… Si, sostanzialmente concordo
con l’analisi di darkpiper. Col senno di poi di solito è più facile fare
analisi, ma questa volta è così tutto instabile che anche una sfera di
cristallo, una di quelle buone, J
troverebbe difficoltà.
Fare è riuscito a fare molta
confusione, non tanto all’inizio nell’identificazione di un possibile target
elettorale, quanto piuttosto nella gestione dell’instabilità che si era venuta
a creare nel periodo post-lauree J.
Il tentativo di drenare la
ragione del Pdl e di lasciargli la pancia penso l’abbia fatto Fratelli
d’Italia: che per me era solo un cartello elettorale, ma che ha dimostrato che
il Pdl è veramente sdraiato su Berlusconi: ed i motivi penso siano noti a
tutti. Quando un partito come quello dimostra di poter risalire così tanto con
una campagna elettorale come quella, mi
verrebbe da dire che c’è poco da costruire sulle idee perché quello che conta
per buona parte di quell’elettorato evidentemente è solo il modo in cui vengono
comunicate: ad ora perlomeno.
Quindi il tentativo di proporre un
qualcosa a quel centro destra che non dipende culturalmente da Berlusconi: ma
seriamente, penso che in quel momento fosse una proposta vincente: molti come
me si sono avvicinati a Fare proprio perché finalmente qualcuno poteva parlare
di centro destra senza pensare di dover prima affittare una camera
all’olgettina J Lontano da me le ideologie massimaliste,
ma quel pdl ha votato in massa in quel
parlamento per la questione Ruby! Io non sono per le rivoluzioni alla Grillo, e
nemmeno per la supponenza alla Bersani, ma ..!! Dunque quel lavoro lì
probabilmente avrebbero dovuto farlo quelli di FDI e se avesse funzionato poi
si sarebbero aperti scenari nuovi nel centro destra. Ora! Bè da fuori non penso
sia possibile forzare questi scenari: dovranno vedersela da dentro.
La crisi post lauree ha invece
messo in scena l’incapacità di un gruppo dirigente aggregatosi attorno ad un
manifesto: di fare squadra. Poi viene fuori la storia che un leader non serve,
che un front man non serve che un’assemblea di saggi: forse un po’ troppo
chiusa! Sarebbe stata in grado di affrontare tutto. Plutocrazia! E poi! Una
campagna elettorale scadente anzi! Veramente scadente per scelte strategiche
(ammesso che ce ne siano state) e per contenuti comunicativi. Si è rimasti
aggrappati ormai senza ossigeno alla corda che teneva legati quei 10 punti
di programma senza tentare alcunché: se
non gettarsi gli stracci in faccia facendo a gara a chi aveva più master! J Solo per dire che gli
errori secondo me non erano nei contenuti, e dunque nella proposta o persino
nell’individuazione del bacino d’utenza, ma piuttosto nelle persone che li hanno
gestiti! Sono forse troppo diretto! J
I voti drenati certamente da
lista civica e da m5s secondo me non sono persi, anzi: ora più che mai! Mentre
l’intesa con Italia futura: che
personalmente vedo più come un collage andreottiano non so quanto avrebbe
potuto rendere poi in termini di qualificazione
identitaria: molto di quel potenziale elettorato di Fare avrebbe pensato al
solito mescolone. Personalmente mi sono impegnato ai banchetti elettorali di
Fare e dunque ho avuto modo di raccogliere sensazioni, e molte andavano in questa
direzione. E dunque in quest’ottica il nuovo non passerebbe per alleanze che hanno
già il sapore del vintage: per fortuna mi verrebbe da dire! Perché tutto ciò
che ha girato attorno a lista civica è stato un fallimento da un punto di vista
politico: e le responsabilità non bisogna cercarle nei non risultati degli
altri perché è un tentativo inutilmente assolutorio. Al governo Monti non
attribuisco tutte quelle responsabilità che certa propaganda vorrebbe affibbiargli,
ma certo è stato una delusione: poco coraggio e nessuna visione strategica del
problema! Mentre Montezemolo! Bè tutto quello che vorrebbe fare lui Andreotti
lo ha già fatto.
Bersani sta cercando di non
lasciare morire quella forza identitaria del PD che quelli come lui hanno
rappresentato fin qui. È probabilmente un tentativo effimero. Se Renzi passa il
PD dovrà riproporsi con una identità più evoluta: ed a quel punto forse non
sarà più una questione di accettazione da parte della base che forse dovrà decidere
per una spaccatura: a cui nessuna delle due anime ha convenienza, e lo sanno
benissimo: perché diversamente quei massimalisti evoluti si ritroveranno a fare
i conti con quelli come Ferrando e comunque con una coalizione (che sarà
difficile anche tra di loro) che vale
qualche percento: non so se Fassina e quelli come lui troveranno la voglia di provarci!
Simbolo e nome certamente non
sono il massimo, ma forse è anche finito quel periodo berlusconiano in cui la politica
assumeva i metodi di comunicazione dell’impresa: ed anzi quei metodi ora stanno
mostrando il loro limite anche per l’impresa: un’offerta pressante e omologata per
molti aspetti ha vaccinato il consumatore a quegli stimoli, e lo stesso sta succedendo
in politica: almeno per quella fetta di elettorato più evoluta.
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