La porta socchiusa pennella dentro la stanza una lama confusa
e probabilmente stanca, che con quella sua luce non riesce a toccare nulla; già;
divaga e forse persino incapace di illuminare per davvero se non l’assurdo che
fuori di lì avvolge invece con indifferenza. Con la solita indifferenza. Quella che un
lavoro consumato tra le atrocità elabora dalle abitudini. Quelle che ti servono per evitare un
cecchino, o una bomba che il caos o forse il destino ha portato fin lì, a
qualche passo dal tuo corpo, fin dentro la mente, sotto il tuo pezzo di cielo. All’inizio
era tutto più semplice. Era tutto più chiaro. Persino vomitare la colazione tra
le membra che l’aria bollente di un’esplosione lasciava schizzare ovunque, e
anche addosso. Sì. Era tutto più semplice. Perché il mio pezzo di cielo era ben
delineato e quelli erano solo i fatti che il mio lavoro voleva documentare.
Sono stato ovunque solo per poter documentare. E poi raccontare. Come un medico
che non si lascia abbagliare dal candore del suo camice così come non si lascia
stordire dalle macchie che inevitabilmente lo imbratteranno. Come un’anima
malata, che sa di soffrire, e soffre, ma non per il peccato che qualcuno le
vuole instillare col sigillo della verità. Sì. Delineato. Verità. Era tutto più
semplice. Era tutto più chiaro. Poi arriva il momento in cui l’abitudine si
perde in quelle cronache, dimentica di quelle verità e persino di quei fatti
per scoprirsi un’altra, un’altra cosa, un’altra realtà, dentro un nuovo ordine
morale che non contempla recinti pieni di frasi fatte e di pensieri svenduti al
miglior offerente o alle platee dalla bocca buona. E lì scopri che quei pezzi
di carne schizzati ovunque erano persone prima di fatti, sofferenza prima di cronaca.
Sì, e lì scopri. Che non esistono verità ma solo fatti, che non esistono
ragioni ma solo abitudini. Così quando vomiti non lo fai più per lo schifo. Ma
per lo Schifo! Già. Quello Schifo che membra insanguinate non possono rincorrere
se non dopo un lungo viaggio di cui questa società ha pagato il biglietto. Ecco
infatti. Gli stessi fatti in posti diversi, con persone diverse, con ragioni
diverse. Chissà. Le stesse abitudini!
Che sputano verità che non
conoscono galleggiando su fatti che menti partigiane insinuano sul confine che l’ipocrisia nasconde alla realtà. Ecco.
Poi un giorno mi alzai. Attraversai quella lama di luce con la mente sgombra da
tutte quelle verità che avevano delineato il mio pezzo di cielo e..
giovedì 17 luglio 2014
venerdì 4 luglio 2014
Débâcle mondiale e la fenice infelice
Il paese dei mila e mila allenatori da tempo
non riesce a esprimere una squadra all’altezza di tanta supponenza. Evabbé è
solo calcio! È vero è solo calcio, ma quando le risorse economiche e psichiche
sono profuse con tanta generosità da ogni parte, ogni tanto bisognerebbe avere
l’accortezza di misurarne l’efficienza con
cui vengono utilizzate: o sprecate! Certo bassa l’una altissima l’altra, e
dunque è sempre solo una questione di prospettiva: dipende da che parte si
guarda! Da che parte si sta. Dall’abito che s’indossa. In fondo tutto è
relativo disse una meteora curvando lo spazio e stropicciando il tempo: dando
al seggiolone su cui si sta appollaiati una credibilità persino imbarazzante da
sostenere. Bè! Allora tutti su quel
seggiolone a proporre la propria visuale, e magari qualcuno potrebbe persino salirci
con una bacchetta magica in mano o magari stretta sotto un’ascella: per potercisi
arrampicare.
Burden of proof ha certamente catapultato i
Soft Machine su quello sgabello, ma mentre sta suonando mi lascia pensare che anche
i Weather Report con Night Passage o Procession una volta lì su hanno potuto
dire la loro per diritto. Certo ognuno ha i propri gruppi o il proprio genere,
ma certo quelle erano grandi squadre. Non avrebbero fallito per due volte
consecutive perché la passione era il catalizzatore che le teneva unite.
La metafora calcistica trovo sia molto
pertinente alla nostra situazione di paese, gli allenatori cambiano ma alle
spalle ne hanno altrettanti disposti a sentenziare verità inoppugnabili che
però non sono catalizzate da qualcosa che tutti riescano a condividere: vedi
quella passione, ma spinte soltanto dalle proprie idee.. oh legittime finché vi
pare ma affinché il gioco funzioni bisogna che almeno la squadra le condivida! Altrimenti
si rimane imprigionati in quel ruolo di tifosi che molto urla e poco dirige. Ed
allora tutto ciò che non ci piace rischia di diventare persino
incostituzionale: come se quella Corte fosse dispensatrice di verità assolute:
si era persino espressa contro l’incostituzionalità del taglio agli stipendi
dei magistrati, perché in questo modo li avrebbe messi in una condizione di
diritto diversa da quella degli altri cittadini. Dunque! Dov’è la squadra! E la
passione?
Così al semestre europeo ci siamo presentati
ciascuno col proprio seggiolone. Certo per Borghezio deve essere stato
difficile salirci sopra, vuoi per questioni meccaniche vuoi per il fatto che al
posto della bacchetta magica brandiva una lancia; con una punta scintillante di
verità; che certo tenere in mano o sotto un’ascella gli avrebbe ostacolato
quella salita peraltro già imbarazzante di suo, ed allora qualcuno che abbia
forse pensato di ficcargliela da qualche altra parte? Ma solo per agevolarlo
certo. La bacchetta magica pentastellata invece sembra perdesse porporina dalla
punta, ed insieme a quel luccichio sembra perdesse anche le coordinate che il GPS
incorporato non riusciva così a trasmettere pur di guidare gli onorevoli ai
loro posti: ma quali posti? Già! Due voci fuori dal coro della dittatura renziana
dicono, a fare a gara a chi ha il seggiolone più alto, ed a parlare in nome di
milioni di voti presi certo che però tifano; urlano schemi e tattiche di gioco;
tra le ceneri di una partita finita che potrebbe risorgere se solo la
smettessero di giocare a chi ce l’ha più lungo e lasciassero alla fenice il
tempo di spiegare le ali. Quel tempo che almeno la squadra francese sembra aver
trovato sul campo e che forse troverà anche in parlamento visto il loro amor di patria. Ecco! Amor di
patria! Ecco cosa forse ci manca davvero. E non perché non cantiamo l’inno. È un
catalizzatore che è ancora un mistero impenetrabile, che nemmeno oltre confine
ci permette di condividere: ma solo di puntualizzare.
Ecco perché mentre la
fenice degli altri dispiega le ali, la nostra malinconica e impacciata rimane a
immaginare quel volo.
lunedì 16 giugno 2014
Liquido alternato
Ebbé!
Come il fluido del nucleo terrestre con quel
suo muoversi genera magnetismo utile che manifesta il suo fascino nelle aurore
boreali, così la democrazia liquida del web con quel suo divago andirivieni
magnetizza le menti degli accoliti, manifestando il suo fascino proprio nel
lasciare pensare a quella liquidità come a qualcosa di ineluttabile, ed
altrettanto inutile. Ed allora il liquido si contiene nel vetro di quel
contenitore che il blog pentastellato evoca, come e forse più di quei giornali
partigiani su cui partiti hanno sempre proposto le loro verità: contrabbandandole
come politica o persino come cronaca.
Ed allora le alleanze prima si annunciano e poi
si fanno votare e così anche le strategie politiche: ma in fondo certo votare
dà quella sensazione di partecipazione che la modulazione psicologica dell’annuncio
può solo amplificare. È quello che B per esempio ha fatto per 20 anni. Ma anche
Veltroni se per questo e persino Prodi! Ed allora cosa c’è di diverso nel
movimento liquido? Che forse si sono accorti che i veri esorcisti della
politica italiana non sono loro? Ed anzi proprio un paio di quei tentativi di
purificazione sono sfuggiti di mano; o forse di mente; pasticciando con formule
magiche e rituali della rete che nulla
hanno a che fare con la democrazia reale.
Certo sentire Di Battista o Di Maio nelle
piazze spiegare alle persone chi è davvero Farage per giustificare una linea
strategica quantomeno confusa, o sentirli crepitare contro la truffa del
secolo: che avrebbe oscurato qualche milione di voti evidentemente! J Ed ancora cambiare la linea
strategica che in fondo ha spinto “ l’ebetino “ così in alto e che ci ha ridato,
quella si, il buon B agli onori delle cronache politiche. Ma ora quella
posizione di ago della bilancia comincia ad interessare: anche se le sembianze
e forse persino la funzione non sono certo quelle dell’indicatore incorruttibile
di una bussola. Così ora nelle piazze quelle stesse persone dovranno tornarci
per spiegare che lo strascico di consensi che l’ebetino si porta dietro, forse
vale qualcosa, e che pertanto l’ebetino essendo legittimato ora deve
ascoltarli; o forse può ascoltarli, a cominciare da quella proposta di legge
elettorale proporzionale, per esempio, che la rete ha avvallato (sempre dopo il
blog) e che pertanto il loro 20% di consensi rende reale, perseguibile, e persino
inderogabile: quel 60% di idee diciamo, che invece la ritiene una stupidaggine
dorotea che tornerebbe ad elevare nonché formalizzare la pratica dell’inciucio
a prassi politica, sarebbe solo il sintomo di una classe politica corrotta e
reazionaria: i morti per intenderci! J Eccerto! Il proporzionale
finché ne parlava Tabacci o Casini era inciucio, ora invece è democrazia
liquida.
Sembra che Grillo e Casaleggio conoscano bene
la politica dei forni, quella dell’opportunismo ma anche delle opportunità. Ed ora
spaziare da Farage a Renzi potrà certamente metterli nelle condizioni di farci
capire in quale direzione fluisce quel magnetismo divago e inconcludente,
capace di muovere le masse col fascino potenzialmente letale di un’aurora
boreale. J
lunedì 26 maggio 2014
Il grillo nel vespaio II: after market
Entra il titanio e poi l’alluminio, il file,
tutto dentro la stampante 3D e poi esce la turbina. Ecco! Il semplicismo del
web che semplifica tutto fino alla banalizzazione lasciando pensare o peggio
sperare che la tecnologia possa risolvere tutto. Le pale di una turbina o di un
compressore sono tra gli oggetti più complicati da progettare e da costruire:
ed in pochissimi al mondo lo fanno; spiegarlo a Grillo.
Il valore aggiunto di ciò che si fa va ben
oltre la tecnologia: senza voler aggiungere anche concetti di etica. E dunque
le stupidaggini che la democrazia liquida ci ha proposto (che poi tanto liquida
non è) dovrebbero ora tenere in considerazione che la democrazia del popolo non
si esprime solo nella ricerca del consenso: da qualunque parte stia. Ed allora
spiegare a Grillo che non ha senso destabilizzare la propria giunta a Parma
forse per questioni elettorali, o forse solo in cerca di quella purezza sterile
e vuota di etica. Se Pizzarotti si fosse dimesso che forse il web avrebbe
eletto un altro sindaco? E quale sarebbe stata la continuità che quella giunta
avrebbe potuto avere, per dare seguito al proprio tentativo di amministrazione?
Inoltre spiegare a quel cretino di sindaco pentastellato che in una scuola giustificava
il fatto che i bimbi si devono pagare il dolce a mensa e quelli che non possono
pazienza! .. perché la gente lo vuole! Ma quale ggente! Dov’è qui la visione
politica?
Spiegare a Grillo che con un 20 o 25% si deve
poter influire senza per questo rincorrere il 100% perché questa è la
democrazia.
Spiegare a Grillo che in tema di immigrazione
bisognerebbe dire cose quantomeno più chiare e non giocare alle tre carte.
Spiegare a Grillo che anche in tema di euro
vale quanto sopra. Non si esce dall’euro o dall’Europa e poi però gli eurobond
sono un’opzione.
Spiegare a Grillo che non si stracciano i
trattati che istituzioni in rappresentanza di nazioni hanno concordato: e
soprattutto non lo si fa davanti alla faccia di nessuno: culona che sia!
Spiegare a Grillo che i tribunali popolari, per
quanto benevolmente evocati, sono un’esperienza fatta più volte nella storia: e
non ha mai portato bene!
Certo ora lui prende un malox perché non si sa
mai e Casaleggio finalmente va in analisi per capire perché si è messo un
cappellino, ma rimane quel 20% che sarebbe meglio imparare ad utilizzare per
quello che è e non per quello che visioni apocalittiche avrebbero dovuto
rendere.
Un anno fa! Un’occasione sprecata per cambiare
l’Italia! Ed ora! Certo l’ebetino ha i numeri per provarci, ma come detto nella
puntata precedente J dovrà farlo con B e con quei partiti
pluri ammaccati, che il sarcasmo pentastellato ha restituito alla storia del
paese ed agli onori di quell’esserci: che sterile purezza di pensiero hanno
forse definitivamente negato alle stelle.
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