Ineffabile ed intangibile, vitrea ricerca di profumata sposa dall’aurea dolce e un po’ puttana.
Profondo e buio quel pozzo virginale da cui l’Orfico desiderio scava montagne, che s’innalzano al cielo col fare dilettantesco e roboante dell’ingenua verità. Atavico accumulo di emozioni, forse piaceri; accatastate e forse sciupati, nell’inconscia memoria di virtude riciclata e riproposta ad una ragione arrogante, insolente, spesso spaurita.
Guardati! Cerca te stesso dentro quel pozzo e cullati in quel perverso abisso di inebrianti dolcezze. Proclama il tuo Io: “sono forse io stesso quella roboante traccia lasciata da un gesto!?”
Un gesto insicuro e incerto forse perché attribuito ad un mondo non generato ma troppo simile al mio. Il vento spira e grasse nubi s’addensano tutt’intorno le cime di quegli Olimpi manichei che proclamano le proprie verità per vendere le proprie certezze.
Ma! .. Già ora mi pento? Quel fluire di epistemiche litanie affastellate in un rituale politico che affoga nel dogma, ammaliò, tentò la mia ragione ancor prima di quella passione che, libera e sola, dovrebbe vegliare su quelle emozioni. Già! Quella passione, unico vero motore di quell’eterno fluire, immoto Aristotelico meccano che eleva al cielo i dispiaceri per poter seppellire all’inferno i piaceri.
Ed ora? Cerco! Profondo e buio, buio e profondo, montagne invalicabili e per questo valicate, verità espugnate - non corteggiate - con la tortura delle parole. Dolorosa composizione di assiomi, rigida mescolanza di ipocrisie vendute a peso al miglior offerente che acquista, forse per sé, quel dogma contestualizzato alla bisogna.
Tutto scorre, niente scorre. Il mondo Eracliteo scorreva, ed il suo vociante Panta Rei ne era testimonianza. L’immoto meccano del mondo Parmenideo raccoglieva in se gli ingranaggi del Tutto, di quel Tutto di cui anche Maya (l’illusione di questo mondo) appartiene. Tutto è parte di tutto rincorre quella possibile verità che raccogliendo a se anche quelle nubi, le libera da quell’ipocrisia con cui le abbiamo patinate.
L’Agnizione inganna e corteggiando Maya blandisce quella ragione a volte spavalda, ma sempre più spesso impaurita.
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