mercoledì 19 ottobre 2011

La verità (atto II.. :-)


Non da Dio ma da eroe, di scudo e spada vestito mi calo nella pugna col fare deciso di chi onora la conquista, che inseguita e corteggiata da generazioni deificate non sa più immaginare se stessa al di fuori di quel rituale.  

Quel soffio spirando lambì la mente ed il braccio, ed il brivido che ne seguì illuminò Maya con quel  lampo immanente che immoto bruciando, dileguò il non essente.  Eccomi dunque!  Essente, forse Dio e forse eroe, nell’atto del corteggiamento della bella e crudele Maya che col fare ammaliante, di chi conosce il segreto, lusinga e coinvolge  ma rimane un po’ puttana.

Quello scudo segnato e l’elsa insanguinata testimoniano una lotta reale o vissuta come tale.  Illusoria, e dunque impermanente e atemporale, i saggi dicono di lei, ma quel corpo provocante  e quel sorriso suadente continueranno a chiedere tributi che saranno immolati al tempio di quel segreto.

Parole che sfilano agghindate e pensieri impilati dentro dogmi armati, riempiranno quel tempio di profumi dolci e incensati che avviluppando quel corpo col manto dell’ipocrisia, o forse dell’ultraillusione, lo copriranno solamente di desiderio e nostalgia. Parole denudate, poi violentate e riproposte al culmine di quella sofferenza che originariamente le generò. 

Uomo non uomo, forse Dio forse eroe, la mia vantata genia sedusse la mia mente ma la mia materia sedusse il mio corpo che reagì a quelle lusinghe con facile ma non immeritato piacere. Continuerò a corteggiare Maya e, ancorché legato all’albero maestro, mi lascerò sedurre da quelle lusinghe che danzano evanescenti tra desiderio e ragione.

Epistemé arcaico e verità possedute alimentano quelle lusinghe ben oltre la sofferenza che quella danza evanescente  procura al corpo:  illudendolo con il piacere. Gioco meschino ed infingardo che trucca le regole di quella battaglia a cui partecipo, ignaro!! Forse! Ma! .. Ignavia non fu a lasciarmi segni sullo scudo  ed un’elsa grondante.

Forse Dio, ma certamente eroe, e non per la vantata genia ma per quella lucida follia che mi costringe alla lotta dentro un’illusione perfetta che guarda se stessa non sempre dall’alto, e agita ceneri di tarocco sfarinate dal pensiero di pizie di nero vestite e caritatevolmente prezzolate, che dentro crateri di pigne rinsecchite ammaestrano il volgo  all’accettazione del magistero nullificante.

Ecce homo! Ecco il grido che propugna un’altra accettazione, che rivendica quella propria necessità di esistere e trascendere il mistero per sua natura, per la sua essenza, e dunque persino oltre quel tributo  immolato e tradito da un tempio temporalmente affaccendato.
Radicalismo manicheo e intollerante, che vende verità per cercare quella gloria che mai fu voluta e nemmeno propugnata da chi, quella verità, l’ebbe posseduta.  Uno scudo segnato ed una spada con un’elsa grondante è tutto ciò che io possiedo, i segni e la fatica sono ciò che forse mi condurrà alla verità, magari  svegliandomi da quel sogno  perfetto che tutte le lusinghe della splendida incantatrice hanno proditoriamente edificato.

Ecce homo!  Ecco l’uomo che cerca quella inconscia discendenza e ascolta le parole inviolate ma non vede la luce splendente se non filtrata da  Maya, quello  splendido corpo immanente e un po’ cialtrone che tutto incide colla sua entusiasmante illusione.

 E dunque mi pento? (… chissà!)

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