martedì 28 maggio 2013

Splashhhh!!!!


Un tonfo certo. Per il sistema! Come lo chiama qualcuno, più in particolare per la casta che certo si nasconde dietro i nomi dei politici più o meno noti, ma poi si disperde con arroganza tra quella pletora di burocrati che si perpetua indipendentemente dal colore che la stagione propone come più alla moda. I toni si smorzano, in fondo sono solo amministrative, le politiche sono un’altra cosa, in fondo abbiamo vinto, in fondo non abbiamo perso, l’impegno di questo o di quello non era al massimo.. insomma le solite analisi. Ma poi splash .. il tonfo c’è stato e l’hanno sentito tutti.

Le politiche con quella disaffezione malpancista incanalata intelligentemente in un terzo dell’elettorato, avevano in parte nascosto la sindrome decadentista proprio alzando i toni dell’offerta politica. Ma poi! Già, ma poi! Questo clima decadente è il risultato dell’offerta politica che c’è sempre stata, da secoli, forse dalla Roma imperiale! Già! Sta a vedere che per noi italiani rischia di essere una malattia genetica. Queste elezioni hanno riconfermato, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che nomi e programmi non sono la leva principale con cui muovere gran parte dell’elettorato: l’elettorato d’opinione sembra rimasto a casa e qualora non l’avesse fatto si sarebbe disperso in rivoli forse non così impetuosi. Già! Ragionare non paga tanto e istigare alla ragione forse paga ancora meno: così ideologia e struttura fanno sempre la voce grossa. L’hanno sempre fatta! E così la casta, quella più subdola, quella nascosta dietro grigi burocrati, ha sempre vinto. Certo quel tentativo di incanalare il malpancismo il desiderio di delineare un nuovo inizio, l’anno zero, ce l’aveva!  Ma poi! Quell’uno vale uno si è perso dietro finte decisioni assembleari e demagogie inutilmente sterili che elevano l’onorevole al rango di cittadino. Così la delega diventa l’orrore e parlare in nome di qualcuno non è il momento di sintesi ma l’anticamera dell’inciucio. Va bè! La politica, anche quella eticamente inattaccabile, cos’altro può essere se non mediazione? Se non lo fosse non sarebbe politica ma nella migliore delle ipotesi una monarchia: magari illuminata! Certo Grillo non è il male, ma un passaggio necessario alla politica italiana, un passaggio stretto e forse accidentato da cui però la politica dovrebbe trovare un varco aperto a quell’anno zero.

Ideologia e struttura allora! Ecco cosa frena l’opinione e riporta sempre la politica a quell’idea monarchica del partito che permette a B.  di fare campagne elettorali stravaganti ma vincenti, che permette a qualche sindaco uscente di prendere voti a due cifre, nonostante tutto, che permette alla nomenklatura del Pd di proporsi come l’alter ego di B. pur di perpetuarsi e pur sapendo di non vincere: Renzi avrebbe vinto. Certo non riuscire a perpetuarsi avrebbe aperto porte da cui sarebbero passati gli scheletri che MPS e gli scandali lombardi hanno appena accennato, e dall’altra parte non riuscire a farlo non riaprirebbe solo la questione di B. leader, ma quella della selezione di una classe dirigente capace: non solo di dire si!

Si è persa la speranza allora? La visione di quella linea stampata da qualche parte che delinea uno zero e forse una ripartenza? Bè tanta astensione messaggi ne sta dando! E quel tripartito così ben ripartito non potrà continuare a fare finta di niente.

Splashhhh.

martedì 21 maggio 2013

L’ineleggibilità e i sette nani


Bè la prima osservazione che mi passerebbe per la mente è che se davvero in questo momento economico per l’Italia la questione importante sia l’ineleggibilità  oppure ora anche la rappresentanza giuridica dei partiti.  In fondo il parlamento su questa questione si è pronunciato credo cinque volte, in questi vent’anni, e a torto o a ragione quello stesso parlamento la questione del conflitto d’interessi non l’ha mai affrontata seriamente: il governo Prodi, per esempio, probabilmente cascò soprattutto perché Mastella si mise di trasverso a questa questione proprio nel tentativo di ostacolare  la presentazione del relativo disegno di legge. Ed ora! Ora che all’ennesima elezione B. e non il Pdl, ha preso circa 10 milioni di voti qualcuno ripropone quel tentativo di fucilazione che elezioni e magistratura non sono ancora riusciti a compiere. Così dopo il quindicesimo ribasso consecutivo della produzione industriale, qualcuno si attacca a quel vecchio tentativo di fucilazione con cui un atto  del 1957 carica l’arma. Certo la scelta strategica del m5s è lo sfascio politico e quindi elezioni ravvicinate: supponendo che il malpancismo possa continuare ad essere la rete da utilizzare in questa pesca. Meno chiari invece i motivi che inducono parte del Pd ad utilizzarla. Per loro sarebbe una pesca veramente povera, soprattutto dopo anni di tentativi in cui la magistratura ha ripetutamente provato a tirarla su quella rete, a cui però quella stessa politica  ha provveduto di volta in volta ad allargare le maglie. Dov’è stata l’opposizione in questi venti anni! Ed ora! Con 10 milioni di voti alle spalle e con la riconquista della prima posizione politica in Italia, la proposta politica di qualcuno è quella di continuare a caricare quell’arma! Come se quello fosse il metodo che in tutto questo tempo ha dato i migliori risultati. Va bè.

D’altra parte il Pd ha lungamente pensato di aver vinto le elezioni, e quel mandato tutto interno che le primarie gli avevano conferito, non è poi riuscito a spenderlo in termini di alleanze o condivisioni di programma, forse proprio perché quel mandato interno: era troppo interno! Troppo dentro strategie politiche che solo quella nomenklatura poteva accettare e riproporle all’esterno con quell’immagine grottesca del governo di minoranza: che cercava sudditi e non alleati.  Così all’ineleggibilità proposta dal m5s, chiaramente  rivolta a B. il Pd risponde con la rappresentanza giuridica, chiaramente rivolta al m5s, dando adito alle chiacchiere di inciucio con cui hanno continuato ad assordarci, e a quel vecchio vizio di cui certa genetica evidentemente non permette di liberarsi, riproponendosi ogni volta con quella vecchia idea per cui non sono le elezioni lo strumento principale con cui sconfiggere l’avversario  politico: ma le logiche tutte interne alla nomenklatura.

I voti hanno un peso? Ahimè si, soprattutto nel momento in cui da intenzione diventano realtà oggettiva nel segreto di quell’urna dentro cui vergogna e passione si mescolano, e si mescoleranno sempre con maggior forza forse proprio per opporsi a quelle forze centripete con cui la casta nel proporsi con tanta autoreferenzialità cerca solo di garantirsi un futuro.

Cosa c’entrano i sette nani? Bè quelli nella politica italiana c’entrano sempre: ovunque! Perlomeno finché Biancaneve avrà bisogno del suo Harem.