Bè
per quella mondiale non si erano preparati per tempo. Era evidente da
quell’ingresso! Spavaldo e un po’ troppo aggressivo per qualunque giudice
forse. Ma non per questo forse. Una ragazza stranamente giovane per quel ruolo.
Certo Gaia sul ring era sempre stata piuttosto brava entrava come una prima
donna, ma poi quel giudice sembrò destabilizzare l’attenzione di Andrea che in
qualunque altra occasione sarebbe rimasta granitica su Gaia, come sempre del
resto, come ogni volta che la conduceva sul ring. Del resto. Gaia s’inarcò e
con un gesto che pareva studiato allo specchio lo condusse al centro del ring.
Proprio davanti a quel giudice maledettamente attraente che fece nulla per
nascondere il suo disappunto per quell’entrata irruenta. Gli occhi di Andrea si
rivolsero a Gaia come per riprenderla, ma poi quel sorriso stemperò tutto e lei
sembrò capirlo velocemente. Un attimo. Solo un attimo per incrociare sguardi
che si capivano ancor prima di essere studiati. Si. Come davanti ad uno
specchio! Come davanti alle richieste pressanti di un regista che ogni volta le
chiede di fare questo o quello. O come davanti ad un fotografo che immagina
inquadrature che dovranno rendere una naturalezza immersa in luci
Caravaggesche. Si. Gaia era una modella perfetta. E Andrea sapeva condurla la
dove nessun altro probabilmente sarebbe riuscito. Ma quel giudice gli apparve
inaspettato! Gambe sottili su tacchi ubriacanti si muovevano lì sul ring con
quell’eleganza da cui Andrea non riuscì a fuggire. E per quell’attimo la danza con
cui Gaia compiva i suoi passi si confuse con quella con cui quelle gambe
rubarono la scena del ring. Con un lamento accordato sulle note che normalmente
Gaia avrebbe capito la richiamò. E finalmente si mise in posa. Eterea.
Perfettamente inquadrata al centro di quel ring in cui però la scena le era
stata rubata. Si. Quelle due femmine si guardarono e per un attimo. Un
velocissimo e impercettibile attimo, Gaia scodinzolò. Mentre lo sguardo di
Andrea si schiuse con un sorriso appena tracciato che avviluppò entrambe. Per
poi fermarsi compiaciuto su quel quadrupede grigio che tanto gli aveva dato. Un
fascino lungo una vita.
venerdì 3 gennaio 2014
In mezzora il profumo del tempo
Ai
mercati generali gli era sempre piaciuto. Un po’ tutto! Quei colori, e persino
quel profumo di rugiada che sembrava
rimasto uguale a se stesso. Per tutto quel tempo. Da quando suo padre ogni
tanto lo portava lì. La mattina all’alba. Era passato tanto tempo, ma
quell’abitudine l’aveva conservata. Ogni tanto si alzava presto e andava lì. La
gente indaffarata per lui non era un problema, lui non era lì per lavorare, ma
solo per conservare quei profumi e quei rumori nella sua mente. Suo padre
lavorava lì, ma era passato così tanto tempo che quel posto se lo avesse
mollato per un attimo non lo avrebbe più riconosciuto. Si era passato tanto
tempo, e forse nemmeno suo padre lo avrebbe riconosciuto. Un incidente lo aveva
portato via seppellendolo sotto un cassone di frutta. Ora invece i cassoni non
ci sono più. Figli di un altro tempo, come suo padre, come quei ricordi che non
voleva perdere. Andava tutto così in fretta nella sua vita! Ma quegli odori
voleva conservarli e così ogni tanto passava da lì. La frutta e tutte quelle
verdure viaggiavano su cuscini d’aria man mano che venivano scaricati dai mezzi
di trasporto. Niente più carrelli accidenti! E quel traffico disordinato che si
confondeva col vociare degli addetti nemmeno. Ma il profumo della rugiada!
Accidenti. Quello della terra che rimaneva attaccata a quegli ortaggi! Ecco!
Quello era ancora uguale. Almeno fin lì. Fino a quando non veniva tutto lavato
e mescolato per ottenere quelle miscele vitaminiche che avevano trasformato i
mercati generali della frutta e della verdura in una specie di supermercato
vitaminico. E basta! I colori e gli odori nella fase di accettazione sembravano
figli di un altro tempo, poi tutto si mescolava in un amalgama asettico col
profumo dei ricordi, che baluginando da un’altra era depositava lì attorno il
fascino di sensazioni vissute. Andrea andava lì solo per annusarli, per non
dimenticare quelle sensazioni che da piccolo invece gli cascavano un po’
addosso. La mattina presto! Già. Ed ora invece proprio con quelle sensazioni
cerca di riviverle, forse per non perdere di vista quel passato che ora lo sta
sopravanzando. Velocemente. Impietoso di quel tempo. Impietoso di quel vissuto.
In questo futuro non sembra esserci posto per la rugiada e nemmeno per quei
profumi. Ora la luna è quel profumo. Quello di un altro tempo.
giovedì 2 gennaio 2014
In mezzora viaggio domenicale
Il
paesaggio scorreva dai grandi finestrini come quadri di Klimt. Non era sempre
comprensibile per il modo in cui si proponeva. O più probabilmente la sua testa
era altrove. Guardava distratta. E quelle immagini arrivavano improvvise.
Fredde e probabilmente inutili e forse per questo la sua testa si rifiutava di
elaborarle. Chissà perché ci si era infilata lì! Ormai se lo chiedeva da un
po’. Ci si era infilata! Forse per passare una domenica diversa dalle altre. O
forse per dimenticare una domenica uguale alle altre! O forse! Chissà! Non le
era ben chiaro. Quelle persone erano troppo diverse da lei. Erano tenute lì
dentro quel budello dalla passione per un qualcosa a cui lei invece non aveva
mai dato importanza. Ed ora! Perché dargliene! Si. Se lo stava chiedendo. Ed
intanto quei paesaggi diversamente splendidi non le lasciavano intravedere
l’anima della campagna toscana. Che invece aveva sempre amato. Ci si era
imbucata! Si in quel budello! Accidenti! Non era una domenica diversa! Stava
diventando semplicemente insopportabile. E poi. Già! Ma la giornata in fondo
era appena iniziata. Condotta senza ripensamenti verso uno stadio che per
quello che le importava avrebbe potuto contenere anche dei gladiatori. Lì
dentro l’eccitazione per la partita che sarebbe seguita stava evaporando un
vociare ormai insopportabile. Si. La sua testa era altrove! I suoi pensieri
erano altrove. La dove quella passione domenicale per lei non avrebbe mai
colpito! Lo aveva fatto per lui pensò tra sé. Per quel desiderio mai espresso
che ora quel pullman avrebbe dovuto soddisfare? Accidenti no! Quel pullman le
stava imprigionando la domenica dentro le urla incomprensibili di persone che invece
si annullavano. Si. Dentro quei canti. Dentro quel tifo. Dentro quella
circostanza surreale forse perché troppo lontana dalla sua situazione. Lo
stadio finalmente! E quella gabbia si sarebbe allargata almeno per un po’.
Almeno per quell’attimo che avrebbe reso quella domenica diversa. Ma
probabilmente inutile. Scese dalla pedana dell’autobus, respirò tutta l’aria
che poteva. Sorrise ai compagni di viaggio attorno a lei che già con la testa
dentro lo stadio si accalcarono all’ingresso. Sorrise. Si. Lei c’era! E il
mondo continuava a girare.
In mezzora l’equazione perduta
Ultimamente
succedeva sempre più spesso. Tornava a
casa e si infilava nel bagno. Un saluto veloce e poi spariva. Giulia non sapeva
spiegarselo. Possibile che ogni volta che tornava a casa la mamma dovesse
andare in bagno con tanta fretta! Eppoi ogni volta il suo compito doveva
aspettare. Si. Aspettava che quelle equazioni si risolvessero da sole. Forse.
Magari sarebbe successo! In fondo con quelle matematiche riusciva anche da sola, e farsi controllare il compito era
solo un modo per avvicinare qualcuno. E magari sentirsi dire qualcosa.
Qualunque cosa! Già! Andrea era quasi sempre via. Costruiva cose. In posti
lontani. E qualche volta lei c’era persino andata. Poi però quello che riusciva
a costruire in quei posti a casa non riusciva altrettanto bene. Quella volta
quando Giulia glielo disse lui le sorrise, e non riuscì a trovare le parole per
andare oltre. Quel sorriso appena tracciato probabilmente delineò le sue labbra
con l’amarezza che quel presente non riusciva a diluire. E dove poi! Dove
avrebbe dovuto diluirla. Perché aggiungere ricordi ad un presente che non
funziona quasi sempre è un esercizio doloroso. Malinconia e piacere troppo
spesso si mescolano in un cocktail incapace di lasciarsi assaporare per
brindare. A cosa poi! A qualcosa che forse non esiste più! Giulia era brava
in matematica. Ma forse non era capace
di preparare cocktail! Pensò! Più di una volta le passò per la mente che
potesse dipendere da lei. Si. Ma poi. Quelle equazioni non era in grado di
risolverle da sola. Forse ci provò! Si. Ma non funzionò! Capì solo che suo
padre continuò a fare quello che aveva sempre fatto. Mentre sua madre cominciò
a respirare con sempre più affanno. Dovette rinunciare ai suoi giri per il
mondo! Il teatro! Quelle scenografie che le venivano così bene! E poi invece. A
casa! Era tutto così piatto. Quando cominciò a pensare che forse dipendeva da
lei, dal semplice fatto che era nata! Bè lo aveva già capito! Ma in fondo cosa
poteva farci lei? Non erano le sue equazioni quelle! Ed il risultato di quelle
che invece sua madre cercava di risolvere in bagno si perdeva sempre. Tra
soluzioni impossibili. Tra sostanze indefinibili. Che la lasciavano allucinata.
E forse sognante. Dentro scenografie in cui un posto lei forse non lo avrebbe
mai trovato.
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