Allora! Con un bagaglio leggero
proprio per poter raccogliere su quella strada quanto più possibile di ciò che
serve per percorrerla insieme: quella strada! Diversamente ciascuno continuerà
a trascinare faticosamente il proprio bagaglio finché, stanco, si fermerà alle
tappe intermedie non per riposare, ma per restarci definitivamente.
Dunque, leggero si ma non per
questo inesistente! Ed è proprio questa constatazione che mette su piani
diversi i tentativi che Fermare il declino e Renzi hanno alla fine, almeno per
ora, lasciato parcheggiati dentro un manifesto, e quelli di una lista, civica, che proprio nel rifarsi
a Monti proponeva un’agenda che avrebbe dovuto essere, ed ha avuto più di un
anno di tempo per esserlo, agenda di governo e non manifesto! Delusione! Ecco
cosa hanno provato, penso in molti, nello scoprire che dietro quel consesso
plutocratico forse non c’era voglia di fare! Ma solo voglia di continuare a
mendicare consenso. Quindi è vero che dietro quei fallimenti elettorali ci sono
ragioni contingenti e costitutive, ma nel caso di quel listone erano in gran
parte costitutive: contenitori che si svuotano perché delegittimati da quel
consenso, ed altri nuovi che si sono riempiti, forse per osmosi, con contenuti
ancora validi e con facce che quel consenso invece non erano riusciti a
strapparlo! Ed ora, la strada! È sempre quella? Perché se fosse così la
proposta politica si fermerebbe a somatiche già sperimentate capaci di inseguire
il consenso, certamente il potere, ma non i contenuti: l’allusione ai giovani
vecchi che sta proponendo il PD come facce nuove è evidente: e lo stesso si
potrebbe dire del PDL.
Ma questo è il passato! Si.
Questo dovrebbe essere il passato per un movimento che cerca di proporsi come
piattaforma per coalizzare o meglio, mi piace pensarlo, catalizzare il pensiero
liberale: perché se è così diviso un motivo ci sarà! Non è l’ideologia che lo
frega (che però è anche capace di catalizzare) allora forse è l’individualismo
che lo permea. Ed infatti non ci si
separa sui tecnicismi delle idee, ma sul modo con cui la personalità le può
mettere in pratica. In Fare ad esempio è l’idea che si ha della struttura di
partito che divide e non quei 10 punti: di buon senso.
La politica dovrebbe dare una
visione di società: alla società. Quindi dovrebbe essere in grado di proporre
alla società e non solo di accoglierne le istanze. Tutto ciò che in Italia non
ha fatto, probabilmente da sempre e forse da quella Roma imperiale il cui
parlamento uccise Cesare ma non lo condannò. Ed allora! Tutto ciò che non è
lineare e quindi chiaro permette di galleggiare sul potere: col potere. E
quindi la burocrazia serve, le politiche infrastrutturali e creditizie servono
per spalmare consenso, e l’impianto fiscale serve per spremere quello di cui uno
stato decadente, perché incapace di pensare in termini di sviluppo e
competizione, abbisogna per continuare a sopravvivere. A ben guardarla questa
politica non offre un panorama diverso. Sentirli parlare molti giovani vecchi
d’apparato non lasciano intravedere
possibilità di una visione di lungo periodo: la società che vorrei! Diseguaglianza
e lavoro sono temi cari alla sinistra che però ha sempre e solo voluto
affrontare in termini di assistenzialismo. Mercato e impresa sono temi cari al
centro destra che però ha sempre cercato di affrontare in modo altrettanto
assistenzialista: con uno stato invasivo e dirigista.
Ecco! La società che vorrei! Attenta
alle diseguaglianze, alla giustizia che sia davvero uguale per tutti, all’ambiente!
Perché le generazioni future dovranno continuare a viverci, alle opportunità
che tutte le generazioni hanno il diritto di avere senza la paura che qualcun altro
gliele abbia svendute per conservarsi privilegi ormai ingestibili: non solo eticamente. Già! La politica! Capace
di distribuire le risorse in modo efficiente e non solo con logiche partigiane.
Capace di proporre, e non di occupare passivamente spazi di consenso che così
non saranno mai in grado di rigenerarla.
Capace di giocare con le idee, e non di tirarle addosso con l’arroganza che l’opportunismo
trasforma in certezze. Ed allora come può Fare diventare piattaforma del movimento liberale se non si è capaci prima di
trovare un momento di sintesi unificante? Finora le idee liberali si sono disperse
ovunque e per gran parte si sono sempre aggregate a quelle forze che poi un
leader vero erano in grado di esprimerlo: perché alla fine nel segreto dell’urna
Dio non vede! E poi lì dentro anche quel giudizio morale con cui certa politica
promuove la superiorità di specie non è più in grado di ferire! Ed allora ad
uno stato affamato in grado solo di tassare in molti rispondono con un voto
capace di rimescolare le carte con una rimonta inattesa. Inattesa! Questa forse
era arroganza! Sintesi vuol dire che un contenitore liberale deve essere capace
di esprimere il proprio leader: e che lo sia per davvero! E non uno dei 100 che
sgomitano! Vuol dire che le decisioni assembleari sono un processo che precede
quel momento di sintesi, ma poi quel momento deve essere il risultato di quelle
decisioni, il risultato che il leader deve essere in grado di fare capire
quanto più possibile agli altri: a tutti gli altri! Proponendosi con le proprie
capacità ma anche e forse soprattutto con la propria personalità! La coalizione
del PD è Renzi, Bersani, Vendola, .. e tutto il resto è noia! Quella del PDL
era Berlusconi e Bossi e che piaccia o no quello era il marchio di fabbrica. Allora
il contenitore deve esprimere il proprio leader: perché diversamente il leader
propone il proprio contenitore: e la dove succede non c’è molto liberalismo! Personalmente
penso non sia corretto pensare che la
democrazia liquida del M5S non esprima leader: ed anzi proprio quella mancanza
di struttura che finge democrazia permette a qualcuno di proporsi come leader.
Certo destra e sinistra sono
concetti in parte superati, ma la
capacità del M5S di raccogliere in modo trasversale è figlia del momento storico
e del malessere diffuso, e non credo proprio da una reale attrattività del
programma. Per un partito come Fare a
maggior ragione sarebbe difficile lavorare con quella trasversalità perché quel
programma dà chiari segnali su certe politiche assistenziali, e dunque il
bacino d’utenza in cui fare valere di più l’appeal è senz’altro quello di
centro destra, ed in quest’ottica inseguire Renzi, per esempio, è sbagliato!
Perché l’ossimoro sarebbe lo stesso del PDL che
insegue il PD pur di continuare a contare qualcosa e del PD che
corteggia il PDL (vedi governo di minoranza) perché quella gerarchia ormai
fuori del suo tempo ne ha bisogno per continuare ad esistere. Certo se Renzi desse luogo ad una formazione
sua diventerebbe un interlocutore importante. Ma un leader: ammesso che lo si
voglia trovare: e per me è indispensabile, sarebbe meglio trovarselo in casa:
con metodi condivisi, meno cervellotici di quanto non siano stati finora e capaci
di guardare avanti e non al passato. Complicato eh!
L’opportunità di Fare in questo
momento storico è evidente, ma potrà palesarsi davvero come tale solo se gli
individualismi, che invece non hanno
avuto difficoltà a manifestarsi, riusciranno ad accettare di stare dentro un
contenitore: che non serve solo a recintare ma anche a condividere la forza
riformatrice. Un contenitore che non si lasci penetrare da quelle vecchie
logiche populiste e propagandiste con cui invece il centro destra ha sempre
governato: senza Fare nulla! Una forza riformatrice vera allora, che non si
nasconda dietro privilegi solo perché consolidati o dietro quei poteri
partigiani che sono serviti solo per intessere una ragnatela di consensi per poi spartirsene le spoglie. La
costituzione non è un monolito immodificabile e non la si può continuare a
tirare da ogni parte solo per giustificare posizioni incancrenite
dall’immobilismo: vedi art 18 o gli stipendi dei magistrati o qualunque altra
cosa per la quale poi, la costituzione, centra sempre. Riformismo vero allora! Capace di parlare con
facce nuove e di proporre alla gente il sogno che certa politica ha sempre
indotto nelle menti, lasciando poi però che
si risvegliassero ogni volta dallo stesso incubo.
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