Due e forse tre discorsi in
contemporanea!
Dai! Quest’anno non ci faremo
mancare nulla! Il bello è che forse due di questi tentativi saranno tentati
appunto! Per oscurare quello istituzionale.
Vabbé!
Vista l’occasione due comici sono
senz’altro meglio di uno, ed insieme magari riusciranno a curare quel popolare
mal di pancia che le sbornie ventennali a cui certa politica (quella che ora
tenta di riciclarsi come nuova) ci ha abituati, ora ci impone tra mefitici
meteorismi e slogan vocalizzati dentro bolle d’aria che emergono come rutti.
La costituzione che ci siamo dati
(e che qualcuno dimostrò che volendo è possibile modificare: anche l’ultimo
giorno di legislatura, ma proprio volendo, come capitò con quel titolo quinto
che a distanza di anni si può dire abbia contribuito in grande misura a
distruggere i bilanci dello stato) piaccia o non piaccia ci rende un’architettura
istituzionale a cui la formalità della politica è tenuta: soprattutto quando su
quella costituzione giura: o ha giurato. Certo la formalità politica: ovvero
quella liturgia di adempimenti che dovrebbero incoronare la democrazia, si ridicolizzano
proprio in quel volerle diluire dentro quel magma indefinito di questioni meteoriche
che l’opportunismo della costante propaganda elettorale fagocita.
Già! Allora ascoltiamoci tre
discorsi! In fondo chissenefrega della liturgia! Già.
John Stuart Mill (il papà della
democrazia?!) più o meno a metà ottocento in un saggio sulla libertà scrisse: “
.. è lecito fare ciò che si vuole, se l’azione non procura danni a qualcun
altro. Per quello che riguarda la collettività: il valore di uno Stato è il valore di chi
lo compone. Tenetelo a mente. “
Certo Mill è da molti considerato il padre del pensiero liberale, secondo
me anche più di Locke, ma certo è incredibile che a distanza di più di un
secolo e mezzo questa frase sia ancora attuale e forse incompresa: viste le
tante interpretazioni che le derive populiste hanno proposto e stanno tutt’ora
proponendo. Certo Locke per primo parlò di libertà e diritti che l’individuo si
ritrova alla nascita: per il solo fatto di esistere! Ma Mill per primo disse
che uno Stato che non difende le minoranze non può essere una democrazia. Certo!
Per questi signori lo stato era lo Stato! La nostra politichetta invece sembra capace
di proporlo solo come un contenitore di rutti.
Eppoi! Continua Mill
“ .. Confesso che non mi piace l’ideale
di vita sostenuto da coloro che pensano che lo stato normale degli uomini sia
quello di una lotta per andare sempre oltre e che l’urtarsi e lo spingersi degli
uni con gli altri, che forma il tipo esistente della vita sociale, sia la sorte
meglio desiderabile per l’uomo, e non piuttosto uno dei sintomi maggiormente
tristi di una fase del progresso produttivo. “ Accidenti! Quel genio precoce di Mill già
allora parlava di vita sociale e di progresso produttivo. E di Stato! Già! E nel farlo non spostò nemmeno gli
stilemi (quelli della critica delle ragioni) con cui Kant formulò il suo
imperativo categorico, riassumibile tutto sommato in un concetto molto semplice:
quello di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te! E certo!
Il loro pensiero per quanto difficile da leggere, soprattutto Kant, però alla
fine non era interpretabile: dava dei punti fermi. Poi però è arrivato Hegel
che con la sua smania di trovare un posto codificato a tutte le cose: o meglio a
tutto ciò che è razionale (perché solo ciò che è razionale è reale, e viceversa)
ha dato il via all’epoca delle interpretazioni, (il suo pensiero dogmatico
era quello che meglio si prestava a spiegare il dogmatismo del Cristianesimo,
ed allo stesso tempo quello che rendeva praticamente impossibile conciliare
quelle riflessioni razionali con quelle fideistiche della Rivelazione: un bel
record!) si! Ma era capitato anche ad Aristotele, ed in parte a Platone. Sta a
vedere che laddove la ragione con la sua razionalità diventa parte
preponderante del pensiero, lascia però così tante sfumature di grigio che poi
quella razionalità evidentemente ci sguazza!
Ed allora quella lezione che ci
propone un pensiero interpretabile con l’opportunismo funzionale ai propri
obiettivi ci viene da lontano. E per di più da nomi illustri! Sta a vedere che Aristotele
e persino Hegel sono i papà del populismo!
Vabbè!
Dentro questo concetti certa
politica certamente ci ha sguazzato, e ci sta sguazzando, però dai! Berlusconi
e Grillo come Aristotele ed Hegel! No dai! Anche se secondo me quasi certamente
almeno uno dei due più di un pensiero ce lo ha fatto! E già! E visto che il loro ego è così capace di
ricalcare fedelmente i tratti dell’analisi Adleriana sulla volontà di potenza, nel
farlo spero ci risparmi quelle illustri contaminazioni genetiche e si proponga a luci
unificate: magari nella migliore tradizione di Gotham city.