Ecco!
Il tempio shintoista di Fushimi Inari
Taisha. Una porta che apre un percorso per lo spirito. Quattro kilometri delimitati
da centinaia di torii rossi e da volpi di pietra. La volpe è il messaggero di
Inari. Il dio del raccolto del riso. La piccola Chiyo lo percorre di corsa
stringendo nella mano le monete per la sua preghiera. E poi. In fondo alla sua
corsa. Le dona al dio. Per quella preghiera! Per la sua vita. Erano gli anni
’20. Anni in cui disagio e dolore a volte custodivano una crisalide, che poi si
trasformava in geisha. Si! Si trasformava. La trasformazione dello spirito in
qualcosa che solo il corpo gli può lasciar comprendere: il dolore e il piacere.
L’orrore e la bellezza. Il solito dualismo Junghiano da cui l’imbranatismo di
Paperinik non avrebbe certamente potuto sottrarsi. Una sensazione! Si. Chissà! Forse
un deja wu! Di un’altra vita! Di quell’altra personalità! Di quell’altro io che
scalpita per essere Io, e che forse non vuole essere me! Ecco allora! Che
quella porta si apre. E quel percorso si apre. Tra i rossi dell’anima! Con le
parole della ragione. E così la piccola Chiyo diventa Sayuri. Mentre
all’imbranato papero non rimane che tirare fuori il suo temibile mantello.
Un
ringraziamento ad Akira79 per la bella grafica, ed agli amici disposti a
varcare quella porta: magari per scrivere il proprio torii.