Poche righe per non annoiarla e principalmente
per esprimerle la sincera stima per l’equilibrio
con cui sta gestendo il suo mandato, cui faccio seguire una timida e spero
pacata esternazione al suo commento odierno circa l’uscita giornalistica, e
forse politica, dell’imprenditore Diego Della Valle.
“ .. La politica siamo noi..” è
una bella frase e per molti aspetti è vera perché raccoglie in se tutta la
responsabilità ed il senso civico che noi cittadini ed elettori non dovremmo
mai dimenticare di rivendicare. D’altra
parte suona molto come un assunto di tecnica politica, perché pur essendo una
verità indubitabile – perlomeno in democrazia – si basa su constatazioni
fragili: perché tra noi qualcuno la politica la fa, qualcuno la frequenta e
qualcun altro la subisce. Fermo restando
che anche chi la subisce più o meno consapevolmente, la fa; esprimendosi col
voto per esempio, rimane un concetto fragile molto simile a quello delle medie
statistiche: non tutti mangiano un pollo.
Il manifesto di Della Valle
aggiunge poco di nuovo a quanto già detto, con forza ma sembra altrettanto poco
compreso da parte di molte istituzioni, dal manifesto degli industriali per
esempio o dalle manifestazioni più o meno spontanee di molti strati della
società. Strati che al momento sono
stati compressi tra i comportamenti più o meno indegni di molta classe politica
e le leggi che la stessa si fa, o cerca di fare, pur di auto rigenerarsi:
speriamo non all’infinito! Allora, sentirsi compressi tra il dito di qualcuno e
la bandana di qualcun’altro gettando uno sguardo ai lussi di consiglieri ed all’imperizia
di ministri nell’usare il contante verrebbe da pensare che è facile capire
dov’è l’errore. Ma poi! Man mano che le
notizie sgorgano ci si rende conto che non è così facile, perché coloro che
continuano ad ostinarsi parlando di mele marce – forse per catalizzare la
pubblica indignazione – hanno corteggiato e spesso blandito questo sistema:
esso si marcio, non le mele.
Questa classe politica indegna fa
appello al volere del popolo ed alla sovranità di istituzioni che stanno solo
infangando, e di un parlamento che, per la verità, non sembrerebbe espressione
formale di quel volere popolare. Ed allora
questo sistema crea mostri diciannovenni che per aver rubato, o tentato di
rubare (non sembra molto chiaro) un cioccolatino da un euro o forse due,
rischia una condanna e comunque una fedina penale macchiata, e per
macchiargliela si sono spesi anche migliaia di euro pubblici, mentre in quel
parlamento siedono, e vengono pagati, onorevoli personaggi indagati, accusati,
processati, per reati infami e spesso persino grotteschi: che nonostante tutto
non disdegnano di frequentare i lussi e l’arroganza che il potere gli mette a
disposizione.
Allora perché continuare ad
estrarre buona parte di questa politica dal carrozzone di Mangiafuoco! Perché
continuare a dare credito ad una politica che si appella ipocritamente anche ad
una bassa propaganda religiosa, fatta di pellegrinaggi e interpretazioni
creative delle parole chiare se pur secolarizzate della Cei, per cercare di non
perdere consenso elettorale? Perché continuare a pensare che la politica in
fondo è fatta di parole e non di idee, perché quelle quando va bene sono solo
merce di scambio per ottenere quel consenso che molto più spesso lo si ottiene:
chissà! Forse anche attraverso quelle mele marce.
Va bé, mi permetta presidente, in
fondo quel manifesto di Della Valle non sembra così assordante, ha toccato
molti nervi scoperti, è vero! Ma solo perché la fonte è autorevole o comunque
molto visibile, e questo da noia; ma quell’urlo è un po’ che qualcuno, forse
tanti, cercano di lanciare, ma c’è sempre qualcuno, forse pochi, che hanno
sempre cercato di soffocarlo: facendosi leggi, calpestando le istituzioni,
gridando alle mele marce: facendo della politica un mestiere da ereditare.
Certo la politica dovrebbe
cambiare a livello mondiale e così pure i modelli cui la società si affida
devono cambiare a livello mondiale, l’interesse dovrebbe essere focalizzato sul
benessere delle persone e non sulla supremazia delle società. Ma, in attesa che questo avvenga, pur con i
tempi cui l’evoluzione della specie ci ha abituati, quelli che la politica non
la fanno in prima persona e non la frequentano nemmeno in seconda, si riterrebbero,
penso, abbastanza soddisfatti; qualora quelli che invece la politica la fanno,
in prima persona, la facessero con lo spirito del buon padre di famiglia che
nel rimproverare i propri figli lascia che il buon esempio anticipi quel
rimprovero.
Lo so, demagogia spicciola e un po’
populista come se ne è sentita tante volte.
Allora perché tanto rumore attorno a cose dette e ridette che una
persona, per il solo fatto di poterselo permettere, ha pubblicato così
vistosamente?
Nel rinnovarle la stima con cui
ho esordito, e nell’augurarmi che Lei continui a mantenere accesa la luce di
quel faro che questa politica sembra colpevolmente non vedere, la saluto
cordialmente.
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