venerdì 20 aprile 2012

Le gare di burlesque

Ebbene si! I travestimenti delle olgettine non erano rituali decadenti da tardo impero romano ma gare di burlesque. 
Bè certo le battute sulla questione morale diventerebbero facili, però annebbierebbero la prospettiva da cui cerco di dare un’occhiata, che in fondo con la morale preconfezionata dei pdllini più puri  ha nulla a che fare. E dunque, proprio per prevenire quella scontata morale liberalpopulista per la quale ciascuno nel proprio intimo pensa e fa ciò che vuole: ed aggiungerei che nel proprio letto è ancora più vero; pensando poi però di nascondere dietro Santi e Madonne quelle debolezze tutte umane che affogano più nell’opportunismo e nell’ipocrisia di quanto non facciano col vizio e con la leggerezza.
Certo quei Santi non amavano tanta leggerezza, ma in fondo il peccato è un’interpretazione consapevole, che si attenua e persino può dissolvere se dietro a tanta consapevolezza si accoda un’accomodante obbedienza. Forse che i Santi chiedano passiva obbedienza? E magari di fronte a tanta passività sarebbero persino disposti a chiudere un occhio per non vedere quel vizio? Ma poi quale vizio! Forse una debolezza. Accettabile direi perché particolarmente umana come quell’ipocrisia del resto: che fa finta di non vedere se non serve giustificare.
Ed allora facciamo gare di burlesque! In fondo è facile ed ai travestimenti siamo abituati: la politica è l’arte del possibile diceva il Principe, allora basta adeguarsi e stare a guardare perché tanto tutto passa e quindi bisogna solo provare a contestualizzarlo. Ma in questa contestualizzazione Hegeliana in cui l’uno lo si debba rapportare al tutto il fraintendimento non è nella morale spicciola, ma piuttosto nel fatto che quella morale la si debba ogni volta abbassare di livello, pur di giustificare tutta la pochezza cui questa politica ci ha abituati e non perché l’etica cui fa riferimento è cambiata con i tempi. È pochezza e basta. E poco importa alzare la voce per dire io sono diverso, oppure io sono il nuovo, oppure al di fuori di me Limes!
Ed allora le gare di burlesque le fanno gli onorevoli nipotini di Ruby quando costringono il Parlamento ad una sceneggiata napoletana, o i nipotini di celtiche deità che ai cappi mostrati in parlamento poi hanno appeso lauree lingotti e persino diamanti: ma in fondo con i propri soldi ci si fa ciò che si vuole ha tuonato la deità! Eppoi poco importa se camice infuocate e cravatte impossibili calcano la scena con passaggi magniloquenti, perché il messaggio è semplicemente quello della visibilità: in fondo in un sultanato che messaggi si possono ancora dare! Ed allora ci siamo tenuti i sultanati! Qualcuno ha sperato che dessero garanzie: bè a qualcuno le ha date, almeno fino ad ora!
Ma in fondo non era per me, lo giuro sul mio onore! Era un scopo più alto qualcosa che ora non si riesce a capire, ma quando il giudice giudicherà vedrete!  Se necessario, voluto da tutti ed anche dal buon Dio, farò un passo indietro, che proprio un giorno non si debba dire che nonostante il mio nome brutalmente infangato io non abbia provato almeno a pregare. Già! Bisogna essere garantisti. Tutti i Santi lo sono! Ed in particolare quelli socialisti.
La democrazia rappresentativa sta raccogliendo tutte le schifezze che in tanti anni si è lasciata dietro, in fondo bastava essere eletti e quell’idea di rappresentare qualcuno permetteva di scavalcare chiunque, e per primi i propri elettori. In fondo non era nemmeno così complicato farsi eleggere, un po’ di soldi, un po’ di faccia tosta, qualche slogan ben congeniato ed il gioco era fatto: poi è arrivato il momento in cui non era più necessario nemmeno farsi eleggere. Ed ora ci scandalizziamo se ci sono figure incredibili in posizioni incredibili?
Certo sentire l’ex responsabile del personale di Finmeccanica dire che nei consigli di amministrazione delle 18 società che gli gravitavano attorno era costretto a metterci figure spesso imbarazzanti, ormai non fa più impressione, ma lo stesso e forse peggio succede nelle municipalizzate ed in tutte quelle società in cui i partiti hanno sempre avuto un ruolo importante, e dove tutt’ora non è la competenza a dare garanzie, ma l’obbedienza. Ma se per insegnare bisogna essere maestri –di qualcosa- se per fare il medico bisogna essere laureati in medicina, o in ingegneria per fare l’ingegnere: insomma per fare qualcosa bisogna saper fare qualcosa; ma allora il politico che mestiere è! Perché devo fare l’ingegnere se invece per fare il vice presidente di Fincantieri basta fare il buttafuori!
Ed allora perché scandalizzarsi se un Santo ogni tanto ci chiede un fioretto in segno d’obbedienza! Obbedire è un rituale a cui l’ipocrisia regala una via d’uscita, anzi di fuga. In fondo cosa costa! Basta saper parlare, trovare le parole, e magari per qualcuno bastano anche gli slogan pubblicitari. Così facciamo pure le gare di burlesque! E se non bastassero ci sono sempre le vacanze di gruppo.
Ma allora non capisco! Certo! Davvero non capisco. Perché se Dio ti vede anche nel segreto dell’urna, poco importa che quell’urna abbia la forma di un letto o quella di un cervello: ma certo! Sarebbe tutto più facile se avesse quella di un’anima: effimera forse, ma certo più leale.