venerdì 3 gennaio 2014

In mezzora un fascino lungo una vita


Bè per quella mondiale non si erano preparati per tempo. Era evidente da quell’ingresso! Spavaldo e un po’ troppo aggressivo per qualunque giudice forse. Ma non per questo forse. Una ragazza stranamente giovane per quel ruolo. Certo Gaia sul ring era sempre stata piuttosto brava entrava come una prima donna, ma poi quel giudice sembrò destabilizzare l’attenzione di Andrea che in qualunque altra occasione sarebbe rimasta granitica su Gaia, come sempre del resto, come ogni volta che la conduceva sul ring. Del resto. Gaia s’inarcò e con un gesto che pareva studiato allo specchio lo condusse al centro del ring. Proprio davanti a quel giudice maledettamente attraente che fece nulla per nascondere il suo disappunto per quell’entrata irruenta. Gli occhi di Andrea si rivolsero a Gaia come per riprenderla, ma poi quel sorriso stemperò tutto e lei sembrò capirlo velocemente. Un attimo. Solo un attimo per incrociare sguardi che si capivano ancor prima di essere studiati. Si. Come davanti ad uno specchio! Come davanti alle richieste pressanti di un regista che ogni volta le chiede di fare questo o quello. O come davanti ad un fotografo che immagina inquadrature che dovranno rendere una naturalezza immersa in luci Caravaggesche. Si. Gaia era una modella perfetta. E Andrea sapeva condurla la dove nessun altro probabilmente sarebbe riuscito. Ma quel giudice gli apparve inaspettato! Gambe sottili su tacchi ubriacanti si muovevano lì sul ring con quell’eleganza da cui Andrea non riuscì a fuggire. E per quell’attimo la danza con cui Gaia compiva i suoi passi si confuse con quella con cui quelle gambe rubarono la scena del ring. Con un lamento accordato sulle note che normalmente Gaia avrebbe capito la richiamò. E finalmente si mise in posa. Eterea. Perfettamente inquadrata al centro di quel ring in cui però la scena le era stata rubata. Si. Quelle due femmine si guardarono e per un attimo. Un velocissimo e impercettibile attimo, Gaia scodinzolò. Mentre lo sguardo di Andrea si schiuse con un sorriso appena tracciato che avviluppò entrambe. Per poi fermarsi compiaciuto su quel quadrupede grigio che tanto gli aveva dato. Un fascino lungo una vita.

In mezzora il profumo del tempo


Ai mercati generali gli era sempre piaciuto. Un po’ tutto! Quei colori, e persino quel profumo di rugiada  che sembrava rimasto uguale a se stesso. Per tutto quel tempo. Da quando suo padre ogni tanto lo portava lì. La mattina all’alba. Era passato tanto tempo, ma quell’abitudine l’aveva conservata. Ogni tanto si alzava presto e andava lì. La gente indaffarata per lui non era un problema, lui non era lì per lavorare, ma solo per conservare quei profumi e quei rumori nella sua mente. Suo padre lavorava lì, ma era passato così tanto tempo che quel posto se lo avesse mollato per un attimo non lo avrebbe più riconosciuto. Si era passato tanto tempo, e forse nemmeno suo padre lo avrebbe riconosciuto. Un incidente lo aveva portato via seppellendolo sotto un cassone di frutta. Ora invece i cassoni non ci sono più. Figli di un altro tempo, come suo padre, come quei ricordi che non voleva perdere. Andava tutto così in fretta nella sua vita! Ma quegli odori voleva conservarli e così ogni tanto passava da lì. La frutta e tutte quelle verdure viaggiavano su cuscini d’aria man mano che venivano scaricati dai mezzi di trasporto. Niente più carrelli accidenti! E quel traffico disordinato che si confondeva col vociare degli addetti nemmeno. Ma il profumo della rugiada! Accidenti. Quello della terra che rimaneva attaccata a quegli ortaggi! Ecco! Quello era ancora uguale. Almeno fin lì. Fino a quando non veniva tutto lavato e mescolato per ottenere quelle miscele vitaminiche che avevano trasformato i mercati generali della frutta e della verdura in una specie di supermercato vitaminico. E basta! I colori e gli odori nella fase di accettazione sembravano figli di un altro tempo, poi tutto si mescolava in un amalgama asettico col profumo dei ricordi, che baluginando da un’altra era depositava lì attorno il fascino di sensazioni vissute. Andrea andava lì solo per annusarli, per non dimenticare quelle sensazioni che da piccolo invece gli cascavano un po’ addosso. La mattina presto! Già. Ed ora invece proprio con quelle sensazioni cerca di riviverle, forse per non perdere di vista quel passato che ora lo sta sopravanzando. Velocemente. Impietoso di quel tempo. Impietoso di quel vissuto. In questo futuro non sembra esserci posto per la rugiada e nemmeno per quei profumi. Ora la luna è quel profumo. Quello di un altro tempo.

giovedì 2 gennaio 2014

In mezzora viaggio domenicale


Il paesaggio scorreva dai grandi finestrini come quadri di Klimt. Non era sempre comprensibile per il modo in cui si proponeva. O più probabilmente la sua testa era altrove. Guardava distratta. E quelle immagini arrivavano improvvise. Fredde e probabilmente inutili e forse per questo la sua testa si rifiutava di elaborarle. Chissà perché ci si era infilata lì! Ormai se lo chiedeva da un po’. Ci si era infilata! Forse per passare una domenica diversa dalle altre. O forse per dimenticare una domenica uguale alle altre! O forse! Chissà! Non le era ben chiaro. Quelle persone erano troppo diverse da lei. Erano tenute lì dentro quel budello dalla passione per un qualcosa a cui lei invece non aveva mai dato importanza. Ed ora! Perché dargliene! Si. Se lo stava chiedendo. Ed intanto quei paesaggi diversamente splendidi non le lasciavano intravedere l’anima della campagna toscana. Che invece aveva sempre amato. Ci si era imbucata! Si in quel budello! Accidenti! Non era una domenica diversa! Stava diventando semplicemente insopportabile. E poi. Già! Ma la giornata in fondo era appena iniziata. Condotta senza ripensamenti verso uno stadio che per quello che le importava avrebbe potuto contenere anche dei gladiatori. Lì dentro l’eccitazione per la partita che sarebbe seguita stava evaporando un vociare ormai insopportabile. Si. La sua testa era altrove! I suoi pensieri erano altrove. La dove quella passione domenicale per lei non avrebbe mai colpito! Lo aveva fatto per lui pensò tra sé. Per quel desiderio mai espresso che ora quel pullman avrebbe dovuto soddisfare? Accidenti no! Quel pullman le stava imprigionando la domenica dentro le urla incomprensibili di persone che invece si annullavano. Si. Dentro quei canti. Dentro quel tifo. Dentro quella circostanza surreale forse perché troppo lontana dalla sua situazione. Lo stadio finalmente! E quella gabbia si sarebbe allargata almeno per un po’. Almeno per quell’attimo che avrebbe reso quella domenica diversa. Ma probabilmente inutile. Scese dalla pedana dell’autobus, respirò tutta l’aria che poteva. Sorrise ai compagni di viaggio attorno a lei che già con la testa dentro lo stadio si accalcarono all’ingresso. Sorrise. Si. Lei c’era! E il mondo continuava a girare.

In mezzora l’equazione perduta


Ultimamente succedeva sempre più spesso.  Tornava a casa e si infilava nel bagno. Un saluto veloce e poi spariva. Giulia non sapeva spiegarselo. Possibile che ogni volta che tornava a casa la mamma dovesse andare in bagno con tanta fretta! Eppoi ogni volta il suo compito doveva aspettare. Si. Aspettava che quelle equazioni si risolvessero da sole. Forse. Magari sarebbe successo! In fondo con quelle matematiche riusciva anche  da sola, e farsi controllare il compito era solo un modo per avvicinare qualcuno. E magari sentirsi dire qualcosa. Qualunque cosa! Già! Andrea era quasi sempre via. Costruiva cose. In posti lontani. E qualche volta lei c’era persino andata. Poi però quello che riusciva a costruire in quei posti a casa non riusciva altrettanto bene. Quella volta quando Giulia glielo disse lui le sorrise, e non riuscì a trovare le parole per andare oltre. Quel sorriso appena tracciato probabilmente delineò le sue labbra con l’amarezza che quel presente non riusciva a diluire. E dove poi! Dove avrebbe dovuto diluirla. Perché aggiungere ricordi ad un presente che non funziona quasi sempre è un esercizio doloroso. Malinconia e piacere troppo spesso si mescolano in un cocktail incapace di lasciarsi assaporare per brindare. A cosa poi! A qualcosa che forse non esiste più! Giulia era brava in  matematica. Ma forse non era capace di preparare cocktail! Pensò! Più di una volta le passò per la mente che potesse dipendere da lei. Si. Ma poi. Quelle equazioni non era in grado di risolverle da sola. Forse ci provò! Si. Ma non funzionò! Capì solo che suo padre continuò a fare quello che aveva sempre fatto. Mentre sua madre cominciò a respirare con sempre più affanno. Dovette rinunciare ai suoi giri per il mondo! Il teatro! Quelle scenografie che le venivano così bene! E poi invece. A casa! Era tutto così piatto. Quando cominciò a pensare che forse dipendeva da lei, dal semplice fatto che era nata! Bè lo aveva già capito! Ma in fondo cosa poteva farci lei? Non erano le sue equazioni quelle! Ed il risultato di quelle che invece sua madre cercava di risolvere in bagno si perdeva sempre. Tra soluzioni impossibili. Tra sostanze indefinibili. Che la lasciavano allucinata. E forse sognante. Dentro scenografie in cui un posto lei forse non lo avrebbe mai trovato.