venerdì 21 ottobre 2011

La morte perfetta


Bé che dire! Ormai è stato detto e scritto di tutto, e del resto va bene così perché è giusto che ognuno possa spendere i propri pensieri e le proprie parole.  Io provo a spenderli in qualche riga, ma solo perché iniziando questo blog mi era passato per la mente di doverlo fare con un omaggio alla verità, che cercherò di continuare, una specie di gioco che prende a prestito le parole dalla filosofia e dal mito per riproporle in una struttura un po’ barocca ma spero divertente.  


Allora pensando alla verità non è possibile tirarsi indietro dal fare un commento all’ipocrisia con cui si stanno diffondendo notizie di politica internazionale, se non altro perché la morte di un tiranno quando è  venata di vendetta, tutto giustificato per intenderci, porta in primo piano la pochezza dell’uomo di fronte al problema esistenziale.  Certo! Senz’altro più facili e più divertenti sarebbero i temi legati agli scandali sessuali o quelli che affogano nella corruzione, che per la verità non è un vezzo solo italiano anche se qui ne abbiamo fatto un’arte: quella della commedia.


Nella storia recente, dal ‘900 in poi direi, tiranni illuminati così come li intendeva Platone nella sua Repubblica per esempio, non ne sono esistiti. O perlomeno non riesco a trovare un nome, perché anche quelli che tentarono la strada delle dittature morbide di illuminato avevano ben poco. Dietro un tiranno c’è sempre un progetto di vantaggio personale e quando va bene anche un macroprogetto più generale che coinvolge una nazione o una comunità.  E tutto sommato è quello che accade anche alla politica dell’ultimo decennio, che penso sia il periodo più decadente forse degli ultimi cent’anni ed ovviamente non solo per l’Italia: ma in gran parte  il vantaggio personale ovviamente non lo si crea con le simpatie e ancor meno con le antipatie, ma con il collateralismo: quello che Veltroni per esempio propugnava col “..ma anche”.  Quando poi questo diventa anche collusivo bé il gioco è fatto ed allora alla corte del tiranno ci passano tutti e nel caso di quello libico ci sono passati tutti.  Certo noi (..!) gli abbiamo baciato le mani ma solo perché siamo più abituati alla commedia e la nostra storia in Libia, quella del ‘900, non ha fatto altro che mantenere aperto lo spartito della commedia affinché rimanessimo lì a leggerlo. 


Ora! Il potente tiranno forse non sarebbe nemmeno caduto se non ci fosse stata la primavera araba o la rivolta dei gelsomini come l’hanno chiamata, e tutto è partito, dal malessere che ovviamente esisteva e dal gesto estremo di una coscienza che probabilmente non ne poteva più di pensare di esistere a quelle condizioni. Quando la sofferenza, quella esistenziale: della coscienza, supera un certo limite bé probabilmente anche la morte non è più un ostacolo insormontabile, perché quello più grande è vivere. Allora! Bene, Mohamed Bouazizi ed il suo carretto hanno dato inizio ad una cosa così grande come mai avrebbero potuto immaginare. Il bonzo  tunisino Mohamed Bouazizi ha sconfitto i tiranni, non la nato e nemmeno i ribelli libici, pur indispensabili.  Gandhi aveva ragione, le coscienze sono l’arma più potente e se non si smuovono quelle anche gli hardware più potenti non servono, perché potere, economia, egoismo, corruzione e  privilegi, non sono difetti del sistema ma debolezze dell’uomo. Allora l’unica arma possibile è la coscienza. Che non è solo ragione. Personalmente penso che lo sia solo in piccola parte. Quel sistema fatto di finta ragion di stato e ipocrisia cercherà di ricompattarsi, come sta già cercando di fare in Egitto, ma in fondo qualcosa è successo ed in futuro non si potrà fare finta di nulla. 


Allora verità in contrapposizione all’ipocrisia delle ragioni di stato scendendo però sino a quelle personali.  Perché alla fine quelle della ragion di stato trova giustificazioni purtroppo a volte anche condivisibili, mentre quelle personali finiscono quasi sempre nel grottesco e nella commedia appunto: basta guardare la nostra politichetta, che sembra trarre dal carrozzone di mangiafuoco prima gli strumenti e poi  i personaggi con cui usarli.  Quando il malessere è diffuso e comincia a toccare strati originariamente moderati, forse vuol dire che è giunto il momento di cominciare ad ascoltare il clima che si è creato e non aspettare che si manifesti un’altra miccia come Mohamed Bouazizi perché dopo, quando si accende, è tardi: e questa è comunque una sconfitta della politica.

Allora! Il problema non sono gli sfigati come er pelliccia che ormai sta diventando un mito e del resto nella nostra società lo sono, per certi aspetti, diventati Corona, Mora,  le veline, i personaggi inutili dei vari grande fratello e cosi via; ma lo è quel malessere che spinge tante persone stanche a protestare.  Stanche appunto. Dell’arroganza, dei privilegi, della mancanza di progettualità, della pochezza che coinvolge molte coscienze: stanche di tutto questo decadentismo forse. 

Allora! Bene allora basta anche con le frasi fatte, non perché dopate: o forse invece proprio per questo :-); del tipo un no alla violenza senza se e senza ma, basta con una chiesa che salta a piedi pari nel temporale dimenticandosi troppo spesso dello spirituale, basta con quelli come Giovanardi o Sacconi che strumentalizzano il dogma affogandoci dentro senza conoscerne una parola, basta a quelli che cascano dalle nuvole parlando di mele marce e non di sistema marcio: i singoli sono marci perché il sistema che hanno creato lo è!  Basta con l’ipocrisia? Un cambiamento quasi sempre provoca disorientamento, a volte sconforto e paura, altre persino sofferenza.  Allora!  ciò che si deve capire è se lo si vuole un cambiamento, perché tutto questo moderatismo ipocrita tipicamente italiano sta affogando dentro concetti come quelli di atto pubblico ed atto privato, assoluzione e prescrizione, garantismo e impunità e se invece si proponesse con vera progettualità creando le premesse per un futuro leggibile e migliore, tutta quella violenza per quanto non condivisibile e probabilmente telecomandata non avrebbe acqua su cui galleggiare: altro che er pelliccia! :-)


Certo quella del tiranno era una morte annunciata l’epilogo su cui molti avrebbero scommesso e dunque quello più facilmente attuabile. Non sono un complottista ed in questo caso non sarebbe nemmeno interessante, in fondo dietro un tiranno c’è un uomo e dunque una coscienza, e se una morte non può fare piacere di certo la sua non lascia rimpianti diffusi ma la cosa certa è che ha sgravato di fardelli molte cancellerie occidentali: un processo le avrebbe seppellite sotto tonnellate di merda :-)


La crisi è senz’altro prima politica che economica e tutto ciò che l’Europa non sta facendo lo dimostra: non esiste un governo europeo, non esistono leggi comunitarie univoche: a parte per i packaging della frutta e per il diametro dei piselli, non esiste una vera Europa federale da mettere in contrapposizione alle politiche americane o Cinesi, esiste un mercato unico ma delle regole nemmeno l’ombra. Il salvataggio della Grecia avrebbe dovuto essere una questione prima etica che politica ed invece è una questione solo economica.   

Non si può continuare a strapazzare il futuro di intere generazioni, chiedere sacrifici che ti cancellano in parte una vita, reprimere con l’arroganza le coscienze di tanta gente per gli errori di gestione della vita che loro per gran parte non hanno commesso: insomma, non si può sputare sugli altri, per salvare le banche. È la gente, la società, che andrebbero salvate se vogliamo un futuro a misura d’uomo.


Allora! No! La crisi è davvero etica e quella morte perfetta è lì a ricordarcelo.

Quanti allora! :-)

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