ci si separa sui tecnicismi delle idee, ma sul modo con cui la personalità le può mettere in pratica. In Fare ad esempio è l’idea che si ha della struttura di partito che divide e non quei 10 punti: di buon senso.

La politica dovrebbe dare una visione di società: alla società. Quindi dovrebbe essere in grado di proporre alla società e non solo di accoglierne le istanze. Tutto ciò che in Italia non ha fatto, probabilmente da sempre e forse da quella Roma imperiale il cui parlamento uccise Cesare ma non lo condannò. Ed allora! Tutto ciò che non è lineare e quindi chiaro permette di galleggiare sul potere: col potere. E quindi la burocrazia serve, le politiche infrastrutturali e creditizie servono per spalmare consenso, e l’impianto fiscale serve per spremere quello di cui uno stato decadente, perché incapace di pensare in termini di sviluppo e competizione, abbisogna per continuare a sopravvivere. A ben guardarla questa politica non offre un panorama diverso. Sentirli parlare molti giovani vecchi d’apparato  non lasciano intravedere possibilità di una visione di lungo periodo: la società che vorrei! Diseguaglianza e lavoro sono temi cari alla sinistra che però ha sempre e solo voluto affrontare in termini di assistenzialismo. Mercato e impresa sono temi cari al centro destra che però ha sempre cercato di affrontare in modo altrettanto assistenzialista: con uno stato invasivo e dirigista.

Ecco! La società che vorrei! Attenta alle diseguaglianze, alla giustizia che sia davvero uguale per tutti, all’ambiente! Perché le generazioni future dovranno continuare a viverci, alle opportunità che tutte le generazioni hanno il diritto di avere senza la paura che qualcun altro gliele abbia svendute per conservarsi privilegi ormai ingestibili:  non solo eticamente. Già! La politica! Capace di distribuire le risorse in modo efficiente e non solo con logiche partigiane. Capace di proporre, e non di occupare passivamente spazi di consenso che così non saranno mai in  grado di rigenerarla. Capace di giocare con le idee, e non di tirarle addosso con l’arroganza che l’opportunismo trasforma in certezze. Ed allora come può Fare diventare piattaforma del  movimento liberale se non si è capaci prima di trovare un momento di sintesi unificante? Finora le idee liberali si sono disperse ovunque e per gran parte si sono sempre aggregate a quelle forze che poi un leader vero erano in grado di esprimerlo: perché alla fine nel segreto dell’urna Dio non vede! E poi lì dentro anche quel giudizio morale con cui certa politica promuove la superiorità di specie non è più in grado di ferire! Ed allora ad uno stato affamato in grado solo di tassare in molti rispondono con un voto capace di rimescolare le carte con una rimonta inattesa. Inattesa! Questa forse era arroganza! Sintesi vuol dire che un contenitore liberale deve essere capace di esprimere il proprio leader: e che lo sia per davvero! E non uno dei 100 che sgomitano! Vuol dire che le decisioni assembleari sono un processo che precede quel momento di sintesi, ma poi quel momento deve essere il risultato di quelle decisioni, il risultato che il leader deve essere in grado di fare capire quanto più possibile agli altri: a tutti gli altri! Proponendosi con le proprie capacità ma anche e forse soprattutto con la propria personalità! La coalizione del PD è Renzi, Bersani, Vendola, .. e tutto il resto è noia! Quella del PDL era Berlusconi e Bossi e che piaccia o no quello era il marchio di fabbrica. Allora il contenitore deve esprimere il proprio leader: perché diversamente il leader propone il proprio contenitore: e la dove succede non c’è molto liberalismo! Personalmente penso non  sia corretto pensare che la democrazia liquida del M5S non esprima leader: ed anzi proprio quella mancanza di struttura che finge democrazia permette a qualcuno di proporsi come leader.

Certo destra e sinistra sono concetti in parte superati, ma  la capacità del M5S di raccogliere in modo trasversale è figlia del momento storico e del malessere diffuso, e non credo proprio da una reale attrattività del programma.  Per un partito come Fare a maggior ragione sarebbe difficile lavorare con quella trasversalità perché quel programma dà chiari segnali su certe politiche assistenziali, e dunque il bacino d’utenza in cui fare valere di più l’appeal è senz’altro quello di centro destra, ed in quest’ottica inseguire Renzi, per esempio, è sbagliato! Perché l’ossimoro sarebbe lo stesso del PDL che  insegue il PD pur di continuare a contare qualcosa e del PD che corteggia il PDL (vedi governo di minoranza) perché quella gerarchia ormai fuori del suo tempo ne ha bisogno per continuare ad esistere.  Certo se Renzi desse luogo ad una formazione sua diventerebbe un interlocutore importante. Ma un leader: ammesso che lo si voglia trovare: e per me è indispensabile, sarebbe meglio trovarselo in casa: con metodi condivisi, meno cervellotici di quanto non siano stati finora e capaci di guardare avanti e non al passato. Complicato eh!

L’opportunità di Fare in questo momento storico è evidente, ma potrà palesarsi davvero come tale solo se gli individualismi, che invece  non hanno avuto difficoltà a manifestarsi, riusciranno ad accettare di stare dentro un contenitore: che non serve solo a recintare ma anche a condividere la forza riformatrice. Un contenitore che non si lasci penetrare da quelle vecchie logiche populiste e propagandiste con cui invece il centro destra ha sempre governato: senza Fare nulla! Una forza riformatrice vera allora, che non si nasconda dietro privilegi solo perché consolidati o dietro quei poteri partigiani che sono serviti solo per intessere una ragnatela di  consensi per poi spartirsene le spoglie. La costituzione non è un monolito immodificabile e non la si può continuare a tirare da ogni parte solo per giustificare posizioni incancrenite dall’immobilismo: vedi art 18 o gli stipendi dei magistrati o qualunque altra cosa per la quale poi, la costituzione, centra sempre.  Riformismo vero allora! Capace di parlare con facce nuove e di proporre alla gente il sogno che certa politica ha sempre indotto nelle menti, lasciando poi però  che si risvegliassero ogni volta dallo stesso incubo.

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